Unar ufficio antidiscriminazione

C’è una preoccupante notizia che gira in queste ore. Sembra che la Lega Nord abbia proposto una modifica al cosiddetto “decreto milleproroghe”. Con la scusa del costo eccessivo, la Lega propone di sopprimere l’Unar.

Il primo firmatario, il sindaco di Brescia senatore Mazzatorta, chiarisce però i motivi reali della proposta: “Questi oscuri burocrati abusano del concetto di discriminazione indiretta e pretendono una parificazione totale tra il cittadino autoctono e l’extracomunitario ospite temporaneo”.
L’Unar è stata spesso sollecitata anche dall’Asgi per valutare situazioni di discriminazione da parte di pubbliche amministrazioni (es: legge regionale FVG, comuni di Adro, Montecchio Maggiore, Ciampino, Trieste, ecc.).
E’ importante aver presente che l’Ufficio antidiscriminazione è stato reso obbligatorio da una direttiva europea; sopprimerlo significa incorrere nelle sanzioni che l’UE commina a chi non si adegua alle proprie direttive. Dal sito www.unar.it possiamo leggere le finalità dell’Ufficio:
L’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica (UNAR) è stato istituito con il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, di recepimento della direttiva comunitaria n. 2000/43 CE ed opera nell’ambito del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
UNAR ha la funzione di garantire, in piena autonomia di giudizio e in condizioni di imparzialità, l’effettività del principio di parità di trattamento fra le persone, di vigilare sull’operatività degli strumenti di tutela vigenti contro le discriminazioni e di contribuire a rimuovere le discriminazioni fondate sulla razza e l’origine etnica analizzando il diverso impatto che le stesse hanno sul genere e il loro rapporto con le altre forme di razzismo di carattere culturale e religioso.
In particolare UNAR:
  • fornisce assistenza alle vittime di comportamenti discriminatori nei procedimenti intrapresi da queste ultime sia in sede amministrativa che giurisdizionale, attraverso l’azione dedicata di un apposito Contact center;
  • svolge inchieste al fine di verificare l’esistenza di fenomeni discriminatori nel rispetto delle prerogative dell’autorità giudiziaria;
  • promuove l’adozione di progetti di azioni positive in collaborazione con le associazioni no profit;
  • diffonde la massima conoscenza degli strumenti di tutela attraverso azioni di sensibilizzazione e campagne di comunicazione;
  • formula raccomandazioni e pareri sulle questioni connesse alla discriminazione per razza ed origine etnica;
  • redige due relazioni annuali, rispettivamente per il Parlamento e per il Presidente del Consiglio dei Ministri;
  • promuove studi, ricerche, corsi di formazione e scambi di esperienze, in collaborazione anche con le associazioni e le organizzazioni non governative che operano nel settore, anche al fine di elaborare delle linee guida o dei codici di condotta nel settore della lotta alle discriminazioni fondate su razza o origine etnica.
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