Mia mamma, la badante e l’Inps

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Scrivo questo post per raccontare l’ennesimo episodio di assurda burocrazia che solo in Italia capita di vivere.

I fatti: dal 2008 al 2012 mia mamma ha avuto in casa una badante convivente a tempo pieno (54 ore la settimana). La badante, a luglio 2012 se n’è tornata in Romania.

La scorsa settimana l’Inps ci invia una bella sorpresa sotto forma di raccomandata con ricevuta di ritorno.

Che diceva la raccomandata inviata a mia mamma?

“La informiamo che, dai controlli effettuati sui nostri archivi, non risultano presenti i versamenti per i contributi previdenziali ed assistenziali e relative somme aggiuntive riferite ai trimestri riportati nella tabella allegata”.

Nella tabella allegata di cui sopra c’è scritto che, per il quarto trimestre del 2010 abbiamo omesso di versare una settimana (scarsa) di contributi pari a 47 ore ed € 46,06 ai quali si dovranno aggiungere le sanzioni civili pari ad € 11,73 (sanzione pari a circa il 25% dell’importo da versare) per un totale di € 57,79.

Ora, mettiamo pure che si sia sbagliato a pagare; vorrei fare presente alla nostra cara Inps ed anche al signor Mastrapasqua (che a quei tempi ne era il direttore e che adesso ha altro a cui pensare, forse) che:

  • I bollettini per il versamento dei contributi arrivano precompilati dall’Inps stessa, che così agevola i cittadini (e quindi, cara Inps, se sei stata tu a sbagliare i conti, perché adesso chiedi i soldi a me e non ti arrabbi con il tuo dipendente che ha sbagliato a fare i conti cinque anni fa?);
  • Non ho assolutamente modo di verificare la correttezza di quanto asserito dal signor Marco De Sabbata, firmatario dell’avviso bonario (ma non credo fosse una battuta ironica) arrivato a mia mamma a tuo nome, cara la mia Inps. Egli infatti non ha scritto una cosa del tipo: guarda qui, la ricevuta del tuo bollettino dice che hai versato x euro, mentre ne dovevi versare xx, i conti sono errati per questo e quest’altro motivo e questi documenti lo dimostrano (carta canta, si dice). No, niente di tutto questo; ma si dice, dopo cinque anni, che mancano contributi per 47 ore (e ripeto, caro signor Marco De Sabbata, i conti li avete sbagliati voi, non mia mamma).

F24 per mia mamma

Detto tutto questo, ho comunque deciso di pagare tramite F24, perché non ho nessuna voglia di perdere invano una mattina all’Inps di Vicenza, né, tanto meno, di imbarcarmi in un’avventura telefonica al famigerato call-center Inps, visto che ho già avuto esperienza del vostro malefico pin.

Per questo mi sono accinta a pagare l’F24 via home banking, tranquilla e sicura visto che la cara Inps, incredibile a dirsi, aveva stampato tutti i dati sul retro del foglio (Codice della sede Inps; causale contributo; matricola Inps azienda – perché mia mamma è un’azienda!!! – periodo dal/al; importi a debito versati).

Ed eccomi qui davanti al PC con codici e dati che compilo l’F24; al termine della procedura c’è la possibilità, prima di completare il pagamento, di verificare la correttezza dei dati inseriti: ebbene, ci sono degli errori. Com’è possibile, se è stata proprio madama Inps a fornirmi i dati da scrivere? L’errore riguarda il riquadro periodo; lei – l’Inps, intendo – mi ha scritto 4/2010, intendendo con questo quarto trimestre 2010, ed io ho scritto così. Ma il signor F24 non capisce questo linguaggio e quindi il PC mi ha inviato un minaccioso messaggio scritto in rosso e lampeggiante: la modalità di scrittura deve essere MM/AAAA (cioè, mese/anno). Ma quale mese? Se tu, cara Inps, mi scrivi quarto trimestre, io che mese devo mettere per evitare che, fra altri cinque anni, mi arrivino 50 euro di multa più soprattassa perché ho fatto un altro errore? Va bene data inizio: 10/2010 – data fine: 12/2010? O devo mettere solo ottobre? Qual era il mese famigerato facente parte del quarto trimestre in cui abbiamo omesso di versare i contributi?

Fred Flinstone PC

E, per finire, non avete niente di meglio da fare voi che lavorate all’Inps, che andare sempre a cercare i piccoli? Perché non andate prima dai grossi evasori, quelli che i contributi non li pagano proprio? E perché a quelli fate lo sconto, mentre a mia mamma fate pagare circa il 25% in più di multa?

Per il presidente del consiglio Matteo Renzi, invece, un consiglio: prima di blaterare a vanvera di agenda digitale e PIN unico per tutte le amministrazioni pubbliche, provi di persona a utilizzare questi strumenti: forse, dopo, capirà che l’agenda digitale italiana è ferma all’età della pietra solo che lui non lo sa, perché è troppo impegnato fra tweet e selfie.

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2 commenti
  1. giorgio dice:

    In Francia dove vivo dal 1981 è la stessa cosa, la sola differenza è che qui è solo LO STATO ad avere potere.
    E lo Stato ti schiaccia e ti pesta sotto i suoi enormi piedoni che sono uomini e donne col fisico fatto come un piede., la testa fatta come un mattone che è stato spaccato per metterci il foglio di istruzioni e poi richiuso in modo che nessuno sa cosa c’è scritto dentro. E’ quella che chiamano “burocrazia” – buro vuol dire ufficio e crazia è il contrario di grazia, e te la prendi in quel posto. Se fossero persone camminerebbero con la testa in alto e i piedi per terra , invece loro camminano con la testa per terra e i piedi in alto, per prender aria dato che puzzano..

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    • Caffeina dice:

      Ciao Giorgio, grazie della tua testimonianza. Purtroppo hai ragione, speriamo almeno che queste nostre denunce contribuiscano a cambiare qualcosa, a far sì che l’opinione pubblica sia più consapevole e cominci a fare pressione. speriamo…

      Rispondi

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