Ingobernable sgombero

Da quando sono arrivata a Madrid, il Centro Sociale La Ingobernable era diventato una specie di seconda casa. Lì ho trovato molti amici con i quali ho condiviso momenti divertenti, corsi di teatro, discussioni su autori e scrittori, lettura critica di testi letterari e molto altro. Oggi questo spazio sparisce per volontà dell’attuale alcalde.

Queridísimo Madrid: #DesalojanLaIngo pero vamos a demostrar otra vez que estamos en todas partes, y por eso, ¡somos indesalojables! Hoy miércoles a las 19h nos concentramos en nuestra ingobernable (trae tu bici, después de la concentración nos vamos de paseo).

(Amatissima Madrid: #DesalojanLaIngo però dimostreremo una volta di più che siamo dappertutto e, per questo, siamo “insgomberabili”! Oggi mercoledì alle 19 ci troveremo nella nostra Ingobernable (porta la tua bici, dopo il concentramento faremo un giro).

IngobernableCom’è nata la Ingobernable, che per gli amici è solo la Ingo? Tutto è cominciato nel maggio 2017 quando alcuni cittadini, dopo una manifestazione, decisero di occupare un edificio vuoto nel centro di Madrid, in una strada  che si trova a fianco del paseo del Prado. L’immobile è proprietà del comune di Madrid da moltissimo tempo ed era stato ceduto nel 2015 dall’allora alcaldesa Ana Botella alla Fundación Ambasz, che avrebbe dovuto demolirlo per costruire al suo posto un museo. Un anno dopo, nel 2016, la nuova alcaldesa Manuela Carmena restituì l’edificio alla città pagando 1,4 milioni di indennizzo alla Fundación Ambasz.

Da allora la Ingo è diventata sede di più di 150 collettivi e movimenti sociali: dal femminismo, all’ecologismo, dall’accoglienza al teatro, alla danza e alla cultura, dal cinema ai dibattiti all’attenzione per la comunità LGBTI con 200 attività, circa 1000 partecipanti al mese per un totale di 100.000 persone nei due anni di attività.

Si sapeva che sarebbe successo, perché l’alcalde José Luis Martínez-Almeida, del Partido Popular, aveva avvisato da tempo dell’intenzione e perché in ottobre un altro centro sociale è stato “desalojado”. L’idea dei partecipanti è di resistere fino all’ultimo, pacificamente, riempiendo il centro di attività e di persone (proprio ieri sera c’è stato un interessantissimo corso di arte scenica a cui ho partecipato, organizzato dalle amiche di Extinction Rebellion).

Ora la città rischia di restare orfana di tutto questo: uno degli ultimi luoghi dell’attivismo sociale madrileno e con il rischio concreto che l’edificio torni ad essere vuoto, com’è stato per molti anni prima dell’occupazione. Gli organizzatori dichiarano che

possono sgomberare un edificio, ma le idee e le persone che sono cresciute insieme in questi due anni non si possono chiudere, per questo siamo “indesalojables”.

 

Per quanto mi riguarda è stata la prima volta che ho partecipato alle attività di un centro sociale. Confesso che sono rimasta piacevolmente stupita dall’organizzazione impeccabile del centro, dai turni per la “kafeta” a quelli per le pulizie, tutto auto-organizzato, ma tutto ben gestito attraverso periodiche assemblee. Ogni collettivo, poi, aveva al suo interno i propri canali di comunicazione per organizzare al meglio le attività. Senza contare gli abbellimenti fatti con splendidi murales (alcuni li potete ammirare nelle slides più sopra), ma anche attraverso lavori di manutenzione dei locali.

Ed ora anch’io sono orfana di uno spazio che mi ha dato moltissimo in questi due mesi scarsi: non solo cultura e possibilità di parlare spagnolo, ma affetto, conoscenze nuove, attenzione, risate e cura nel senso più bello e pulito del termine.

Per questo, mi sento di dire con tutte e tutti della Ingo: potete sgomberare le persone, ma non le loro idee; siamo dappertutto, siamo indesalojables e, ancora una volta, mi viene in mente un bellissimo proverbio messicano che dice: “Hanno provato a seppellirci, non sapevano che eravamo semi“.

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