Giufà

Un giorno la madre di Giufà mandò il figlio al mercato a vendere un pezzo di tela dicendogli:

– Prendi questo pezzo di tela e vai a venderla. Però, se ti capita un chiacchierone, non perdere il tuo tempo e vendila a qualcuno di poche parole.

Giufà andò al mercato e cominciò a strillare:

– Chi compra la tela? Chi vuole comprare la mia tela?

Si avvicinò una donna e gli chiese il prezzo.

– Tu chiacchieri troppo, le disse Giufà senza neppure risponderle.

– Quanto chiedi per la tela? chiese un altro passante.

– Dieci scudi, rispose Giufà.

– No, è troppo cara!

Il possibile acquirente cercò di ottenere uno sconto, ma Giufà passò oltre dicendo:

– Anche tu chiacchieri troppo! –

Ormai era quasi mezzogiorno e Giufà continuava a girare con la tela da vendere. Gli pareva che tutti coloro che si avvicinavano chiedendo il prezzo, la lunghezza, la qualità… fossero dei gran chiacchieroni. Cammina cammina arrivò in un cortile. Al centro del cortile c’era un statua di gesso. Giufà si avvicinò e le chiese:

– Vuoi comprare la mia tela?

Non ricevette risposta, allora Giufà continuò:

– Te la vendo per dieci scudi. Prendila. Tornerò domani a ritirare i soldi.

Così dicendo avvolse la tela intorno alla statua, felice di averla venduta a qualcuno di poche parole. Tornò a casa senza soldi e senza tela e spiegò alla madre che sarebbe tornato il giorno dopo a prendere i dieci scudi.

L’indomani Giufà tornò nel cortile, c‘era ancora la statua, ma la tela era sparita.

Giufà chiese i soldi, ma non ricevette risposta. Alzò la voce, si agitò, minacciò… tutto inutile. Allora prese una zappa e cominciò a colpire la statua che si ruppe in mille pezzi. Dentro la statua era nascosta una pentola piena di monete d’oro. Giufà la prese e la portò alla madre in pagamento della tela venduta alla “donna ” di poche parole.

Italo Calvino: “Fiabe italiane”

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