Cromador

Sandrigo è interessata dal 2010 dall’attività industriale della ditta Cromador, dove si fa uso di cromo esavalente per lavori di cromatura e verniciatura a polveri, al punto da essere iscritta nell’Inventario Nazionale degli Stabilimenti a Rischio di incidente Rilevante in base al D.Lgs. 334/99 e s.m.i. presso il ministero per l’ambiente.

(Nota: alla fine dell’articolo un aggiornamento)

La prima premessa da fare è che non siamo in possesso di tutta la documentazione, veramente difficile da recuperare; la seconda è che sarà una lunga storia costellata di silenzi, omissioni e proroghe. Nel novembre 2012 la Cromador comunica all’amministrazione comunale il superamento dei limiti massimi di cromo esavalente in due dei pozzi. Erano due i valori di cromo fuori norma, rispettivamente di 18 e di 35 microgrammi, mentre il parametro massimo fissato per legge è di 5 microgrammi. Questo ha portato l’amministrazione a comunicare in via informale alle aziende della zona industriale di non usare l’acqua dei pozzi artesiani.

A causa della pericolosità della sua attività, l’azienda ha per legge di stilare annualmente dei piani di rischio. Il 17.10.2013 la Cromador chiede una proroga nella consegna dei piani, motivandola con una crisi aziendale che l’ha costretta a mettere in CIG i dipendenti. L’amministrazione accetta e la documentazione viene consegnata con sette mesi di ritardo.

Il 28.11.2014 si tiene poi la Conferenza dei Servizi nella sede della provincia di Vicenza: alla ditta Cromador è chiesto di:

  • monitorare le attività di messa in sicurezza dei tre pozzi Pz1, Pz2, Pz4;
  • presentare entro 3 mesi una soluzione alternativa allo scarico in fognatura delle acque di emungimento.

Un silenzio di tomba dura fino al 4 marzo 2016 quando il consigliere di opposizione Simone Contro (M5S), presenta un’interrogazione scritta sull’inquinamento a Sandrigo. La risposta dell’amministrazione sulla situazione, durante il consiglio comunale del 31.03.2016, è che l’Arpav, veva inviato alla Cromador due diffide ad adempiere, prima nel 2013 e poi nel 2015, per “superamento qualitativo e quantitativo degli scarichi in fognatura” ma che le acque di emungimento continuavano ad essere scaricate in pubblica fognatura afferente al depuratore di Via della Repubblica. L’amministrazione non ha tuttavia ritenuto di fare nulla e la stessa opposizione è rimasta inerte.

Si arriva dunque al 2019. Il 25 gennaio, nella sede della provincia di Vicenza, si concorda l’urgenza di una bonifica del sito (dal 2012 sono passati 7 anni!); il 5 marzo l’amministrazione invia diffida ad adempiere alla Cromador: la ditta chiede una proroga fino al 6 maggio e il comune gliela concede (concedere una proroga ad una diffida ad adempiere, è un ossimoro giuridico!). Il 6 maggio la Cromador presenta il progetto di bonifica. Succede però che il 2 aprile la ditta aveva fatto richiesta di Concordato preventivo, una procedura del diritto fallimentare italiano per tentare il risanamento dell’attività, evitando il fallimento. Il 15 maggio il tribunale ha accettato la richiesta.

Il comune convoca dunque per il 31 maggio la conferenza dei servizi decisoria. All’incontro gli enti ritengono di sospendere la seduta chiedendo:

  • che vengano inserite delle valutazioni in merito alla contaminazione da nichel e al suo trattamento/bonifica;
  • che, relativamente al progetto di bonifica, sia valutata la possibilità di scarico sulle acque superficiali;
  • che, in merito al concordato in bianco della ditta, venga prodotta documentazione che dimostri che la ditta è in grado di produrre polizza fideiussoria a garanzia degli interventi che la stessa si impegna a fare;
  • che venga effettuato a breve un campionamento su tutti i piezometri presenti in sito, inserendo come parametri metalli, idrocarburi e PFAS.

Tutto questo dev’essere fatto dalla Cromador entro 45 giorni. L’11 luglio il tribunale di Vicenza dichiara ufficialmente il fallimento della ditta Cromador, così il sindaco di Sandrigo, il 7 agosto, emana un’ordinanza contigibile e urgente per la messa in sicurezza ambientale della stessa. Il perché è presto detto: il 24 luglio lo studio che si occupa della vicenda comunica che “ogni attività prodromica alla bonifica in corso veniva immediatamente interrotta dall’azienda”. Non c’era più l’energia elettrica per cui la barriera idraulica e tutte le attività legate alla messa in sicurezza in emergenza erano saltate. L’amministrazione comunale ha quindi dovuto provvedere a pagare l’attivazione di un gruppo elettrogeno che fornisse elettricità al sistema di depurazione e alle pompe. Queste prime spese ammontavano a 10.400€ circa. Il sindaco Giuliano Stivan, nell’agosto 2019, dichiarava al Giornale di Vicenza: «Assegneremo poi a uno studio la supervisione tecnica e operativa del sistema di controllo e della depurazione. Affideremo anche la realizzazione di un piano per la bonifica: sarà importante la valutazione inerente lo svuotamento della vasche con i liquidi che contengono. Questo passaggio potrebbe rivelarsi uno dei punti più costosi della bonifica». E durante un consiglio comunale dichiarava che la somma potrebbe ammontare a 100.000 €.

E siamo arrivati a dicembre 2020. Il curatore fallimentare comunicala rinuncia alla liquidazione del compendio immobiliare e dei beni relativi alla ditta Cromador e la derelizione dei beni stessi”. Questo significa che nessun creditore trae vantaggio nell’ottenere, a pagamento dei propri crediti, un bene che richiederà costi di bonifica spropositati. In questi casi, si restituisce al proprietario il bene. Il responsabile all’ecologia del comune dr. Giuseppe Reniero emana un’ordinanza perché il legale rappresentante della Cromador attui ciò che era stato loro imposto prima del fallimento. Preoccupa leggere che un sopralluogo effettuato da Comune, Arpav e Vigili del Fuoco a fine 2019 evidenziasse: uno stato di ammaloramento e degrado generale delle strutture, nonché la presenza di rifiuti di varia natura a potenziale rischio ambientale in caso di perdite e fuoriuscite. Una storia che va avanti da otto anni senza che i responsabili della salute pubblica abbiano agito in difesa della salute dei cittadini.

Questa vicenda, già gravissima, pericolosa e preoccupante per tutti noi, diventa ancora più grave in quanto scopriamo che la regione Veneto farà costruire un bacino di laminazione vicino all’Astico. Lo stesso sindaco di Sandrigo ha dichiarato: “Se le acque dell’Astico intercettassero, a nord, qualche sostanza inquinante, questa verrebbe portata fino a qui e finirebbe nelle falde sottostanti, dalle quali proviene l’acqua che beviamo”.

Il bacino di laminazione, verrebbe a trovarsi vicino alla zona industriale all’acquedotto e… alla Cromador.

Ho pubblicato questo articolo, che ripercorre la storia della ditta Cromador fin dagli inizi, su “Sandrigo 30” di dicembre 2020.

 

Aggiornamento del 20 gennaio 2020:

A questo link trovate l’articolo del Giornale di Vicenza sulla vicenda. Spicca la dichiarazione del sindaco, il quale ha dichiarato che, per la bonifica provvisoria, abbiamo già speso 50.000 €. Sorprende che il giornalista non gli abbia chiesto conto del silenzio durato 8 anni, durante i quali avrebbe potuto far valere i diritti della cittadinanza, obbligando la Cromador ad effettuare le bonifiche necessarie da subito.

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