Giornale di Vicenza, ricorso profugo

Ho raccontato più volte le imprecisioni, incompetenza e malafede con cui Il Giornale di Vicenza tratta le tematiche relative ai profughi e richiedenti asilo.

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VicenzaOro, cascate Victoria, Zimbabwe

In copertina vedete le cascate Victoria, nello Zimbabwe. Qui sotto, invece, il Ministro, anzi, per essere precisi, Sua Eccellenza il Ministro delle Miniere e dello Sviluppo Minerario dello Zimbabwe, Walter K. Chidakwa ospite di VicenzaOro, l’esposizione vicentina su oro e gioielli che attira addetti al settore da tutto il mondo, di cui ho già parlato in altre occasioni.

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rifugiati

Oggi voglio proseguire con l’analisi di altri articoli del Giornale di Vicenza per mostrare come sia facile dare un’immagine distorta, folkloristica e falsata di persone ed eventi.

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armi, Pistelli, F 35 basta

Ed ecco le ultime, pessime notizie, in tema di armi, armamenti e guerra.

  • Abbiamo avuto conferme, arrivate dall’estero come sempre, che il governo ha definitivamente acquistato i disgraziati F35, nonostante siano inutili, costosissimi e scassati.

 

  • Abbiamo scoperto che, all’interno delle riforme costituzionali che il Parlamento si appresta ad approvare c’è anche la modifica dell’art. 78, che regolamenta lo stato di guerra. L’articolo attualmente ha la forma seguente: Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari. Con la modifica, quando la stessa sarà definitivamente approvata, l’articolo sarà così riformulato: “La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari”. Ciò significa che la concomitante modifica della legge elettorale permetterà al partito che avrà vinto le elezioni di dichiarare lo stato di guerra da solo. Per capire meglio la portata di queste modifiche è importante sottolineare quello che spiegano i costituzionalisti, è cioè:

(1) In seguito a tale decisione trova applicazione il diritto interno di guerra e si producono alcune deroghe ai principi costituzionali: in particolare, la durata delle Camere può essere prorogata (v.60) e le sentenze dei tribunali militari di guerra non sono ricorribili in Cassazione (v. 111). Poiché la deliberazione e la conseguente dichiarazione dello stato di guerra dovrebbero precedere le operazioni militari implicanti l’uso della forza, qualora ciò non accadesse si dovrebbe ordinare la cessazione di tali operazioni o ricondurle alla legalità attraverso i necessari adempimenti (deliberando, cioè, lo stato di guerra). La cessazione dello stato di guerra, momento essenziale per la disapplicazione del diritto di guerra, può essere deliberata dalle Camere unilateralmente, oppure seguire all’entrata in vigore di un trattato internazionale di pace, la cui ratifica viene sempre autorizzata dal Parlamento (v. 80).
(2) La deliberazione dello stato di guerra concerne soltanto le ipotesi di guerra internazionale fra Stati, non le situazioni di guerra civile interna, cioè quelle situazioni insurrezionali o comunque di grave turbamento dell’ordine pubblico per le quali può risultare necessario proclamare lo stadio d’assedio.
(3) I poteri necessari conferiti possono essere sia di natura amministrativa che legislativa: con riferimento a questi ultimi, si può parlare di delega anomala di poteri, in quanto essa ha natura obbligatoria (il Parlamento «conferisce» e non «può conferire») e non è tenuta a rispettare le condizioni previste dall’art. 76.

 

Hit Show Vicenza, armi

  • Anche Vicenza ha finalmente la sua fiera delle armi! Lo scorso fine settimana, infatti, si è tenuta nella mia provincia la fiera Hit Show 2015. Questo è un settore merceologico che non conosce crisi, nel quale siamo primi al mondo per quanto riguarda l’esportazione di armi leggere (non solo da caccia!). E se per chi ha organizzato la manifestazione questo è un segnale positivo, per chi come me crede nella Pace, tutto questo fa solo tanta paura. E non bastano le rassicurazioni del comunicato stampa diramato a seguito dell’incontro con le associazioni pacifiste: guardate la foto sulla difesa personale qui sopra e ditemi che effetto vi fa…
Chiarezza, giornata rifugiato 2014

Approfitto della Giornata Mondiale del Rifugiato per postare un articolo che ripercorre le vicende legate alla presenza, per poco più di un mese, di 25 profughi del Gambia nel mio paese, Sandrigo in provincia di Vicenza.

L’immigrazione è sempre stato un tema caldo nei nostri territori. Nonostante ci si continui a professare profondamente cattolici e solidali, appena compaiono persone che arrivano da fuori, a Sandrigo cominciano chiacchiericci, brontolii e discorsi razzisti che nulla hanno a che vedere con il Vangelo, l’accoglienza e la solidarietà. L’articolo pubblicato su Sandrigo 30 di maggio non fa che rinfocolare la polemica nata dalla presenza di 25 profughi gambiani (non ghanesi) alloggiati all’hotel Virginia dal 12 aprile che sono rimasti in paese dall’inizio di aprile a fine maggio.

Siccome il tema è complesso è il caso di partire dall’inizio chiarendo chi e quanti sono i profughi, perché fuggono, come funziona l’ospitalità e chi la paga e se davvero ci sono rischi per la nostra salute.

Migranti economici, profughi e richiedenti asilo

Possiamo dividere i migranti in due grandi categorie: i migranti economici, cioè coloro che si recano in un altro Paese alla ricerca di una vita migliore, i profughi, cioè coloro che fuggono da una situazione di guerra, e io richiedenti asilo, cioè coloro che chiedono protezione in un altro paese.

Nel primo caso è necessario seguire la complessa e farraginosa procedura legata al decreto flussi (quando viene emanato dal governo) e alle quote d’ingresso (quando ce ne sono di disponibili); nonostante quello che si dice, infatti, la legislazione italiana non prevede la possibilità di entrare in Italia per cercare un lavoro.

Nel secondo si deve presentare una domanda che sarà valutata da una delle dieci commissioni territoriali per l’asilo. In base alla gravità della situazione personale il profugo potrà ottenere:

  • l’asilo politico in base alla Convenzione di Ginevra se è in grado di dimostrare di aver subito personalmente violenze;

  • la protezione sussidiaria, per chi non è in grado di dimostrare abusi subiti personalmente, ma viene da una zona comunque pericolosa (Siria);

  • La protezione umanitaria, è rilasciata a discrezione della questura su sollecitazione della commissione territoriale, quando il profugo, pur non rientrando nelle due precedenti categorie, necessita temporaneamente di una qualche forma di protezione.

È importante sottolineare che:

  • accogliere i profughi è un obbligo che ci deriva direttamente dall’art. 10 della Costituzione e da tutta una serie di Convenzioni Internazionali e direttive UE che l’Italia ha ratificato e deve attuare;

  • chiedere l’asilo politico significa tagliare i ponti con il proprio paese d’origine (l’ambasciata viene informata della domanda) e non poterci più tornare; significa anche non sapere se la domanda di protezione sarà o meno accolta, rischiando quindi di essere rimandati da dove si era fuggiti;

  • Chi arriva via mare (Lampedusa, Pozzallo, Siracusa, ecc.) ha, nella quasi totalità dei casi, diritto ad una qualche forma di protezione, ma è una minima parte di chi entra in Italia (dal 10 al 15%) perché la maggior parte degli ingressi avviene per via aerea o via terra.

  • I profughi fuggono affrontando uno spaventoso viaggio nel deserto, le torture libiche, il viaggio in mare, perché non hanno scelta. Quando c’è la guerra si scappa più in fretta che si può e si cerca di andare nel posto più vicino.

  • Chi arriva via mare non vuole fermarsi in Italia, ma raggiungere altri Paesi Europei, sia perché lì ha parenti o amici, sia perché sa che l’Italia non è un paese accogliente e sicuro (sentenze non solo di tribunali italiani, ma anche della Corte europea dei diritti dell’uomo che ci ha condannato per i respingimenti in mare voluti da Maroni che non sono ammessi dalla Convenzione di Ginevra).

Il sistema di accoglienza

I profughi sono accolti nei Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA), in attesa di essere identificati e, successivamente, all’interno del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Dato l’alto numero di sbarchi (i dati ministeriali aggiornati al 19 maggio, parlano di oltre 38.000 persone nel 2014), i posti disponibili nei centri Sprar non sono sufficienti. Per questo, all’inizio dell’anno, il ministero aveva inviato a tutti i comuni una richiesta per l’ospitalità dei profughi. Quasi tutti hanno dichiarato di non poter effettuare alcuna ospitalità.

Chiarezza, logo Sprar

Sono state quindi attivate le prefetture: in data 9 aprile il ministero ha emanato una circolare in cui dichiarava il numero di profughi per provincia (quasi dappertutto 50 persone). Il ministero pubblicava inoltre i bandi per le Onlus e gli organismi alberghieri idonei ed interessati ad ospitare gruppi di profughi. Si suppone che l’Hotel Virginia di Sandrigo si sia fatto avanti e questo è il motivo della presenza di quelle 25 persone.

Il costo del vitto e dell’alloggio (pari a 30 euro più Iva) è pagato all’Hotel con fondi che arrivano direttamente dalla tanto vituperata UE (che in molti considerano inutile).

I profughi quindi, contrariamente alle favolette che girano per Sandrigo e non solo da mesi, non ricevono “più di 30 euro al giorno”, ma un pocket money di 2,50 euro in buoni spendibili in locali convenzionati.

Il richiedente asilo o protezione, mentre attende la valutazione della pratica, non può lavorare. Per questo le prefetture erogano i contributi per un massimo di 45 giorni (secondo la legge è il tempo necessario per ottenere una risposta, mentre invece la risposta si ha anche dopo due anni di attesa).

 I presunti rischi per la salute

Per quanto riguarda il cosiddetto rischio Ebola e/o altri virus, stupisce la leggerezza con cui le autorità hanno parlato di rischio contagio e di mancati controlli, pur sapendo che il ministero della salute ha attivato i protocolli necessari e che all’arrivo i migranti sono sottoposti a visite. D’altro canto malattie come l’ebola sono talmente gravi che non permetterebbero a nessuno di attraversare il deserto e poi il mare. Si muore subito. Arrivano i più forti, giovani e sani.

Pensione reversibilità, chiarezzaCosti e ricavi:

Facendo un rapporto tra quanto viene speso annualmente per le politiche di accoglienza e inclusione sociale e gli ultimi dati ISTAT disponibili sulla spesa pubblica al netto degli interessi per l’anno 2011, che è pari a 719 miliardi e 746 milioni, si ottiene un valore pari allo 0,017%. La differenza fra entrate e uscite dà comunque un saldo netto attivo di un miliardo e mezzo che resta nelle casse dello Stato grazie a tasse, contributi e altro che gli immigrati versano.


Gli sbarchi:

In media negli ultimi 9 anni sono sbarcati in Italia 26.000 migranti l’anno.

Solo una parte di queste persone ottiene una qualche forma di protezione. L’Italia pur essendo il primo Paese per quantità di fondi UE ricevuti (14% del totale) è solo all’ottavo posto per quanto riguarda l’accoglienza.

Immigrati ed emigrati (fonte Istat):

Da molti anni ormai diminuisce il numero degli immigrati che arrivano in Italia: il 27% in meno dal 2007, mentre se ne sono andati il 17,7% degli stranieri residenti; sempre per effetto della crisi sta aumentando l’emigrazione italiana: nel 2012 gli italiani che sono andati a lavorare all’estero sono stati 68.000, il 36% in più rispetto al 2011; nel 2013, invece, sono stati circa 82 mila, 14 mila in più rispetto al 2012, il valore più alto degli ultimi 10 anni.

In Italia al 31 dicembre 2013 erano 60.782,668 milioni i residenti, di cui più di 4 milioni e 900 mila (8,1%) gli stranieri. Il saldo naturale, dato dalla differenza tra nati e morti, è risultato negativo per 86.436 unità; continua il calo delle nascite e diminuiscono anche i nati stranieri. Per la prima volta dalla metà degli anni ’70 le cifre ci dicono che gli italiani emigrati hanno superato gli immigrati arrivati in Italia (-43.000 rispetto al 2012).

I richiedenti asilo in Italia e in Europa (fonte Eurostat):

Nel 2013 le domande di asilo o protezione internazionale in Europa sono state 435.000. In Italia invece sono state 27.930

Paese Richieste per milione di abitanti

Svezia

5.700

Malta

5.300

Austria

2.100

Lussemburgo

2.000

Ungheria

1.900

Belgio

1.900

 

 

Tassi inferiori a 100 richiedenti per milione di abitanti si sono rilevati in sette Stati membri: Portogallo (50), Repubblica Ceca (65), Estonia (70), Romania (75), Slovacchia (80), Lettonia e Spagna (95). In Italia le domande sono state 470 per milione di abitante.

Relativamente alle decisioni prese in media nell’Unione Europa il 65% delle domande viene rigettato; nel 2013 in Europa sono state accolte 112.730 domande (che si possono riferire anche a richieste presentate negli anni precedenti).

Richiedenti asilo, lavoro, chiarezza

In Italia, sempre nel 2013, su un totale di 25.245 decisioni (dato che include decisioni su casi pendenti degli anni precedenti): 16.185 sono state positive (64%), 9.060 le respinte (36%).

 I rifugiati in Italia e in Europa (fonte Onu – Alto commissariato Rifugiati):

Nell’intero continente europeo, alla fine del 2008, i rifugiati erano 1,6 milioni, di cui quasi 1,5 milioni nei 27 paesi dell’Unione Europea. Di questi, più di 580mila erano ospitati dalla sola Germania. Norvegia, Germania e Svezia ospitano oltre 7 rifugiati ogni 1.000 abitanti; in altri, come Grecia, Portogallo, Spagna, si conta meno di 1 rifugiato ogni 1.000 residenti. In Italia i rifugiati sono 47mila, pari a 0,7 ogni 1.000 abitanti, ovvero un rifugiato ogni 1.500 residenti circa.