Plovdiv, Alyosha

Venerdì sono andata con un’amica a visitare la collina Bunarjik, dove si trova il memoriale dedicato alle vittime sovietiche della seconda guerra mondiale. Su un piedistallo alto 6 metri, rivestito di granito, è appoggiata l’imponente statua di 11 metri raffigurante Alyosha, nome con cui venivano comunemente chiamati i soldati russi e diminutivo di Aleksey.  Durante la ricerca sulla storia di questa statua ho scoperto moltissime cose ed ora ve le racconto.

La collina ed il monumento ad Alyosha

Suonatore violino, Alyosha Plovdiv

La strada per arrivare in cima alla collina è uno spettacolo, all’inizio  la statua in bronzo di un suonatore di violino ci sorride. Camminiamo in mezzo al verde accompagnate da una brezza fresca e leggera. Quando arriviamo in cima, la mia amica, che è ortodossa osservante e non ama particolarmente il periodo comunista, mi dice: “Qui c’è una buona energia, è un posto in cui si sta davvero bene”.

Il luogo è imponente: ci troviamo davanti da una vasta spianata con, da una parte, un monumento dedicato all’imperatore Alessandro II e dall’altra il monumentale basamento che, appunto, ospita la statua di Alyosha.

Un po’ di storia per capire

Traci, romani, bizantini, ottomani, russi… Sono solo alcuni dei popoli che hanno conquistato e guidato la Bulgaria nei secoli. Gli ottomani, in particolare, l’hanno governata a partire dal 1396. Con la guerra russo-ottomana vinta dai russi  fra il 1877 e il 1878, la Bulgaria ha ottenuto l’indipendenza nel 1879.

Monumento Alessandro II, Alyosha

Durante la II guerra mondiale la Bulgaria, retta da un autoritario regime monarchico, era alleata con i nazifascisti. Come in Italia, anche in Bulgaria sorse un movimento antifascista che fu attivo fra il 1943 e il 1944 e contrastò in tutti i modi la persecuzione degli ebrei. Con l’armistizio del 9 settembre 1944, Sofia ebbe un nuovo governo che si schierò con gli Alleati e a fianco dell’Armata Rossa combattendo fra l’autunno 1944 e il maggio 1945.

Ed ecco che possiamo capire meglio il collegamento fra il memoriale dedicato ad Alessandro II, che ricorda la prima liberazione da parte dei russi, e quello dedicato ad Alyosha, soldato dell’Armata Rossa, che ricorda la seconda liberazione, in un legame ideale fra due liberazioni avvenute in due secoli diversi sempre ad opera dei Russi.

Il memoriale dedicato ad Alyosha è stato installato nel 1954-57 in occasione del 40° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre.

Dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine del comunismo, si è cercato in più occasioni di rimuovere la statua di Alyosha (nel 1989 e nel 1996). Ma questa decisione è stata contrastata e ha portato alla scelta di conservare la statua alla quale si faceva la guardia 24 ore al giorno perché non fosse demolita.

Una curiosità: un soldato di nome Alyosha Skurlatov, appartenente al 3° Fronte Ucraino, fu il modello a cui si ispirarono i costruttori della statua, egli morì nel 2013 a 91 anni.

Ma anche musica e letteratura

Come scrivevo più sopra oltre a tanti episodi storici, ho scoperto che ad Alyosha è stata dedicata una canzone (più sopra il video) di Konstantin Vanshenk e di Eduard Kolmanovski, adottata come inno ufficiale di Plovdiv fino al 1989.

Non solo, il poeta Robert Rozhdestvensky ha scritto per Alyosha la splendida poesia che trovate qui sotto in inglese ed italiano. (tradotto dal russo da Alec Vagapov).

Io vicino alla statua di Alyosha

Monument to Soldier Alyosha in Plovdiv

The view from here is as wide as the ocean,

The horizon is almost dissolved in haze.
Like a guardian angel
Soldier Alyosha
Over Plovdiv-city
Is raised.
Alyosha, the sculptor has made a mistake.
Your looks must have cramped his style
His knowledge of you must have been quite vague
Or, perhaps, it was absolute null.
You look like a boulder, sleepy and gray,
A sort of a dumb rock.
You’re sullen in the stone
While you used to be merry
And were always
Willing to talk…
The haze will fall on the motionless forest
Making it tenderly blue…
Alyosha, now I am almost
Ten years older than you…
I just grew up after the war
But I am courageous enough.
I have seen a lot,
You have seen much more,
You have known the loss of life…
It’s no good to disturb the dead.
I’d better give up. Quit. Lay off…
Instead of asking: “Alyosha, how’s death?”
I ask: “Alyosha, how is life?”
My question may sound strange, pure fluff,
I just have to clear up this thing:
Do I, in fact, live the kind of life
For which you once ceased living?
Believe me,
it’s my constant exam!
I’m taking it all the time.
I look at my own self, with bias
Through your merciless eyes.
And I cannot hide myself from these eyes,
They don’t set my mind at rest…
I have to account for two lives!
I’ve got two hearts in my chest!
No danger will make me fearful or anxious
For a soldier looks into my mind.
Alyosha,
I’m leaving for Russia.
What shall I tell your mama?

La vista da qui è larga come l’oceano,
L’orizzonte è quasi sciolto in foschia.
Come un angelo custode
il Soldato Alyosha
Sopra la città di Plovdiv
È innalzato.
Alyosha, lo scultore ha commesso un errore.
Il tuo sguardo ha annebbiato il suo stile
La sua conoscenza di te deve essere stata abbastanza vaga
O forse era assolutamente nulla.
Sembri un masso, sonnolento e grigio,
Una specie di roccia muta.
Sei cupo nella pietra
Mentre eri allegro
E sempre
Desideroso di parlare…
La foschia cadrà sulla foresta immobile
Rendendolo teneramente blu…
Alyosha, ora sono quasi
Dieci anni più vecchio di te…
Sono cresciuto soltanto dopo la guerra
Ma sono abbastanza coraggioso.
Ho visto molto,
Ma tu di più,
Hai conosciuto la perdita della vita…
Non è bello disturbare i morti.
Sarebbe meglio rinunciare. Smettere. Piantarla…
Invece di chiedere: “Alyosha, come è la morte?”
Ti chiedo: “Alyosha, come è la vita?”
La mia domanda può sembrare strana, pura banalità,
Devo solo chiarire questa cosa:
Voglio davvero vivere il tipo di vita
Per la quale tu hai cessato di vivere?
Credimi!
È il mio esame costante!
Lo porto con me tutto il tempo.
Guardo a me stesso di sbieco
Attraverso i tuoi occhi implacabili.
E non posso nascondermi a questi occhi,
Non danno riposo alla mia mente…
Devo rendere conto per due vite!
Ho due cuori nel mio petto!
Nessun pericolo mi renderà timoroso o ansioso
Per un soldato che guarda dentro la mia mente.
Sto partendo per la Russia.
Cosa dovrò dire a tua mamma?

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