ultima, Paolo Agnello Tulipani gialli

[…] Era l’ultima di quattro fratelli, l’ultima in tutti i sensi, perché venuta al mondo quando nessuno più se l’aspettava. Non aveva nemmeno sette mesi quando nacque; un’improvvisata la sua.

 

Se l’era sfangata per un pelo la notte in cui, sottosopra com’era nella pancia della madre, venne il dottore a rimetterla dritta, con le mani e col forcipe; ma poi vennero anche le febbri, le malattie, una dietro l’altra.
Da allora, sempre a mangiar pappette e medicine, sempre trattata troppo bene da una parte e troppo male dall’altra. Bene da sua madre che stravedeva per lei colmandola di attenzioni e in modo opposto dai fratelli gelosi di tutte quelle smancerie, e dagli zii che la vedevano girovagare per il cortile senza far mai niente. Come non bastasse ci si metteva anche la natura che, da quella prima notte, sembrava non essersi rassegnata alla sconfitta, e ogni tanto le rifilava qualcuna delle sue disgrazie.
Sembrava sempre lì, lì, pronta a spuntarla, un pelo soltanto, e… E invece Laura se la cavava sempre. Sembrava che la vita dovesse andarsene da un momento all’altro da quel suo corpicino; un soffio più forte degli altri sarebbe bastato; ma quel soffio non venne mai.
Ossuta e macilenta com’era resisteva. Uno straccetto — così la chiamavano —, uno straccetto che camminava da solo; tenace e cocciuto.
 Paolo Agnello: “Tulipani gialli”
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