Giovani

Ho pensato di condividere con voi gli appunti presi durante gli incontri per genitori a cui ho partecipato. Mi sembra ci siano spunti interessanti per tutte le persone che si trovano a vivere l’esaltante e difficile esperienza dell’essere genitore. Relazione di Oreste Benella

Cosa succede agli adolescenti? È un’età di cui si parla, ancora troppo poco, un tempo delicato e difficile per tutta la famiglia. Vediamo in breve come si sviluppa la loro affettività.

Il cambiamento degli adolescenti fino ai 14 anni, riguarda il diverso uso che essi iniziano a fare della casa, vista come un luogo che appartiene anche a loro. Iniziano discussioni infinite con i genitori su orari, abbigliamento eccetera; ci sono i primi interessamenti per l’altro sesso; la ricerca di ritrovarsi con il gruppo dei pari, soprattutto da parte di chi non si trova bene a casa: il gruppo serve per discutere i propri problemi ed infatti, a questa età, aumenta il tempo del dialogo e diminuisce quello del gioco.
Oggi ci troviamo di fronte a un adolescente poco conflittuale che sposta in avanti tante scelte; che non ha un chiaro progetto di vita futura (di cui la scelta della scuola superiore è parte), ma che tende a rimandare.
Nell’età compresa fra i 14 ed i 19 anni, si verifica un grosso cambiamento nell’immagine di sé da parte dell’adolescente; gli esperti parlano di lutto dovuto alla perdita dell’infanzia e conseguente necessità di acquisire un’immagine adulta.
A questa età c’è un grande slancio di natura affettiva che però manca di esperienza. C’è la nascita del desiderio sessuale e l’incapacità di gestirlo. L’energia sessuale non può essere finalizzata solo al sesso, ma deve essere educata, incanalata dall’interno. Bisogna aiutare i ragazzi a capire come gestire questa energia: niente logica di mercato, il tutto e subito che porta a una non elaborazione della cosa. In seguito al pericolo dell’AIDS, è saltato il discorso sulla procreazione responsabile. La totale mancanza dell’elemento affettivo legato al sesso, ha provocato una perdita di responsabilità: dato che il preservativo preclude la gravidanza, non esiste più un problema morale, nessuna possibilità di scelta sulla gravidanza. Dobbiamo essere noi a trasmettere ai figli la nostra cultura sessuale, spiegando le nostre scelte ed i motivi che stanno dietro a quelle scelte.
C’è negli adolescenti la ricerca di nuovi modelli e comportamenti (i modelli familiari vengono modificati con caratteristiche di persone esterne alla famiglia); le prime esperienze di amicizia; il primo innamoramento, che viene definito narcisistico, perché il ragazzo si innamora della parte femminile (o maschile per la ragazza) che c’è dentro di lui proiettata all’esterno. Si tratta di innamoramenti brevi, che durano al massimo 6-7 settimane e servono per capire l’altro sesso, per capire cosa vuol dire voler bene e prendersi cura di un’altra persona.
Nella nostra società, dove i corpi sono comprati, venduti, esposti pubblicamente, c’è da parte dei ragazzi la riscoperta del pudore.
Dato che mancano modelli paritari a casa, non si dà per scontato il rispetto da ambedue le parti. Non si parte dal presupposto che bisogna rispettare comunque una ragazza in quanto persona, ma è lei che deve farsi rispettare; questo modo di pensare è presente anche nel 35-40% delle ragazze.
Il cambiamento dei ruoli nella famiglia, ha portato le ragazze ad acquisire caratteristiche maschili e viceversa.
C’è bisogno di un maggior lavoro educativo a casa e di una maggior stabilità. I ragazzi sono impegnati a scoprire chi sono, rispettando la loro origine e la loro individualità. Il nostro compito generazionale è quello di traghettarli nel futuro con nuovi modelli di riferimento.
– La famiglia deve essere ben strutturata, con ruoli chiari e ben organizzati fra loro. La casa ordinata: ogni cosa al suo posto.
– Bisogna essere se stessi, senza rinunciare alle nostre opinioni, alla nostra originalità, non diventare ciò che vogliono i nostri figli.
Sui giovani
  • Essere genitori, non amici.
  • Non essere fratelli o sorelle maggiori.
  • Niente competizioni con i figli (perché poi i figli sono costretti a fare i genitori al nostro posto); i genitori devono vivere con i genitori ed i figli con i figli.
  • Non dobbiamo vivere una giovinezza che non ci appartiene più, ma vivere la nostra età. Non dobbiamo fare gli adolescenti, ma gli adulti.
  • Non rinunciare ai privilegi della nostra età: coerenza, esperienza, razionalità, anche se questo suscita disprezzo nei figli.
  • Messaggio generazionale: vivere la semplicità, la dignità, la coerenza, senza esibizionismo; vivere con uno stile opaco, ma rigoroso, non appariscente. È un uomo grigio che i figli si porteranno dentro, un uomo in cui sono banditi i grandi discorsi, ma non i grandi gesti.
I figli guardano alle nostre scelte, ai nostri valori: per questo dobbiamo giocare a carte scoperte, senza trasformismi, consapevoli di ciò che passiamo loro con l’esempio; dobbiamo esserci nel momento del bisogno, è necessario che troviamo il tempo per il dialogo: i nostri figli devono sapere che possono fare la loro strada, che è diversa dalla nostra.
È importante anche mantenere i rapporti con la famiglia d’origine conservando però la nostra libertà, senza condizionamenti reciproci (es. il padre quarantenne che dice alla propria madre di 70 anni: “Mamma, ma a 40 anni potrò scegliermi i calzini del colore che voglio io!”).
I nostri nodi sospesi ritornano, a livello consapevole o meno; infatti l‘adolescenza dei figli richiama l’adolescenza dei genitori: questo significa che i problemi avuti da adolescenti (e che non si è riusciti a risolvere), si ripresenteranno quando nostro figlio diventerà, a sua volta, adolescente.
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