soggiorno a punti, Accordo di integrazione

Dal 15 marzo 2012 è in vigore l’accordo di integrazione.

Di cosa si tratta? Semplice, i cittadini stranieri che arriveranno in Italia da quella data, per chiedere il rilascio del permesso di soggiorno, dovranno prima di tutto stipulare l’accordo allo sportello Unico della Prefettura competente per territorio. In seguito, dovranno frequentare un corso di lingua italiana ed educazione civica e sostenere un test di verifica che permetta di valutare il loro grado di “integrazione”. Attraverso un sistema di debiti e crediti, proprio come per i punti sulla patente, lo straniero potrà dimostrare di essere più o meno integrato. Fanno parte dei debiti (e quindi tolgono crediti) sanzioni penali, ma anche amministrative; l’elenco qui. Per quanto riguarda i crediti, l’elenco è qui.

Risulta chiaro a tutti che questa modalità, più che un accordo (che prevede la stipula di un patto condiviso fra le parti), è un obbligo-capestro che l’Italia impone agli stranieri che intendono lavorare nel nostro Paese. D’altronde, tutta la procedura fa parte del famigerato “pacchetto sicurezza”, che, un po’ alla volta, trova completa attuazione, senza che nessuno si sogni di apportarvi qualche modifica. E in questa situazione, non ci si può aspettare molto di più.

Il sito del ministero dell’interno contiene le istruzioni in 19 lingue diverse; potete trovarle qui. Ovviamente, come sempre, si dà per scontato che gli stranieri siano tutti in possesso di un computer e abbiano estrema dimestichezza nel suo utilizzo (oltre a tempo per farlo). E che, ovviamente, capiscano perfettamente l’italiano, perché, se è vero che l’accordo è tradotto in varie lingue, per accedere al sito bisogno conoscere un po’ di italiano e non è detto che chi è appena arrivato in Italia sia in possesso di queste conoscenze. A meno che non si faccia aiutare, magari dai soliti avvocati che lucrano sulla pelle di chi non sa dove sbattere la testa. Sono anni che l’immigrazione in Italia va avanti così.
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