Rose Madder, femminicidi

Scrivo questo post dopo aver sentito che Luigi Capasso, carabiniere di Latina, ha sparato alla moglie ferendola in modo gravissimo, uccidendo poi le due figlie e suicidandosi. Un altro femminicidio, che si va ad aggiungere ad una lunghissima lista.

Per questo propongo l’incipit di Rose Madder, il libro in cui Stephen King descrive la storia di una donna vittima del marito violento da cui riesce, alla fine, a fuggire.

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ursula-k-le-guin, la mano sinistra delle tenebre

Lunedì scorso, all’età di 88 anni, se n’è andata Ursula Le Guin, grandissima maestra in quella che, purtroppo a torto, è considerata una forma di letteratura inferiore: la fantascienza. Voglio ricordarla ripubblicando la recensione di uno dei suoi capolavori. E… Buon viaggio fra le stelle, Ursula!

Odio il capodanno, Gramsci

Antonio Gramsci, 1° Gennaio 1916 su l’Avanti!, edizione torinese, rubrica “Sotto la Mole”

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Continua a leggere

Il tempo di Blanca

Il tempo di Blanca è un libro di Marcela Serrano che ho appena riletto. Bellissimo, come tutti i suoi libri.

 

Ecco l’incipit:

Mia nonna mi insegnò a leggere.
 Mia nonna mi mostrò i libri e mi trasmise il suo amore per loro. Non ebbi scelta. Fu la sua eredità. Mia nonna mi disse che con i libri non mi sarei mai sentita sola.
 Mi insegnò ad avere cura dei miei occhi, fino a farmi sentire padrona del luogo più prezioso, più limpido. Mi spiegò che se mai mi fosse venuto meno l’udito, non sarebbe stata una grave perdita, tutto querllo che valeva la pena ascoltare era già stato scritto e l’avrei potuto riscattare con gli occhi. Mi disse che se mi fosse mancata la voce, non sarebbe stata la fine del mondo. Avrei registrato i suoni dall’esterno senza restituirli e nessuno, tranne me, ne avrebbe sentito la mancanza. Le parole esistevano per essere plasmate: dalle mie orecchie quelle che erano già state concepite, dalle mie mani tutte quelle che potevo inventare. Poi, tralasciando eventuali carenze all’olfatto e al gusto, mia nonna mi disse che se mai fossi stata colpita dalla sordità o dal mutismo non mi sarei dovuta preoccupare perché l’unica, totale mutilazione era la cecità.
 Dovevo prendermi cura dei miei occhi. Solo con quelli avrei potuto leggere.
 Solo quelli mi avrebbero salvato dalla solitudine.

Blanca è una donna di quarant’anni, bella e ricca, sposata con un uomo altrettanto ricco. Le loro famiglie appartengono alla Santiago bene. Ha tutto quello che si può desiderare. Ma una malattia la rende afasica, incapace di parlare, leggere e scrivere, ma non di comprendere tutto quello che le dicono gli altri. Non sopporta la commiserazione, la compassione di chi le sta intorno e le impedisce di fare quello che desidera. Pian, piano, scopre un nuovo modo di comunicare: gli occhi, comincia a parlare con gli occhi. E, per riempire le lunghe giornate vuote che ha davanti, si fa aiutare dalla memoria, cercando di ricostruire quella che era prima.

La storia ci mostra una Blanca che scopre il mondo esterno al suo, così ovattato e protettivo, un mondo esterno dove si parla di desaparecidos, di torture e prigioni. La storia prosegue e ci accompagna nel percorso di recupero della propria storia, che Blanca fa attraverso il recupero lento e doloroso dei ricordi.
Come sempre, Serrano ci restituisce dei meravigliosi ritratti femminili, analizzando in profondità i pensieri, le emozioni e i desideri di Blanca e delle donne che la circondano.L’universo femminile è il tema intorno al quale ruotano i suoi romanzi, perle rare dense di riflessioni sulla vita, l’amore la maternità. come questo:
Le nostre madri hanno fatto tanti sbagli con noi e non le perdoniamo. Abbiamo fatto grandi sforzi per essere diverse, ma falliremo lo stesso, sotto altri punti di vista. Non ti illudere: essere madre e non azzeccarne una con i propri figli è la stessa cosa, anche se cambia la forma a seconda delle generazioni.
Buona lettura e poi ditemi cosa ne pensate!

Il tempo di Blanca

la pioggia

Fa caldo, in quest’ultimo scorcio di settembre. Il cielo dev’essere sceso durante la notte e da allora è rimasto immobile. I cipressi lo sollevano un po’, nel giardino, come il tendone di un immenso circo. Ma, sopra le vigne, ci sono dei punti in cui sfiora il suolo. Sono sicura che le cicale hanno paura: stanno nascoste, non si fanno più sentire.

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