lettera, Ong profughi

Continuano le mie analisi di articoli del Giornale di Vicenza.

Stavolta sono rimasta esterrefatta dall’articolo: “Profughi, arrivi nel caos. Non ci sono posti letto” a firma Paolo Mutterle pubblicato ieri. Quella che mi ha lasciata di stucco è la parte finale, dove l’articolista straparla dei richiedenti asilo. È evidente che il signor Paolo Mutterle non ha la benché minima conoscenza della legislazione in materia e che non sente il bisogno di approfondire l’argomento per fornire ai lettori informazioni corrette; è altrettanto evidente che pure la “Carta di Roma” gli è sconosciuta, eppure è stata inserita da tempo nel programma di studio per giornalisti e sono previste sanzioni per chi la viola.

L’articolista scrive: “Il riconoscimento della protezione internazionale è lo strumento che chiarisce se i migranti che arrivano hanno diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari”.

In realtà le tipologie di permesso di soggiorno sono almeno tre; in base alla gravità della situazione personale il richiedente asilo potrà ottenere:

l’asilo politico in base alla Convenzione di Ginevra del 1951 se è in grado di dimostrare di aver subìto personalmente violenze: in questo caso egli diventerà un rifugiato politico;

la protezione sussidiaria, per chi non è in grado di dimostrare abusi subiti personalmente, ma viene da una zona pericolosa, dove, se vi tornasse, potrebbe subire un “grave danno”;

– La protezione umanitaria, rilasciata a discrezione della questura su sollecitazione della commissione territoriale quando il richiedente, pur non rientrando nelle due precedenti categorie, necessita di una qualche forma di protezione.

Altra tipologia è la protezione temporanea, rilasciata in base all’art. 20 della legge 286/98 (utilizzata durante la guerra nella ex-Jugoslavia). Ci sarebbe poi il permesso di soggiorno valido in tutta l’Unione in base alla direttiva 2001/55/CE Protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati” che non è mai stata attuata.

È importante chiarire che lo status di rifugiato è “concesso solo a una piccola minoranza” perché la legislazione è estremamente rigida e non perché le persone che arrivano si fingono rifugiati per fregare lo Stato italiano. “Chi sa di averne diritto, non ne fa richiesta” continua, e ancora, parlando del sudanese arrivato ieri dice che era “in fuga da una guerra vera” – come se ci fossero guerre false.

Non sembra che il signor Mutterle abbia avuto molte occasioni per ascoltare le storie di chi è fuggito dalle guerre e non dimostra neppure di essersi mai chiesto cosa questo significhi altrimenti racconterebbe una storia completamente diversa.

Parla poi dei “profughi provenienti da aree relativamente tranquille” che sarebbero, fra gli altri “Mali, Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio, Senegal, Burkina Faso”. Evidentemente il signor Mutterle non ha mai sentito parlare di Boko Haram. Dovrebbe informarsi un po’ meglio su quei Paesi, che a noi sembrano tranquilli solo perché i media come quello in cui lui lavora, non raccontano tutto quello che succede.

Si permette poi di accusare queste persone dicendo che “sanno di non avere i requisiti per l’asilo politico, ma ci provano comunque, perché sanno che in ogni caso tra il probabile diniego della domanda, ricorsi e contro-ricorsi, per qualche anno nessuno potrà cacciarli”. Chissà se davvero sanno, come il signor Mutterle lascia intendere, di avere o non avere diritto all’asilo?

E continua dicendo cheSi creano così migliaia di clandestini”. I richiedenti asilo non sono clandestini, come lui li definisce sbagliando due volte (la prima perché clandestino è “colui che si nasconde alla luce del giorno” e queste persone tutto fanno, fuorché nascondersi, la seconda perché il termine è vietato dalla Carta di Roma), ma persone che hanno fatto una richiesta in base all’Art. 10 della nostra Costituzione; e quelli che lui definisce “ricorsi e contro-ricorsi” sono sempre garantiti dalla nostra Costituzione, a tutti, a prescindere, perché siamo un paese che tutela (almeno sulla carta) i diritti di tutti.

Per quanto riguarda poi il numero di stranieri presenti in Veneto, gli comunico che è il 10,5%, pari a 514.000 (non 541.000 come ha scritto), un numero in continuo calo da quando è iniziata la crisi (mentre aumentano i veneti che se ne vanno e per la prima volta dagli anni ’70 in Italia gli emigrati superano gli immigrati). Per quanto riguarda i profughi, il Veneto ne ospita circa 2.000 (comprese le persone inserite nei progetti Sprar), pari il 4% contro il 20% circa della Sicilia e il 13% del Lazio.

Quello che sta davvero cambiando è la tipologia di persone che arrivano: a causa della crisi non si viene più a cercare lavoro e, a causa delle guerre, si fugge e si cerca protezione. Si è mai chiesto il signor Mutterle che cosa farebbe se non fosse stato così fortunato da nascere in questa parte di mondo, ma nell’altra, dove la guerra – da noi fomentata – obbliga le persone a fuggire?

Qui sotto l’articolo originale da me analizzato.

RICHIEDENTI ASILO. Il riconoscimento della protezione internazionale è lo strumento che chiarisce se i migranti che arrivano hanno diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari. Lo status viene però concesso solo a una piccola minoranza. Questo perché chi sa di averne diritto, non ne fa richiesta: preferisce tentare di fuggire nel Nord Europa, dove pensa, a torto o a ragione, di trovare condizioni migliori. È il caso del sudanese arrivato ieri in città, in fuga da una guerra vera: ha rifiutato di farsi fotosegnalare dicendo che non vuole restare in Italia. Al contrario si sono fatti registrare una cinquantina di profughi provenienti da aree relativamente tranquille come Mali, Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio, Senegal, Burkina Faso; sanno di non avere i requisiti per l’asilo politico, ma ci provano comunque, perché sanno che in ogni caso tra il probabile diniego della domanda, ricorsi e contro-ricorsi, per qualche anno nessuno potrà cacciarli. E anche dopo, l’accompagnamento alla frontiera è un’ipotesi abbastanza remota. Si creano così migliaia di clandestini che si aggiungono agli stranieri regolari (541 mila quelli residenti in Veneto, di cui 42 mila senza lavoro). Persone enumeri di cui il ministero non tiene conto quando assegna le quote alle regioni del Nord,che ospitano già il grosso dell’immigrazione. Tra le province venete, Vicenza, con 95 mila stranieri, è terza dopo Verona (109 mila) e Treviso (101 mila).

Paolo Mutterle

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