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Una valutazione sull’accoglienza nel territorio dell’altovicentino

Dopo l’ottima riuscita della grandiosa manifestazione del 9 ottobre, il dibattito pubblico del 9 dicembre, le decine di assemblee del gruppo, le collaborazioni e gli incontri che abbiamo avuto con altri soggetti che hanno incrociato e coinvolto centinaia di persone, sentiamo il bisogno di cominciare l’anno nuovo con una conferma ed un rafforzamento dell’ esperienza di Altovicentino Accoglie.

Nei mesi scorsi, nel nostro tentativo di contribuire alla creazione di un territorio accogliente e solidale, abbiamo svolto un lavoro quotidiano di indagine, abbiamo stretto rapporti con molti gruppi del territorio che si occupano di fornire e/o diffondere un’idea di Accoglienza Degna e Dignitosa, ci siamo posti dei dubbi e fatti domande per le quali abbiamo cercato risposte.
Infine abbiamo tratto qualche conclusione che condividiamo nel seguito di questo documento.

1. Contro la cattiva accoglienza l’unico antidoto è un’accoglienza dignitosa

Da ormai troppo tempo la parola “emergenza” caratterizza quello che è un fenomeno migratorio che, volenti o nolenti, ci vede coinvolti, essendo il nostro paese un ponte naturale tra il sud e il nord del mondo, da sempre terra di sbarchi e di passaggio.
Il fenomeno migratorio negli ultimi tempi e soprattutto negli ultimi anni ha perduto il carattere di eccezionalità ed è divenuto norma, tanto da non essere nemmeno più notizia se non in casi particolari.
Ne consegue che l'”emergenza” dovrebbe essere disgiunta dalla “gestione” del fenomeno, sia lessicalmente che nella pratica.
Quello che vediamo nel nostro territorio invece è la grande carenza di un sistema di accoglienza integrato, efficiente e standardizzato, basato su programmi certi e non sull’improvvisazione, che riesca a gestire il flusso delle persone, e che abbia come obbiettivi: accogliere dignitosamente, integrare ed educare i migranti a vivere in un paese spesso estremamente diverso da quello di provenienza con tutto quello che ne consegue.
Eppure in Italia esista già un sistema positivo (SPRAR – Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati ) per l’accoglienza dei richiedenti asilo e si sa anche come questo sistema sia virtuoso per i risultati positivi nell’integrazione dei soggetti accolti, per la qualità del servizio e per una gestione economica dei finanziamenti ben definita.
L’opposto in poche parole di quella che invece viene definita la gestione emergenziale che è peraltro la più diffusa, basti pensare che, nel nostro territorio e in generale in tutto il Paese, questo sistema è limitato ed un’eccezione, e non è mai riuscito a diventare un metodo comune per tutte quelle realtà che “fanno” accoglienza anche se per alcune è un modello da perseguire.
Troppo spesso (e qui nell’Altovicentino lo si è visto direttamente), tra amministrazioni chiaccherone, soggetti che si assumono gli incarichi per mero business incamerando i compensi statali, fantomatici comitati di cittadini contro la cosiddetta invasione, cattiva gestione, clima di terrore e paura, decisioni fuori da ogni logica da parte degli organi istituzionali competenti sono all’ordine del giorno.
Si sono creati infatti molti casi di quella che possiamo definire una NON accoglienza.
Assembramenti di centinaia di richiedenti asilo in un unico stabile, dall’oggi al domani catapultati in strutture alberghiere senza un minimo di criterio, spesso disperse ed isolate, messi in quarantena dalla società civile.
Ma fosse “solo” questo.
La denuncia diretta da parte di molti di loro è infatti la mancanza dei servizi e dei diritti minimi da parte di alcuni dei gestori che si sono assunti l’incarico di accogliere queste persone e che questi dovrebbero fornire. Il pocket money, le lezione di lingua italiana, la possibilità di essere accolti in luoghi adatti e dignitosi.
Ma anche la possibilità di muoversi e non essere isolati come spesso accade in rifugi o vecchie strutture alberghiere in pessime condizioni per uno o forse due anni, conoscendo la lentezza burocratica delle procedure per la risposta alla domanda di asilo da parte delle commissioni
Chiediamo a tutti quindi:
chi è il responsabile di questa NON gestione nel territorio dell’Altovicentinto?
Perché la Prefettura e certi amministratori accettano e permettono che queste situazioni di disagio vengano a crearsi?
Che fine ha fatto quel famoso protocolla d’intesa tra comuni e Prefettura che negli intenti da raggiungere si prefiggeva obbiettivi concreti di accoglienza?
Perchè non viene bloccato quello che è un modo di gestire il fenomeno migratorio completamente errato e malsano rinnovandolo con quelle pratiche positive che già si conoscono?
E per quale motivo vengono affidate centinaia di vite umane così facilmente e erroneamente a realtà incapaci e inadatte a gestirle?
Chi controlla che tutti i servizi, che devono per diritto essere garantiti ai migranti, vengano effettivamente applicati e messi a disposizione?
Per quale motivo gli enti pubblici e gli amministratori stessi non cercano di collaborare ed essere soluzione a quelle situazioni di difficoltà?

2. L’indifferenza non ci piace

Crediamo che l’unica risposta alla ghettizzazione, alla sottrazione di diritti, a persone con l’unica colpa di essere migranti alla ricerca di un luogo dove costruire una vita che si possa chiamare così, sia la pratica di un’accoglienza diffusa e in piccoli nuclei, il rispetto dei diritti di queste persone, la loro integrazione nella società e non il loro rifiuto a prescindere (solo gli stolti giudicano prima di conoscere), la trasformazione della gestione emergenziale in una prassi che sia il più possibile se non completamente simile al sistema SPRAR. Insomma un’Accoglienza che possa essere effettivamente efficace.
Pensiamo che il metodo emergenziale debba cominciare ad essere rimesso in discussione nell’immediato e che tutte le pratiche e le soluzioni nocive vadano eliminate.
Non si può più accettare il rimpallo di responsabilità, non si può più accettare la mancanza di diritti fondamentali e di responsabilità di alcuni tra i vari gestori dell’accoglienza.
Siamo a favore di quell’accoglienza Giusta che deve essere messa a disposizione di ogni essere umano e siamo con chi in questi anni, ma anche nell’affrontare una nuova esperienza, ha deciso di intraprendere una strada per costruire un’Accoglienza Degna.
Diciamo questo perché crediamo ci siano vari piani di lavoro e di intervento su questo tema: uno come scritto poche righe sopra, dedicato alla ricerca di dati utili per un’informazione corretta e con lo scopo di scoprire sia gli aspetti positivi che quelli negativi in un’ottica di miglioramento della gestione del fenomeno migratorio; capace questo quindi di fornire le giuste conoscenze per creare spazi di intervento in un’ottica di mantenimento e conquista di diritti (formazione, integrazione, scambio culturale, lotta alle forme di razzismo e alle discriminazione, realizzazione di attività di interesse culturale e sociale).
Il secondo è appunto il piano più pratico, che vede la cittadinanza attivarsi per la costruzione di attività da svolgere per e con i richiedenti asilo (l’esempio più semplice ma anche più efficace che ci piace mettere in evidenza sono i corsi di italiano tenuti da volontari e l’inserimento in attività sportive di alcuni migranti grazie alle possibilità date da alcune Associazioni sportive).
Il terzo ed ultimo, ma non per questo meno importante, è il compito che come Altovicentino Accoglie ci siamo assunti e presi la responsabilità di promulgare, il sentimento che ha fatto si che questo territorio vedesse e veda all’oggi, un continuo lavoro di informazione e di contrasto verso quelle forme di razzismo e di discriminazione che hanno come unico scopo quello di delegittimare la figura del migrante e di sfruttarlo per beceri fini politici, alzando continuamente l’asticella della tensione e dell’odio verso queste persone.

3. Chi soffia sul fuoco

Non a caso questo punto l’abbiamo tenuto per ultimo: proprio perché di fronte a “nuove” dichiarazioni da parte dei sedicenti cittadini spontanei ci teniamo a dire la nostra su quanto sta accadendo nelle ultime settimane in questo territorio ma anche in Europa e che, come spesso accade, vede la strumentalizzazione delle informazioni che ci giungono.
C’è infatti chi etichetta, i sostenitori dell’Accoglienza Degna, di essere “attivisti della sinistra pro-stupri”, dopo i fatti accaduti a Colonia, in Germania.
Ebbene noi rifiutiamo questa impostazione che sposta il tema della violenza di genere su un piano falso, artificiosamente costruito, dove la violenza di genere viene trasformata in volenza etnica-razziale di barbari invasori verso le “nostre” donne.
Non solo non ci stiamo ma anche rispediamo al mittente queste parole di una pochezza inaudita e ricordiamo a tutti che siamo sempre stati in prima fila come singoli cittadini nella sensibilizzazione delle discriminazioni di genere, qualsiasi esse siano, essendo anche questo uno degli argomenti affrontati nel grande tema della migrazione.
Ricordiamo anche che chi ha pronunciato queste vili parole, sono coloro che nel caso di molestie verso ragazze da parte di connazionali si ergono per primi a difensori di questi ultimi (citazioni che hanno offeso ma restano ben salde nella memoria sono appunto “vestiva troppo attillata quella ragazza” o “poteva evitare di mettersi una gonna” o “il suo comportamento era provocante “o semplicemente etichetta le donne come oggetto suo).
Ricordiamo infine sempre a chi si pronuncia sulle notizie di questi giorni rispetto alla vicenda di Recoaro e dell’hotel dato alle fiamme, che non è molto cauto dare giudizi prima che le indagini siano concluse, ma soprattutto che fantomatici comitati sedicenti spontanei come “PrimaNoi”, ben supportati dai media locali e non solo, hanno avuto il compito e sono i diretti responsabili dell’innalzamento di un clima di odio e paura verso l’immigrato.
E questa responsabilità morale non la si può in alcun modo cancellare, sebbene sia purtroppo motivo di vanto tra le fila di costoro.
Anche per questi motivi il nostro lavoro di sensibilizzazione, di informazione, di immaginario e costruzione di una società e un territorio veramente Accogliente continua!
Vi invitiamo tutti quindi alle iniziative che Altovicentino Accoglie ha organizzato per Gennaio:

Mercoledì 20 Gennaio ore 20:15 Malo, Auditorium San Gaetano, Via Chiesa n.36:
PROIEZIONE DEL DOCUFILM E INTERVISTA AL REGISTA DI “Come il peso dell’Acqua” di Andrea Segre.

Giovedì 21 Gennaio ore 20:30 Schio, Csa Arcadia, Via Lago di Tovel n.18:
PRESENTAZIONE DEL LIBRO “Polizia della Frontiera” di Giuseppe Campesi edito Derive Approdi.

Nel 2005 nasce l’agenzia europea Frontex, cui è stato affidato il difficile compito di coordinare l’attività di controllo delle frontiere comuni svolta dalle diverse forze di sicurezza nazionali. Frontex rappresenta uno straordinario laboratorio per le politiche di controllo della mobilità umana nell’Europa contemporanea. Un laboratorio attraverso il quale l’Unione sta concretamente sperimentando un inedito modello di gestione post-nazionale della frontiera. Questo libro rappresenta il primo sistematico tentativo di analizzare dal punto di vista delle scienze politiche, giuridiche e sociali, l’impatto che l’agenzia Frontex ha avuto sulle politiche di controllo delle migrazioni a livello europeo. Esso ripercorre la genesi dell’agenzia e ne descrive in dettaglio il funzionamento concreto, offrendo per la prima volta al lettore italiano un resoconto empirico completo sulla sua struttura e le sue attività. Nel fare ciò, tenta di esplorare il significato che un simile esperimento politico può avere per la geopolitica della frontiera europea, situando la discussione sulla nascita e il funzionamento di Frontex nel contesto del dibattito sul rapporto tra migrazioni, sicurezza e trasformazione dei confini nel mondo contemporaneo.

Altovicentino Accoglie

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