Jean-Jacques Rousseau: “Confessioni”

Mi accingo a un’impresa che non conosce esempi e che non conoscerà imitatori. Voglio mostrare ai i miei simili un uomo in tutta la verità della propria natura, e quell’uomo sono io.

Io solo. So leggere nel mio cuore e conosco, gli uomini. Non son fatto come nessuno di quanti ho visto; oso credere di non messer fatto come nessuno di quanti esistono; se non valgo di più, sono almeno diverso. Se la natura abbia fatto bene o male a infrangere lo stampo in cui m’ha foggiato, lo si potrà giudicare solo dopo avermi letto.
Che la tromba del giudizio universale echeggi pure quando vuole; verrò a presentarmi con questo libro in mano davanti al sommo giudice, e dirò a voce alta: «Ecco quel che ho fatto, come ho pensato, ciò che fui. Ho riferito il bene e il male con la medesima schiettezza; non ho taciuto nulla di cattivo, non ho aggiunto nulla di buono, e se mi è accaduto di ricorrere a qualche lieve ornamento, non l’ho fatto che per colmare un vuoto della memoria. Posso aver supposto vero ciò che secondo me avrebbe potuto esserlo, mai ciò che conoscevo per falso.
Mi sono descritto quale fui davvero: vile e spregevole quando tale sono apparso; buono, generoso, sublime quando cosi sono stato: ho espresso il mio intimo quale tu stesso hai visto, Essere supremo.
Raduna intorno a me la schiera sterminata dei miei simili; che ascoltino le mie confessioni, e gemano delle mie indegnità, arrossiscano delle miserie mie.
Che ciascuno di loro scopra a sua volta il cuore ai piedi di questo trono con altrettanta sincerità; e che uno solo ti dica, se può: “Io fui migliore di costui”.

Jean-Jacques Rousseau: “Confessioni”

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