Ippolito Rigoni

Da circa un anno Ippolito Rigoni, dipendente di Banca Etica, sposato con Rosella e padre del dodicenne Simone, è moderatore del consiglio pastorale unitario. Qui racconta qualcosa di sé.

«Da tempo desideravo partecipare attivamente a qualche attività parrocchiale: sono stato indicato per il coordinamento di comunità e poi il consiglio pastorale: per me è stato un segno.

Il mio impegno è preparare con il parroco gli argomenti da trattare nel consiglio pastorale e stimolare gli interventi dei partecipanti. Abbiamo lavorato per decidere la destinazione degli immobili parrocchiali e per elaborare il nuovo progetto educativo.

L’ambiente parrocchiale ha dei valori che devono essere condivisi da chiunque, a vario titolo, vi svolga qualche attività; anche per questo sono previsti dei momenti formativi con livelli diversi di partecipazione in base alla tipologia di attività svolta. Si vuole dare ai giovani l’opportunità di crescita e formazione perché poi diventino loro stessi formatori.

Da settembre poi l’unità pastorale di Sandrigo, per decisione del Vescovo, si allargherà a Bressanvido e Poianella e questo porterà ulteriore arricchimento».

Rigoni parla poi del suo lavoro in Banca Etica:

«La banca è partita nel 1999 e io sono stato assunto a Vicenza nel 2000, in seguito a un cammino che mi aveva portato ad essere attento alle scelte quotidiane, guardando a quello che c’è dietro alle cose.

Mi riferisco, per esempio, al commercio equo e solidale, al consumo critico e consapevole e così via. Il grande entusiasmo e la dedizione dell’inizio mi hanno permesso di crescere molto, utilizzando le mie competenze precedenti per metterle a disposizione di questo sogno.

I problemi che il nostro territorio vive a causa del mondo finanziario, stanno a dimostrare come l’intuizione di 30 anni fa sia ancora molto attuale: è possibile fare finanza senza avere come scopo principale il lucro. Il mondo della finanza ha perso il suo significato originario di redistribuire la ricchezza in modo diffuso, perché si è spostato sempre più verso le speculazioni finanziarie.

Come Banca Etica, quando dobbiamo decidere se fare credito o meno, facciamo un’istruttoria divisa in due parti: una per valutare l’impatto sociale, ambientale ed economico del progetto da finanziare e un’altra per valutare la capacità di restituire il prestito da parte di chi fa la domanda. Perché il progetto sia finanziato, entrambe le istruttorie devono ottenere un parere positivo. Ora abbiamo un nuovo obiettivo: monitorare nel tempo come i progetti da noi finanziati hanno creato nel territorio un miglior impatto sociale e ambientale.

Un concetto importante è che questo modo di lavorare cambia l’approccio verso le scelte e permette di andare al di là di quello siamo abituati a dare per scontato perché fa parte del nostro modo di vivere. Nelle nostre decisioni quotidiane di cittadini e consumatori, abbiamo molte responsabilità e, con le nostre piccole scelte, possiamo incidere nei meccanismi del mercato analizzando i problemi e modificando le nostre abitudini».

 

Rielaborazione dell’articolo pubblicato nel settimanale Schio&ThieneWeek il 04.08.2018

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