Ban Ki-moon

La Stampa presenta un’intervista a Ban Ki-moon, segretario dell’Onu: “Sbagliato colpire i barconi in Libia, aiutiamo i profughi”

Il segretario dell’Onu afferma che non esiste una soluzione militare, ma si deve dare asilo a chi fugge dalle guerre.

 

Finalmente parole di buonsenso dopo gli sproloqui dei giorni scorsi.

Ban Ki-moon afferma che è “cruciale che la concentrazione di tutti sia su salvare le vite, inclusa l’area libica delle operazioni di ricerca e soccorso, che è quella da cui vengono la maggioranza delle richieste di aiuto. La sfida non riguarda solo il miglioramento dei soccorsi e dell’accesso alla protezione, ma anche assicurare il diritto all’asilo del crescente numero di persone che in tutto il mondo scappano dalla guerra e cercano rifugio. Non c’è una soluzione militare alla tragedia umana che sta avvenendo nel Mediterraneo. È cruciale un approccio complessivo che guardi alla radice delle cause, alla sicurezza e ai diritti umani dei migranti e dei rifugiati, così come avere canali legali e regolari di immigrazione. Le Nazioni Unite sono pronte a collaborare con i nostri partner europei a questo fine”.

Una bella differenza rispetto a quanto hanno deciso al consiglio europeo sull’immigrazione!

In Italia, invece, l’attivista Nawal Soufi è  entrata nel Centro di Prima Accoglienza (CPA) di Pozzallo nel ragusano ed ha registrato i racconti dei richiedenti asilo (fra i quali ci sono donne e bambini), quasi tutti siriani e palestinesi i quali sostengono di “essere stati picchiati con la corrente elettrica” per forzarli a rilasciare le impronte digitali. Sappiamo che, in base alla convenzione di Dublino, il richiedente asilo può fare domanda nel primo paese in cui arriva: solo che loro non vogliono fermarsi in Italia e quindi si rifiutano di farsi identificare. Chissà cosa ne penserebbe il segretario dell’Onu, se lo sapesse!

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