Maram al-Masri

Un estratto dall’intervista alla poetessa siriana Maram al-Masri:

“Ma l’atto di scrivere non è già un atto scandaloso? Scrivere è imparare a conoscere se stessi, nella propria nudità, nei pensieri più intimi. Sì: sono scandalosa perché paleso la mia verità, la mia nudità, proprio come fa un bambino. Sì: sono scandalosa perché grido il mio dolore e la speranza, il mio desiderio, la mia fame e la mia sete; perché descrivo i mille volti dell’altro: il bello e il laido, la parte tenera e quella crudele. Scrivere, per me, è come morire davanti a un persona che ti osserva senza muoversi. È come annegare mentre una nave ti passa vicino, senza vederti. Quando scrivo, il mio io è quello dell’altro, e questa convinzione mi aiuta a liberare me stessa, a mettermi a nudo. Tuttavia, far valere la mia poesia e cercare di meritare il corrispettivo titolo, mi mette in pericolo – è uno scandalo che implica tanta sofferenza”.

Ammazzai mio padre
quella notte
o quel giorno,
non so più,
fuggendo con una sola valigia,
colma di sogni senza memoria,
e una fotografia
di me con lui,
da piccola
e mi portava in braccio.
Ho seppellito mio padre
in una bella conchiglia
in un oceano profondo,
ma mi ha ritrovata
nascosta sotto al letto
tremante di paura e di solitudine.

[…]

Ogni volta
che apro la mia valigia,
ne esce polvere.»

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