Giuliano Stivan intervista sul campetto

Ieri ho partecipato al flash mob contro l’assurda e razzista ordinanza emessa dal sindaco di Sandrigo Giuliano Stivan. Oggi ho comprato il nuovo settimanale locale Schio&Thiene Week. Qui sotto vi propongo le mie riflessioni dopo aver letto l’intervista al sindaco pubblicata dal settimanale.

L’intervista a Stivan

Come si può vedere nella foto in copertina, “l’insostenibile e costante presenza di un gruppo numeroso di richiedenti asilo che sostano per ore ed ore nel campetto da calcio del quartiere“, ammonta a 6 (sei) ragazzi.

L’articolo fa una serie di affermazioni gravi, dai toni apocalittici (emergenza, sicurezza dei cittadini) che fanno pensare a orde di ragazzoni ventenni che occupano il campo tutto il tempo e combinano non si sa bene cosa in giro per il paese. Nell’intervista il sindaco si scaglia in modo molto pesante contro le cooperative che gestiscono l’accoglienza (la gestione dei pasti e degli spazi è invece a carico di altre due cooperative, che nulla hanno a che fare con l’accoglienza e l’integrazione dei richiedenti protezione internazionale).

Stivan sostiene che le cooperative

avrebbero il dovere di controllare i loro ospiti e di garantire loro i servizi necessari, li lasciano invece liberi di bighellonare per il territorio comunale, senza alcuna regola comportamentale, e questa condotta scorretta sta destando nel lungo periodo seri problemi relazionali con i residenti.

Ma cosa si dovrebbe fare con questi ragazzi signor sindaco? Se lavorano li accusate di rubare il lavoro agli italiani, se non lavorano sono mantenuti a spese nostre, se fanno i volontari rubano il volontariato agli italiani, se stanno seduti davanti all’hotel, perché stanno seduti, se camminano sono dei bighelloni… In base a quale legge non possono camminare liberamente per il paese, come tutte le altre persone che vivono a Sandrigo? Dovremmo forse legarli alle sedie, dentro gli hotel, in modo che voi non li vediate più?

Ma c’è dell’altro: parlando dell’incontro sull’accoglienza e l’eventuale adesione al servizio Sprar, Stivan sostiene che è stata l’occasione per

fare il punto sul livello di integrazione raggiunto da queste persone nei confronti del paese ospitante, ed è emerso un quadro critico che vede un crescendo di sentimenti di insofferenza da parte della comunità, che si sente oppressa da un numero troppo grande di profughi, difficilmente gestibili.

Confesso che mi trovo in difficoltà. Ero in seconda fila ed ho partecipato all’incontro dall’inizio alla fine, nessuno ha parlato di insofferenza, oppressione e situazione ingestibile. Abbiamo forse partecipato a due incontri paralleli in due diverse realtà virtuali? O forse quello che dice il sindaco è il riflesso del suo pensiero e delle sue personali paure?

Chiariamo alcuni aspetti

  • A Sandrigo ci sono due hotel, il Canova ed il Virginia (sì, lo so che ha cambiato nome, ma per noi resta il Virginia);
  • entrambi hanno una doppia gestione: quella relativa all’hotel vero e proprio e quella relativa all’accoglienza dei richiedenti asilo;
  • le due cooperative “Con Te” e “Aurora” gestiscono l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale negli hotel Il Canova e Virginia;
  • ricordiamo che l’amministrazione comunale, a suo tempo, si è rifiutata di firmare la convenzione con la prefettura per accogliere un numero di  persone proporzionato agli abitanti;
  • le cooperative hanno vinto dei bandi emanati dalla prefettura e un comune non può certo annullarli, come non può annullare contratti fra privati o società.
  • l’adesione al sistema Sprar prevede un progetto preciso di accoglienza e interazione e non contempla un ricatto del tipo: “Aderiamo allo Sprar se voi svuotate gli hotel“;
  • i richiedenti asilo non sono pacchi che si possono spostare da un luogo all’altro, a seconda del’aria che tira, ma persone, con un nome, una storia, una dignità e diritti da rispettare.

Bisogna dire che la giornalista Katia Cogo, ci ha messo del suo per rendere l’articolo colorito e acchiappa-lettori quel che basta. Si sa che l’argomento richiedenti asilo/profughi attira i commenti dei razzisti e solleva la rabbia della cittadinanza. Il compito di un giornalista serio, però, dovrebbe essere quello di fornire notizie corrette e super partes, dando modo al lettore di farsi una sua personale idea. In caso di pareri divergenti su un tema specifico, il minimo è far sentire tutti i punti di vista, altrimenti la notizia diventa faziosa e di parte.

Concludo con una riflessione

Prendo a prestito alcune frasi tratte dal libro di Julia Kristeva Stranieri a noi stessi per proporre una riflessione sul significato di straniero e su chi è l’altro rispetto a noi:

Straniero: rabbia strozzata in fondo alla gola, angelo nero che turba la trasparenza, traccia opaca, insondabile. Stranamente, lo straniero ci abita: è la faccia nascosta della nostra identità, lo spazio che rovina la nostra dimora, il tempo in cui sprofondano l’intesa e la simpatia. Riconoscendolo in noi, ci risparmiamo di detestarlo in lui.

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