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Immigrazione: i ricavi

Si continua a parlare dei costi dell’immigrazione e del fatto che noi non li possiamo più sopportare. I migranti sono troppi, costano, ci rubano i posti di lavoro, la pensione e così via. Leggendo i dati statistici, però, scopriamo che la realtà è completamente diversa e che il saldo dell’immigrazione è in attivo e ci dà dei ricavi (grazie agli immigrati, ovviamente).

indicatori_statistici ricavi

 

Facendo un rapporto tra quanto viene speso annualmente per le politiche di accoglienza e inclusione sociale e gli ultimi dati ISTAT disponibili sulla spesa pubblica, al netto degli interessi per l’anno 2011 (spesa pubblica che è pari a 719 miliardi e 746 milioni), si ottiene un valore pari allo 0,017%.

 

Per quanto riguarda l’aiuto ai Paesi d’origine, i dati statistici a disposizione ci dicono che le rimesse ammontano a 6,83 miliardi di euro per il 2012, scesi a 5,3 miliardi nel 2013 a causa della crisi. Il Veneto è fra le prime cinque regioni in fatto di rimesse, con circa 550.000 euro inviati dai migranti presenti. In base ai dati Eurostat 2013 il nostro Paese è secondo solo alla Francia per volume di denaro inviato in patria e questo rappresenta un importante fattore di sviluppo per i Paesi d’origine. Secondo la Banca mondiale, le rimesse complessivamente ricevute dai Pvs (circa 410 miliardi di dollari) sono il triplo degli aiuti loro destinati dagli Stati occidentali, e riescono a soddisfare meglio i bisogni primari, come salute, alimentazione e istruzione.

Il reddito lordo dichiarato da 3.438.078 contribuenti stranieri è stato di 43,60 miliardi di euro per il 2011. Su questo importo gli stessi hanno versato allo Stato italiano un’Irpef corrispondente a 6.568.155 €.

La differenza fra entrate e uscite dà un saldo netto attivo di un miliardo e mezzo che resta nelle casse dello Stato grazie a tasse, contributi e altro che gli immigrati versano.

 

Se a questo aggiungiamo anche i contributi previdenziali versati all’Inps, i ricavi aumentano ancora, fino a raggiungere i 3,9 miliardi di euro come ha scritto Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera ancora nel novembre 2014.

(Fonti: Fondazione Leone Moressa, Istat, Eurostat)

 

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