Digitale

Com’è organizzata la pubblica amministrazione ora che c’è l’agenda digitale a dettare il percorso? Qui sotto le avventure che possono capitare a un qualunque cittadino.

E niente, succede che tu vai alle poste perché ti è arrivato l’avviso di una raccomandata. L’addetta verifica meglio l’avviso e poi dice: “Ma guardi che io adesso qui non ce l’ho la sua raccomandata, perché qui c’è scritto che proveranno un’altra volta a fare la consegna e quindi deve telefonare al numero verde per comunicare loro quando è disponibile per ricevere questa raccomandata”. Il problema è che tu hai il telefono rotto e quindi non puoi chiamare il numero verde. Allora l’addetta ti dice che, se vuoi, puoi provare ad andare nell’ufficio spedizioni sul retro perché nell’ufficio postale sono responsabili soltanto della consegna delle raccomandate, della spedizione non sanno niente. Puoi chiedere a loro, ti dice, spiegando che hai il telefono rotto e così via, per vedere se è possibile fare qualcosa. Allora tu vai nell’ufficio dietro e suoni il campanello.

Anche se è solo un ufficio spedizioni, è organizzato come le banche: due porte con la seconda che si apre solo quando tu hai chiuso la prima. Spieghi la situazione, fai vedere le carte spieghi che tu, fra l’altro, la prossima settimana non ci sei e quindi i cinque giorni entro cui ritirare la raccomandata saltano. Loro ti rispondono che non possono fare niente perché sono vincolati alla consegna per tre giorni. Il computer deve sbloccare la raccomandata. E per 3 giorni non è possibile, quindi nisba. I postini ti fanno il grandissimo favore di mostrarti da dove viene la raccomandata – perché tu avevi controllato online e avevi scoperto che quel tipo di raccomandata di solito arriva dall’agenzia delle entrate, per cui eri già piena di paura all’idea che si trattasse dell’avviso di una multa, o di comunicazioni di errori fatti nell’ultima denuncia dei redditi, o altro. Invece no, sono solo raccomandate dell’Inps e questo ti tranquillizza e gli addetti ti dicono che la lettera resterà lì per un mese per cui non preoccuparti, andrai a ritirarla al tuo ritorno la prossima settimana.

Questo è lo snellimento della burocrazia rispetto a una trentina d’anni fa. Ricordi? Quando arrivava l’avviso della raccomandata, era sufficiente andare in posta il giorno dopo per averla subito. Adesso, invece, c’è un sacco di gente impegnata a consegnare carte, passarsele da un ufficio all’altro, mentre tu, utente finale, vai inutilmente in posta e devi aspettare un tempo incredibile perché c’è la velocizzazione legata ad Internet, perché il computer blocca la tua lettera, perché c’è non si sa bene quale delocalizzazione dei servizi e cose di questo tipo.

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Per quanto riguarda invece le bollette della luce, se per qualche motivo tu non volessi più pagarle tramite il conto bancario, ma col bollettino, questo ti e impedito. Non succede più come una volta che ti mandano un bollettino dicendoti paga, altrimenti prenderai una multa altissima. No, adesso ti arriva una lettera che dice Tu non hai pagato questo è il modello per la domiciliazione bancaria, puoi pagare così. Leggendo con molta attenzione, con una lente di ingrandimento molto potente, scopri che puoi pagare anche in banca tramite Bancomat. Vai in banca, ma ti dicono che a loro serve un codice che esiste solo nei bollettini. Ma questi bollettini non si capisce proprio come fare ad averli. E questa è un’altra meravigliosa invenzione, insieme a quella delle telefonate con voce registrata per cui, quando una persona ha bisogno di parlare con qualcuno per risolvere un problema, dopo essere stata mezz’ora in attesa e aver passato un quarto d’ora a spiegare le proprie problematiche, non riesce a risolverle semplicemente perché le voci registrate non le possono dare soluzioni e se anche parla con un addetto, se riesce fortunosamente a parlarci, la soluzione non la si trova perché comunque non c’è nessuna persona fisica su cui fare affidamento e gli uffici di questi enti sono dislocati in zone particolari con degli orari molto particolari, per cui bisogna comunque perdere giornate di tempo per fare una cosa che una volta, con il vecchio sistema, funzionava molto meglio ed era molto più rapida.

Ma se per caso riesci ad andare in quegli uffici spiegando tutto all’addetto – non ti par vero, un uomo in carne ed ossa, gentile e premuroso che ti spiega tutto – poi la cosa si risolve e lui telefona all’Enel e ti dice di star tranquilla che ti mandano a casa, al tuo indirizzo mail, il bollettino postale per pagare le fatture. E il giorno dopo arriva la fatidica email. Solo che non c’è nessun bollettino: si tratta, invece, della copia della bolletta. Scopri così che, per pagare, ti devi registrare in un portale, ma è più complicato che fare tredici al totocalcio per un anno di fila – e comunque loro ti hanno registrato il codice fiscale sbagliato, ed è per quello che non riesci ad avere indietro i soldi del canone Rai che si sono indebitamente tenuti (Renziiii, per il tuo bene non passare di qui), ed è per lo stesso motivo che non riesci a pagare la bolletta con il bollettino che non c’è.

E questa è l’Italia digitale del 2018.

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