F 35 Leonardo, vignetta di Mauro Biani

I Joint Strike Fighter, cacciabombardieri atomici noti con il nome di F 35, sono considerati “essenziali e vitali” in questa Italia in quarantena causa coronavirus. Per questo ieri, a Cameri, è ripartita la loro costruzione. L’ho scoperto stamattina con uno stupore sbigottito misto a rabbia e impotenza di fronte all’incapacità della nostra classe politica tutta di agire per il nostro bene.

Mentre noi siamo chiusi in casa non si sa per quanto, mentre combattiamo ogni giorno con l’assurda burocrazia che ci cambia l’autocertificazione ogni 3 giorni, senza tanti strombazzamenti, il governo ha fatto un gran regalo alle industrie di morte, quelle cioè che fabbricano armi, più precisamente alla Leonardo, che produce i maledetti e scassati F 35.

Il nostro governo, infatti, ritiene il settore militare strategico – sì avete letto bene, non il settore sanitario, ma quello militare. Il perché mi sfugge, come mi sfuggono le continue giravolte dei vari partiti politici che in passano avevano spergiurato di voler chiudere il contratto con la Lockheed Martin. Ha perciò dato carta bianca alla controllata statale Leonardo e alle altre aziende affiliate AIAD (Federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza). La lettera è stata firmata dal Ministro della Difesa On. Lorenzo Guerini e dal Ministro dello Sviluppo Economico On. Stefano Patuanelli. Essi hanno scritto, fra le altre cose che “è stata riconosciuta la strategicità e, più in generale, l’apicale importanza, per il nostro Paese, delle imprese operanti nei suddetti settori industriali, imprese la cui attività produttiva, anche in un momento altamente critico e quello che stiamo affrontando, si è comunque deciso di tutelare appieno”. Le aziende sono quindi invitate “in uno spirito di collaborazione e leale cooperazione” a considerare “l’opportunità che le società e le aziende federate all’interno di AIAD, nel proseguire la propria attività, possano concentrare l’operatività sulle linee produttive ritenute maggiormente essenziali e strategiche e, di contro, rallentare per quanto possibile l’attività produttiva e commerciale con riferimento a tutto ciò che non sia ritenuto, del pari, analogamente essenziale”.

Ciò significa che l’azienda Leonardo è libera di ripartire decidendo quali linee di produzione devono restare aperte senza un preventivo accordo con governo o parti sociali. Semplicemente può fare ciò che vuole.

Significa anche che per il nostro governo non è essenziale e fondamentale fornire gli ospedali di tutti i presidi sanitari necessari a curare le persone, ma continuare a costruire un cacciabombardiere atomico (quindi un’arma di attacco, non di difesa!).

Ricordo che il costo di un solo casco per il pilota di un F 35 è di 400.000$. Quanti respiratori potremmo comprare con quei soldi?

Spesa sanitaria in diminuzione, spesa militare in aumento

Ancora, mentre si registra una costante diminuzione nella spesa sanitaria (passata da oltre il 7% del PIL a meno del 6,5%), la spesa militare ha visto un aumento dall’1,25%  del PIL nel 2006 all’1,40% attuale che, per il 2019, corrisponde a 25 miliardi di euro.

Qui sotto il comunicato stampa di Campagna Sbilanciamoci! – Rete italiana per il Disarmo e Rete della Pace

Da oggi è ripartita nello stabilimento di Cameri la produzione dei cacciabombardieri F35.

Nonostante le richieste di questi ultimi giorni delle nostre campagne e reti, da associazioni ed organizzazioni della società civile il gruppo Leonardo ha deciso – sfruttando il consenso preventivo e “in bianco” ottenuto dal governo – di riaprire lo stabilimento di assemblaggio e certificazione finale in provincia di Novara, con circa 200 operai presenti.

È inaccettabile che – rischiando di far ammalare centinaia di lavoratori – sia stata presa la decisione di continuare le attività industriali relative a un cacciabombardiere d’attacco che può trasportare ordigni nucleari: non è certamente una produzione essenziale e strategica per il nostro Paese, in particolare in questo momento di crisi sanitaria.

Leonardo fornisce come motivazione il rischio che – in caso di sospensione delle attività – si possano perdere commesse e posti di lavoro. Giustificazioni risibili e poco realistiche: le commesse in corso sarebbero solo sospese ed inoltre con tutto il mondo fermo per coronavirus è difficile ipotizzare che si realizzino fantomatiche cancellazioni motivate da semplice ritardo. Ne deriva dunque anche la falsa motivazione legata alla perdita di posti di lavoro, che invece è il solito stratagemma del “ricatto occupazionale” da sempre utilizzato dall’industria militare. E comunque si tratterebbe dello stesso rischio che stanno vivendo migliaia di imprese e milioni di lavoratori e professionisti che sono a casa seguendo correttamente le indicazioni di distanziamento sociale del governo ma che rischiano di finire in cassa integrazione e poi – magari – di perdere davvero il posto di lavoro.

Mentre il Paese avrebbe bisogno di mascherine, ventilatori, professionalità e materiale sanitario si rischia di far ammalare i lavoratori per un cacciabombardiere. Una scelta sbagliata e inaccettabile.

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