Effetto farfalla

Effetto farfalla, cioè: “Il battito d’ali di una farfalla in Brasile può scatenare un uragano in Europa“; questa frase è spesso usata per parlare delle reazioni a catena provocate da azioni apparentemente innocenti e senza conseguenza. A me la metafora serve per approfondire alcuni temi in questo blog.

Per essere sicura della fonte, della correttezza della notizia e per conoscere la genesi di questo modo di dire mi sono un po’ documentata. E come sempre quando si va in cerca di informazioni, sono rimasta stupita: matematici, fisici, scrittori di fantascienza, meteorologi, studiosi di informatica… Moltissime persone si sono interessate al fenomeno che ha fornito perfino il materiale per un’avventura di zio Paperone.

Detto tutto questo riprendiamo ad approfondire la questione in ordine cronologico. Il primo in assoluto a parlare del tema è stato il matematico, logico, informatico prima che l’informatica fosse inventata, Signor Alan Turing. Nel suo saggio: “Macchine calcolatrici e intelligenza” egli sostiene che: “Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza“.

A questa prima affermazione ha fatto seguito, nel 1952, un racconto di fantascienza del grandissimo scrittore Ray Bradbury: “A Sound of Thunder” (il risveglio del tuono). Nel racconto si narra di viaggi nel tempo con una macchina apposita e dell’attenzione che è necessario porre perché:

Uccidendo un animale, un uccellino, uno scarafaggio o anche un fiore, potremmo senza saperlo distruggere una fase importante di una specie in via di evoluzione. (…) Supponiamo di uccidere un topolino qui. Ciò significa che tutte le future famiglie di questo particolare topolino non potrebbero più esistere (…). Per ogni dieci topolini che non ci sono, muore una volpe. Se mancano dieci volpi, un leone muore di fame. Se manca un leone, innumerevoli insetti, avvoltoi, quantità infinite di forme di vita piombano nel caos e nella distruzione (…)“.

Nel 1963 il fisico Edward Lorenz presentò un testo sul tema alla New York Academy of Sciences; un meteorologo sostenne allora che “se le teorie erano corrette, un battito delle ali di un gabbiano sarebbe stato sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre“. In seguito Lorenz approfondì la teoria che, nel 1979, fu così presentata: “Il battito delle ali di una farfalla in Brasile, a séguito di una catena di eventi, può provocare una tromba d’aria nel Texas“.

Tutte queste considerazioni e teorie, supportate da fior di equazioni matematiche che non intendo assolutamente trascrivere qui, hanno dato vita alla teoria del caos e a svariati studi e approfondimenti in molti ambiti. Il racconto di Bradbury è divenuto un film e un fumetto.

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