protesta dei lavoratori stranieri, barbarie continua, Logo Asgi, da 20 anni tutela diritti, essere irregolari è ancora reato, rilievi

La mancanza di norme chiare sull’accoglienza genera gravi conflitti sociali

Solo attraverso un effettivo programma di accoglienza diffuso ed integrato, adeguato al numero dei richiedenti asilo, sarà possibile superare la gravissima situazione attuale caratterizzata da enormi squilibri tra un territorio e l’altro e dalla fuga di responsabilità di molti amministratori locali.

L’ASGI condanna con forza le violenze contro i richiedenti asilo avvenute sia a Treviso che a Roma, dove gruppi di dichiarata ispirazione neofascista hanno abilmente strumentalizzato le paure e il disagio della popolazione residente.
Se nessuna violenza contro persone giunte nel nostro Paese in fuga da guerre e persecuzioni può essere  mai tollerata, gli episodi accaduti a Roma e Treviso,  pur nella loro diversità,  vanno comunque tenuti in considerazione perché mettono in luce le gravi carenze del sistema di accoglienza vigente.
Occorre ricordare che la Costituzione italiana, le norme internazionali e dell’Unione europea impongono di garantire il diritto alla vita e il diritto all’incolumità personale di chiunque e il diritto di asilo nel territorio della Repubblica degli stranieri ai quali nel loro Paese non sono effettivamente garantite le libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana.

La percentuale di rifugiati per abitante in Italia è dello 0,11%  (dati Eurostat 2014), ciò che rende evidente come non ci sia alcuna emergenza reale nell’accoglienza dei richiedenti asilo nel nostro Paese.

Il problema non è quindi il numero di persone,  ma tutte le emergenze derivano dalla perdurante sottostima del numero di richiedenti asilo e dalla mancata programmazione di un sistema di accoglienza diffusa ed integrata sui territori che eviti eccessive concentrazioni e non riproduca logiche di segregazione sociale.asgi sui fatti

Per costruire un effettivo sistema di accoglienza integrata è necessario un maggiore coraggio riformatore.

In tal senso va anche l’orientamento del Governo, contenuto nello schema di decreto legislativo di recepimento della Direttiva 2013/33/UE (accoglienza).
Sostenere sistemi territoriali di accoglienza integrati attraverso la partecipazione degli enti locali è una strada positiva da sempre sostenuta da ASGI e ripresa nei giorni scorsi nel parere espresso su tale schema dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica.
L’accoglienza dei richiedenti asilo non si dovrebbe fondare  più su un limitato numero di posti all’interno di progetti spontanei degli enti locali (come accade oggi nello SPRAR, sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), e che , in mancanza di altri posti, sull’accoglienza casuale ed emergenziale disposta dai prefetti anche con provvedimenti di requisizione. Va, invece,  previsto un trasferimento di funzioni amministrative ai comuni per la gestione dei programmi di accoglienza e protezione dei richiedenti asilo e di integrazione sociale dei rifugiati, secondo i principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione, ai sensi dell’art. 118 della Costituzione, con un permanente finanziamento integrale da parte dello Stato dei relativi costi come prescrive l’art. 119 Cost.

Solo attraverso un effettivo programma nazionale di accoglienza diffusa ed integrata dotato di un numero di posti stabili non inferiore al numero di richiedenti asilo che ogni anno giunge in Italia e che coinvolga l’intero territorio nazionale e l’intero sistema delle autonomie locali sarà possibile superare la gravissima situazione attuale caratterizzata da enormi squilibri tra un territorio e l’altro e dalla fuga di responsabilità di molti amministratori locali (meno del 10% dei comuni italiani partecipano al programma di accoglienza ordinario – lo SPRAR – e la maggior parte di essi sono del Sud).

La mancanza di posti di accoglienza stabili e dignitosi in un numero adeguato e di regole chiare consegnano i richiedenti asilo all’improvvisazione e creano l’emergenza sui territori locali . È in questo contesto di mancata regolazione che prendono corpo delle scelte, come nel caso di Treviso e della periferia di Roma, chiaramente irragionevoli e foriere di conflitto sociale.

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