Che cos’è il decreto sui flussi
Contrariamente alle notizie di stampa, il decreto flussi non è una sanatoria – o regolarizzazione che dir si voglia. È il sistema, oltremodo farraginoso e complicato che – all’art. 3 della legge Turco-Napolitano prima, e Bossi-Fini poi – stabilisce il numero di stranieri che possono entrare in Italia per lavoro.
Ma non basta: per poter emanare annualmente il decreto flussi, è necessario disporre del decreto triennale di programmazione dei flussi – che però non viene emesso dai tempi del governo Prodi. Il decreto annuale, invece, manca dal 2007 (quello del 2008 si rifaceva alle domande presentate nel 2007).
Quindi mettiamo che il nonno di 96 anni, sanissimo e autosufficiente, abbia un ictus improvviso che lo trasforma in una persona dipendente dagli altri 24 ore al giorno, mettiamo che non riusciamo a trovare una persona che lo segua. E’ qui che comincia l’iter per l’assunzione.
Ecco l’elenco delle cose da fare:
- Aspettare l’emanazione del decreto flussi (secondo le notizie di stampa il decreto dovrebbe essere pubblicato a fine dicembre, sembra che i moldavi ammessi all’ingresso siano complessivamente 5200).
- Il trentunesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del decreto in Gazzetta, potremo fare la domanda. Il primo scoglio sarà l’orario: con il nuovo sistema di invio telematico – il cosiddetto click-day – ci si dovrà posizionare davanti al computer un po’ prima delle 8 del mattino, in modo da premere invio alle ore 8 precise (le domande si valutano in base all’orario di arrivo); il secondo scoglio sarà il numero di quote assegnate alla nostra provincia (5200 moldavi in tutta Italia: quanti per la mia regione? E quanti per la mia provincia?).
- Quando tutte le domande saranno inviate (presumibilmente all’inizio di febbraio) si dovrà aspettare che la prefettura analizzi la pratica, verificandone la completezza. A sua volta la prefettura verificherà che non ci siano nella nostra provincia lavoratori/lavoratrici italiane iscritte al centro per l’impiego e disponibili a seguire il nonno. Se dovesse esserci qualcuno ci verrà proposto di assumerlo al posto di Marija e dovremo rispondere entro pochi giorni in modo che la pratica possa proseguire il suo iter; Se diremo di no a eventuali italiane disponibili, la prefettura verificherà con la questura che non ci siano problemi legati a reati (nostri o di Marija);
Se tutto andrà bene saremo convocati per consegnare la documentazione e, se questa sarà corretta e completa, riceveremo il nulla osta da spedire a Marija che si recherà all’ambasciata italiana in Moldova a chiedere il visto d’ingresso.
Se anche in ambasciata andrà tutto bene Marija potrà venire in Italia ad assistere il nonno che, nel frattempo, avrà compiuto 99 anni.
È a causa di tutti questi problemi burocratici che, molto frequentemente, gli stranieri da assumere stanno già lavorando in nero, magari da anni, nella famiglia che li richiede. Il sistema di assunzione qui descritto, infatti, è completamente privo di logica. Chi è disposto ad assumere una persona senza conoscerla? Chi può permettersi di aspettare anni l’arrivo del lavoratore?
Anche la Corte dei Conti, nell’aprile del 2008 ha espresso forti perplessità sul funzionamento del sistema. Ecco alcuni stralci significativi:
[…] La consistenza degli ingressi programmati per gli anni 2005 e 2006 ha manifestato scostamenti assai sensibili rispetto alle domande presentate. […]
L’utilità di riflettere sul ruolo della rete degli sportelli si prospetta anche per valutare se i costi di funzionamento di tali strutture provinciali siano in qualche modo ripagati dall’efficacia dei servizi resi. La riflessione sul ruolo degli sportelli andrebbe inoltre effettuata nell’economia generale del procedimento. […]
La procedura di avvio al lavoro dei cittadini stranieri non comunitari residenti all’estero ha quindi richiesto, in media, oltre 400 giorni decorrenti dalla data delle domande di assunzione (contro i 40 previsti dalla legge). […]
Il disagio prodotto dalla durata dell’esame delle istanze concorre a non escludere che la complessità del procedimento, rivelatosi alquanto faticoso per l’utenza, possa accrescere, anziché reprimere, il fenomeno della clandestinità, e arrecare danni al sistema economico favorendo il lavoro sommerso, l’evasione contributiva e quella fiscale. […]
Basterebbe andare in questura con il contratto di lavoro e la dimostrazione dell’alloggio, e si potrebbe avere il permesso di soggiorno.
O è troppo semplice?
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