protesta dei lavoratori stranieri, barbarie continua, Logo Asgi, da 20 anni tutela diritti, essere irregolari è ancora reato, rilievi

Il logo che vedete, rappresenta l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione. È un marchio doc per quanto riguarda la tutela dei diritti delle persone più deboli. Lo scorso fine settimana si è tenuto a Genova il seminario: “Percorsi di cittadinanza”.

Dato che quest’anno ricorre il ventennale dalla fondazione, il presidente Lorenzo Trucco ha ricordato brevemente le motivazioni che hanno portato alla costituzione dell’associazione. Trucco ha parlato di un percorso fatto assieme e nato dall’esigenza di capire una materia complessa, interdisciplinare e di notevole difficoltà; tutto questo nell’ottica della difesa dei soggetti più deboli . Lo spirito Asgi vorrebbe unire competenza tecnica, idealità e passione sui valori fondamentali della Costituzione e della Carta dei Diritti dell’Uomo.
L’Asgi si caratterizza per la pluralità di voci che la compongono. I filoni in cui si può suddividere il lavoro dell’associazione sono quello di informazione e studio, che ha dato vita nel tempo alla rivista “Diritto, immigrazione e cittadinanza” e al sito www.asgi.it; attività seminariali di convegni e incontri ora arricchita anche con formazione agli ordini; intervento in giudizio e difesa processuale. L’Asgi è iscritta negli elenchi nazionali delle associazioni che operano nell’immigrazione e contro la discriminazione.

ismailademi

Lorenzo Trucco ha auspicato un RESPIRO INTERNAZIONALE come strumento per superare l’oscurantismo culturale in cui è immersa la società attuale.
Gli interventi successivi hanno visto le relazioni del professor Nascimbene, che ha parlato della legge sulla cittadinanza in Italia, seguito dai rappresentanti delle associazioni di Grecia e Spagna.
La situazione per l’Italia è sconfortante, al punto che il prof. Nascimbene sottolineava quanto la legge del 1912 fosse più moderna di quella attuale del 1992 (e anche delle modifiche di cui si sa discutendo in Parlamento) in quanto prevede una residenza di 5 anni per poter chiedere la naturalizzazione.
 Ma la cosa davvero grave è che, secondo la relatrice Bartolini, la cittadinanza rappresenti non “un mezzo per una migliore integrazione, ma la conclusione di un percorso di integrazione già compiuto”, mentre invece è vero il contrario.
Hanno poi parlato Ismail Ademi di Arezzo, e Queenia Pereira de Oliveira, appartenenti alla rete G2, i cosiddetti ragazzi di seconda generazione. Figli di immigrati, ma che non hanno fatto alcun percorso migratorio in quanto sono nati in Italia o vi sono arrivati da piccoli. Secondo loro l’Italia è un paese che, giuridicamente, regredisce. Gli immigrati si ritrovano problemi che non hanno creato loro (esempio ne sono i vari dibattiti su: quale storia italiana? Come scrivere i libri di scuola? Quale religione? ecc.). Viene loro chiesto di uniformarsi e diventare “italiani”, ma che cosa si intende per “italiano”? Chi è davvero italiano? Chi ha la patente di italianità? Questi ragazzi, che hanno ormai l’età per avere a loro volta figli (le terze generazioni, che saranno, anche loro, straniere), che conoscono Leopardi  meglio di noi, sono ormai stanchi di sentirsi dire: “Ma come parli bene l’italiano!”.

Queenia Pereira de Oliveira
Purtroppo la cittadinanza italiana è un sogno ancora troppo lontano, e paradossalmente impedisce loro la vera e completa integrazione che lo stato italiano pretenderebbe (certe cose si possono fare solo se in possesso di status civitatis).

Le relazioni della Grecia e della Spagna hanno messo in risalto quanto l’Italia stia arretrando anche rispetto agli altri paesi UE e quanta strada ci sia ancora da fare.
In Grecia c’è una nuova legge sulla cittadinanza: se una coppia è residente da 5 anni e ha un figlio, il bambino dopo due anni dalla nascita ottiene la cittadinanza; altrimenti bastano 6 anni di scuola; le prime generazioni, invece, possono fare domanda dopo 6 anni. C’è anche la possibilità di partecipare alle elezioni amministrative.
 Secondo la rappresentante spagnola, la cittadinanza è la capacità dell’Unione Europea di favorire l’integrazione degli immigrati. Nonostante messaggi contraddittori e decisioni locali razziste e xenofobe, la Spagna ha una legislazione più avanzata rispetto all’Italia. La nuova legge di fine 2009 (che incorpora in sè la giurisprudenza e le direttive UE) dà agli stranieri il diritto di associazione, riunione sindacale e sciopero, istruzione, assistenza giuridica gratuita, ricongiungimento familiare (anche coppie di fatto), prevede facilitazioni particolari per donne vittime di violenza e minori non accompagnati.
In Spagna tutti gli stranieri privi di documenti, sono iscritti in speciali registri che permettono loro di avere l’assistenza sanitaria e l’accesso all’istruzione; non solo, dopo alcuni anni, c’è la possibilità di essere regolarizzati (ora ristretta soltanto a chi fa lavori per cui non ci siano spagnoli disponibili) attraverso il meccanismo del “radicamento sociale”.
Anche l’aumento della permanenza nei Centri di detenzione per irregolari (passato da 40 a 60 giorni) è ben lontano dai 6 mesi previsti dalla legge italiana.
Tutto questo significa che per i soci ASGI il lavoro è appena iniziato. Basteranno altri vent’anni per colmare la distanza dagli altri paesi UE? L’articolo de “Il fatto quotidiano“.

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