Angelina Zonta

Angelina, 80 anni compiuti il 23 gennaio, operatrice olistica, una figlia cerebrolesa di 48 anni, non ha bisogno di domande per cominciare a raccontarsi: è un fiume in piena, una forza della natura arrivata a «capire il senso della vita e trovare la pace interiore attraverso un’esistenza dura».

Arrivo da lei mentre è con un paziente, nell’attesa mi fa compagnia una musica rilassante, dopo un po’ la signora Angelina mi raggiunge. Dice: «Donarsi e donare agli altri ti riempie la vita e la alimenta: non è tempo perso, ma un tempo speciale che aiuta a vivere bene e capire qual è la strada giusta per noi».

Qual è stata la strada giusta per Angelina Zonta?

«Per me è stato scoprire il lavoro che attualmente faccio, cioè la pranoterapia, il massaggio craniosacrale, lo shiatsu. Ho scoperto tutto questo attraverso mia figlia Alessandra: esperienze forti da accettare e con cui convivere, dure da portare avanti negli anni, alla fine mi hanno donato una meraviglia ed una consapevolezza tali, da andare oltre, regalandomi tanta voglia di vivere».

Ci racconta un po’ di Alessandra?

«Alessandra ha 48 anni, è la terza figlia, dopo Adriano e Miria. Ha avuto grossi problemi alla nascita ed ora è cerebrolesa. Subito non ce ne siamo accorti, ha cominciato a cambiare a 6 mesi: si irrigidiva tutta e gridava. Io e mio marito eravamo preoccupati, pensavamo fosse sorda. Da quel momento sono cominciati gli accertamenti, i controlli, le visite… Essendo cerebrolesa, lei era anche autistica e uno psicologo, una volta, mi ha detto: “Angelina guardi, se lei non si rimbocca le maniche, tirandole su, su, fino in cima, non ce la fa ad aiutare sua figlia. Perché Alessandra è dentro una torre chiusa e senza finestre, non ha vie d’uscita”. Così mi son data da fare con mio marito Bruno. Andare avanti, andare avanti sempre. Fino ai 12 anni non sapeva fare le scale e dovevo portarla in braccio. E quanti anni passati a insegnarle le piccole cose come apri, stringi, prendi! Dai 6 mesi ai 15 anni, a turno, portavamo Alessandra a Vicenza 5 giorni la settimana: 2 volte in piscina, 2 volte dallo psicologo, 1 volta dal logopedista. Dovevo prendere la corriera e il tram: caldo, freddo, nebbia e questa bambina sempre in braccio. Siamo stati fra i primi a trovare il coraggio di inserire un figlio cerebroleso a scuola, Alessandra aveva 15 anni. L’inizio è stato difficile, lei non stava ferma e correva dappertutto; a quei tempi, la scuola non era attrezzata.

Ora va al Caleido, il centro della Cooperativa Margherita. Guai se non avessi ogni giorno il supporto di queste persone meravigliose e molto ben preparate. Perché tu che sei da sola, fai tutto il possibile, ma non hai le forze necessarie per continuare sempre, un anno dopo l’altro. L’idea di studiare mi è venuta quando sono entrata in contatto con i centri di supporto per mia figlia».

Qual è stato il suo percorso di studi?

«Ho cominciato a studiare a quarant’anni come infermiera e ho lavorato dieci anni nell’assistenza domiciliare. Ho fatto tanti corsi di tre o quattro anni: shiatsu, massaggio del corpo e riflessologia plantare, reiki e medicina ayurvedica, massaggio cranio-sacrale e somato-emozionale, per aiutare le emozioni nascoste ad emergere. Ho poi studiato pranoterapia, fatto corsi sull’uso dei colori, la musicoterapia, la gestione di tossicodipendenti ed alcolisti. Con Alessandra ho frequentato un corso di comunicazione facilitata per aiutare i ragazzi ad esprimersi attraverso il computer».

Lei è anche pittrice?

«Sono anche pittrice e questo mi ha aiutata a sopravvivere, perché tante volte mi sonoQuadro di Angelina Zonta trovata in ginocchio a pregare per avere l’aiuto del Signore. Penso che non ce la fai se non hai l’appiglio dell’anima, il mondo non ti regala quello di cui hai bisogno, e ti trovi da sola con te stessa a portare avanti un compito come quello che ho io con Alessandra. I miei quadri parlano di me, mi rappresentano in tante situazioni che ho vissuto o solo immaginato; qui a casa, però, non ci sono i quadri più belli, che sono in mostra a San Pietro In Gù».

E poi è anche rimasta sola…

«Sì, dieci anni fa sono rimasta senza Bruno. Mi sono sentita smarrita in tutti i sensi: da sola, cosa fare con Alessandra… e anche lì ho provato, ho pregato, tutto mi ha aiutato, anche suonare il pianoforte, ho organizzato incontri a casa mia, ho fatto anche l’attrice».

Casa sua è stata anche un luogo di cultura?

«Sì, con l’aiuto di amici organizzavo tanti corsi e seminari: pittura, espressione corporea, biodanza, naturopatia e introspezione. Magari gli altri pensano che sono un po’ pazza, ma tutto questo mi dà modo di evadere con la mente. Io ho imparato a connettermi con me stessa e a non aver paura di quello che faccio e di come sono. A 80 anni non mi sento giudicata, mi sento una persona ancora giovane con delle cose da fare, da studiare e da scoprire. E questa è la mia ultima parola: formulate i vostri desideri, abbiate fiducia, credeteci e non mollate mai in tutte le situazioni in cui vi troverete».

Articolo pubblicato nel settimanale Schio & Thiene Week del 03.03.2018

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