seconde generazioni, obiettivo raggiunto

Nei giorni scorsi il dibattito sull’immigrazione e la cittadinanza alle seconde generazioni, si è riacceso in seguito all’intervento del Presidente della Repubblica.

Giorgio Napolitano aveva dichiarato: “Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un’autentica follia, un’assurdità”. La legge sulla cittadinanza n. 91 del 1992 è stata emanata pensando soprattutto agli italiani emigrati all’estero; la presenza dei migranti era ancora ridotta in quegli anni, si attestava, infatti, sulle 649.000 unità circa.

Quello che è importante sottolineare, è che i ragazzi nati in Italia non sono immigrati per il semplice motivo che non hanno fatto nessun percorso migratorio da un altro Paese verso l’Italia, ma sono nati qui. La loro situazione è quindi molto diversa da quella dei loro genitori che, per amore o per forza, hanno deciso di trasferirsi in un altro Paese.

Il fatto però che la legge italiana li consideri stranieri, crea loro moltissimi problemi. Prima di tutto il dover continuamente rinnovare il permesso di soggiorno, dimostrando ogni anno tutta una serie di requisiti legati alla famiglia, al reddito dei genitori, alla frequenza della scuola o al possesso di un contratto di lavoro. Alcuni di questi giovani, sono qui da talmente tanto tempo che si sono già sposati ed hanno avuto dei figli (la terza generazione); ebbene, anche questi bambini, per lo stato italiano, sono stranieri, e devono essere portati periodicamente in questura a rinnovare il permesso di soggiorno e lasciare le impronte digitali.

Come se ciò non bastasse ci pensa la burocrazia a complicare ulteriormente le cose. In settembre, il ministero dell’Interno ha emanato la circolare n. 6786. La circolare dice che uno studente straniero che abbia terminato con profitto l’università, e non prosegua gli studi iscrivendosi a un master o a un dottorato, potrà restare in Italia soltanto se avrà trovato lavoro prima della scadenza del permesso di soggiorno. Il permesso di soggiorno per motivi di studio ha una validità annuale e la data di scadenza è quella del temine del corso di studi. Dato che le attuali possibilità lavorative sono piuttosto scarse per tutti, è facile immaginare che saranno veramente tanti i ragazzi nati in Italia che se ne dovranno andare, da soli perché i loro familiari resteranno qui, in un paese che per loro sarà, quello sì, davvero straniero e di cui magari neppure conoscono la lingua.

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