la pioggia

Fa caldo, in quest’ultimo scorcio di settembre. Il cielo dev’essere sceso durante la notte e da allora è rimasto immobile. I cipressi lo sollevano un po’, nel giardino, come il tendone di un immenso circo. Ma, sopra le vigne, ci sono dei punti in cui sfiora il suolo. Sono sicura che le cicale hanno paura: stanno nascoste, non si fanno più sentire.

Dove sono finiti tutti? Dormono stravaccati per terra, infiacchiti dall’aria torrida e pesante. Anche se venisse Daiba, non mi divertirei con lei. No, non mi divertirei con nessuno. Non ci si può divertire in questa atmosfera vischiosa e soffocante, in questa marmellata di polvere che tutto appiccica. Non vedo il sole, si è decomposto nella torba bruciata che incombe sul paese. L’acqua della vasca è glauca. Le piante sono molli, pendono flosce verso terra. Alcune si sono lasciate completamente Mandare, svuotate, come viscere decomposte.
Solo le dature assomigliano a se stesse perché sono naturalmente pendule. Il gelsomino ammorba l’aria, il suo odore è compatto come un- balsamo malefico. Ci sarà un temporale. L’aria può restare irrespirabile, cosi, per diversi giorni prima che cada la pioggia. E tanto che non piove: mesi. Tutti hanno bisogno d’acqua. Il pomeriggio non finisce più. Le mosche si attaccano alla pelle, pungono.
Nelle scuderie, i cavalli battono gli zoccoli per cacciarle, fanno oscillare la coda con un bel movimento circolare che fa uno schiocco secco. Come sono aggressive, queste mosche! Mosche e formiche e piccoli animali che approfittano tutti della nostra debolezza, della nostra sporcizia, fra poco comincerà la scuola e, come ogni anno, mia madre mi passerà un pettine fitto nei capelli per delle ore, ripetendomi: “E una vergogna, una vergogna, una bambina non deve avere il pidocchi! Ti proibisco, hai capito? Ti proibisco di andare al douar di Parisien.”
Vorrei piangere. Non so perché. Youssef è accoccolato in un angolo. “Non annaffi, oggi, Youssef?” “Piove…” Ha ragione. Perché annaffiare se ora di sera cadrà la pioggia? Nel viale dei limoni il terreno è piano, levigato, non sento ciottoli sotto i miei piedi scalzi…

All’improvviso là, davanti a me, una grossa goccia. è rimasta impressa nella terra. A forma di fiore: un cuore rotondo con intorno dei piccoli petali scapigliati. Resto immobile, guardo il cielo sempre più scuro. Un’altra goccia mi si spiaccica sulla fronte. La lascio colare fino alle sopracciglia.

Chiudo gli occhi per concentrarmi tutta intera in quello spazio privilegiato di pelle. Qua e là, nel giardino, sento i piccoli tocchi dei goccioloni che fan risuonare la terra e vibrare le foglie. Piove, piove sempre più forte. Il mio volto è grondante. minuscoli corsi d’acqua s’infiltrano nella massa dei miei capelli e serpeggiano lungo la pelle del cranio.

Allargo le braccia a croce affinché la pioggia vi cada perpendicolarmente. Mi sdraio sulla terra già fangosa perché nel mio ventre, e anche nella schiena e nelle gambe, si sciolga ogni tensione. Mi rialzo con i vapori soffocanti esalati dalle viscere del globo. I torrenti di pioggia placano la febbre. Con impeto forsennato, l’acqua si riversa in ogni fessura, in ogni formicaio. Gorgoglia, si scarica, affluisce copiosa. La pioggia guarisce, pulisce, disseta. Si accanisce in questa salvifica bisogna. A trombe, a cateratte, non smette di scrosciare. Crepita, rimbomba. Ah! come avevo bisogno di questa violenza. Come mi lava tutta, com’è leggera la mia testa!
Ecco che l’impeto si placa e la pioggia cessa bruscamente com’è cominciata. Il cielo è azzurro. Mi rimetto in moto. Sprofondo in una fresca fanghiglia che mi scivola deliziosamente fra le dita dei piedi. Tutte le piante stanno belle dritte e spargono i loro profumi. Sedani e garofani mischiano le loro essenze. Dagli alberi di arancio e di limone cola un umore inebriante. Il gelsomino ha finalmente squarciato la cappa opprimente e si spande nell’aria divenuta imponderabile e pazzerella, s’insinua meravigliosamente nei minimi recessi. Dalla terra sale un odore forte, selvaggio, che mi tonifica i muscoli; Finalmente potrò riposare. . .

Marie Cardinal, Ascolta il mare

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