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L’ASGI esprime il proprio sconcerto per la scomposta reazione del ministro degli Esteri Frattini che ha definito “indegna” la condanna dei respingimenti operati dal Governo italiano, contenuta nel rapporto annuale 2010 di Amnesty International.

29.05.2010 Comunicato Stampa

Indegni sono i respingimenti, non chi li condanna

Nel testo del rapporto Amnesty riporta dati, fatti e precisi atti normativi e giudiziari, incluse le condanne degli organismi internazionali subite dall’Italia.

Da parte di un Ministro della Repubblica ci si sarebbe atteso, dunque, un atteggiamento più attento ed equilibrato di fronte ai rilievi mossi da una delle principali organizzazioni di tutela dei diritti umani operante in tutto il mondo e la cui autorevolezza è fuori discussione.
In genere gli attacchi ad Amnesty International sono portati solo da parte di regimi dittatoriali e autoritari, mentre le democrazie avanzate prendono atto e riflettono.

L’ASGI, che insieme a molte altre organizzazioni ha presentato alla Commissione UE una articolata denunzia sui respingimenti realizzati dal Governo italiano, ricorda come la prassi dei respingimenti si pone in gravissima violazione delle norme internazionali a tutela dei diritti umani e in particolare del diritto d’asilo, degli obblighi di salvaguardia della vita umana in mare e delle disposizioni comunitarie sulle frontiere esterne, nonché delle norme di diritto interno.
L’art. 10 della Costituzione, che il Ministro ha giurato di osservare, garantisce allo straniero il diritto d’asilo nel territorio della Repubblica – e il mare territoriale ne fa parte – a qualsiasi straniero a cui nel proprio Paese non sia garantito l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana.
Non è un caso che proprio dopo l’attuazione dei respingimenti nel mare italo-libico il numero delle domande di asilo presentate in Italia sia drasticamente diminuito, benché ognuna di esse abbia un esito complessivamente positivo tra il 40 e il 60% dei casi.

L’ASGI ricorda che su quanto avvenuto nel corso dei respingimenti sono altresì pendenti indagini da parte della magistratura e che comunque l’Italia è appena stata condannata da parte del CPT, Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti: “La politica italiana, consistente nell’intercettare emigranti in mare e nel costringerli a tornare in Libia o in altri paesi non europei – si legge nel rapporto – rappresenta una violazione del principio di non respingimento cui l’Italia è vincolata”.

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