soggiorno a punti, Accordo di integrazione

  Dal sito www.meltingpot.org

Regioni, Province e Comuni criticano l’Accordo di Integrazione

Dopo diversi rinvii per approfondimenti istruttori, la Conferenza Unificata Stato Regioni si è ritrovata lo scorso 26 novembre ad esprimere il proprio avviso sullo Schema di Decreto recante il Regolamento sull’Accordo di Integrazione previsto dall’art. 4-bis, comma 2, del Testo Unico sull’Immigrazione.
Durante la seduta, le Regioni Basilicata, Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Provincia autonoma di Trento hanno espresso parere negativo, con le seguenti motivazioni:
– assenza di un quadro strategico di programmazione e pianificazione delle politiche di integrazione (Documento triennale    Immigrazione) nel quale collocare l’Accordo di Integrazione;
– mancanza di un disegno di sistema, di una definizione chiara della governance tra i diversi livelli nazionali e territoriali e di un piano operativo di attivazione dell’Accordo di integrazione;
– mancanza di un chiaro impegno finanziario da parte dello Stato con conseguente ricaduta dei costi a livello territoriale su  Regioni ed Enti Locali;
– impatto sugli Sportelli Unici Immigrazione con evidente sovraccarico di compiti e impegni che mettono a rischio la qualità  e l’efficienza del servizio ed indeboliscono le funzioni connesse al rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno;
– necessità di garantire il funzionamento dei Centri Provinciali adulti per l’espletamento dei corsi di lingua italiana;
– sottovalutazione complessiva delle competenze delle Regioni in materia in integrazione sociale dei cittadini stranieri
.
Anche l’Anci ha espresso parere negativo, ed insieme ad UPI (Unione Province Italiane) ha sottoscritto un documento tecnico in cui individua nell’Accordo di Integrazione così come disciplinato dal Decreto un’occasione persa ai fini di promuovere percorsi di integrazione per gli stranieri.
Viene denunciata in primis la mancanza di una programmazione complessiva di medio e lungo periodo sul tema dell’immigrazione, dove “l’Accordo non è parte di una visione omogenea delle politiche territoriali, ma inserito in un contesto di forte frammentazione, con servizi e prassi amministrative molto diverse da un territorio all’altro“.
Il documento sottolinea anche che l’Accordo prevede un impegno aggiuntivo per gli Enti locali, ma non destina risorse e strumenti necessari per realizzarlo, compromettendo in tal modo la possibilità degli Enti Locali di attivare ulteriori servizi per l’integrazione rispetto a quelli già in atto, “servizi già a forte rischio di sospensione a causa della perdurante politica di tagli alle risorse degli enti locali“.
Importanti le perplessità contenute nel testo anche rispetto ai destinatari del provvedimento. Anci e UPI lamentano infatti che nello lo Schema del Decreto “non si fa menzione in modo chiaro ed esplicito a quali tipologie di permessi non si applica la pesante sanzione della revoca del permesso di soggiorno e conseguente espulsione. Nella lista degli emendamenti presentati alla Presidenza del Consiglio propongono di ribadire che la perdita integrale dei crediti non comporta la revoca del permesso di soggiorno per gli stranieri titolari di “permesso di soggiorno per asilo, per richiesta di asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari, per motivi familiari, di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, di carta di soggiorno per familiare straniero di cittadino dell’Unione europea, e di tutti i itotlari di altro permesso di soggiorno che hanno esercitato il diritto al ricongiungimento familiare.
Tra gli ulteriori emendamenti presentati, la necessità di organizzare in maniera flessibile le sessioni di formazione, tenendo conto delle esigenze dei cittadini stranieri e dei loro orari di lavoro; la richiesta che la formazione civica sia organizzata successivamente alla verifica della competenza linguistica e che la verifica della competenza linguistica avvenga anche in forma orale.
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