Nave Iuventa salvare vite umane non è un reato

Salvare vite umane non è reato: l’avevo già scritto in un precedente post: le parole stanno perdendo il loro significato reale per assumerne uno di completamente diverso, spesso opposto.

Sono passati quattro giorni dall’ultimo post, ed è successo di tutto a proposito del salvare vite umane da parte delle Ong, della missione in Libia e della nave nera C-Star. Andiamo con ordine:

Ong, salvataggi e codice di condotta

Ormai tutti sono  al corrente del sequestro della nave Iuventa dell’Ong tedesca Jugend Rettet: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è il reato ipotizzato a carico di ignoti. Si è scoperto poi che, a bordo della nave Vos Hestia di Save the Children, c’è stato, per 40 giorni, un poliziotto infiltrato proprio per studiare il comportamento delle varie Ong. L’organizzazione dichiara che non si tratta di proprio personale, ma di componenti del personale di sicurezza che fanno parte della società che collabora con l’armatore dal quale è stata noleggiata l’imbarcazione e che da esso è stata segnalata.

Già il fatto che si infiltrino poliziotti nelle navi delle Ong fa venire i brividi. Quello che stupisce di più, sono le accuse che paiono davvero aleatorie e inconsistenti:

Reato umanità. Mauro Biani

  1. Si accusano gli operatori di non distruggere i barconi dopo aver caricato i migranti, ma a volte il lavoro è talmente tanto che non se ne ha il tempo, e si sceglie piuttosto di salvare più migranti possibili;
  2. Si accusano altresì i giovani della Iuventa di avere contatti con gli scafisti, riportando telefonate e richieste di soccorso (perfino dal noto scafista don Mussie Zerai!), ma quando arriva una richiesta di soccorso come si fa a sapere se chi chiama è uno scafista? Inoltre è ormai risaputo che chi dirige i barconi è uno dei migranti scelto a caso dagli scafisti veri;
  3. Si accusano anche gli operatori di salvare le persone prima che siano in grave pericolo (cioè prima che affoghino).

I magistrati di Trapani, inoltre, dichiarano apertamente che gli operatori della Iuventa hanno agito per scopi umanitari. Ecco alcune delle loro affermazioni:

Non riteniamo configurabile l’associazione a delinquere nei confronti dei responsabili della Ong perché non c’è nessun elemento per parlare di un collegamento stabile tra i trafficanti e la Ong.

Che ci sia un piano preordinato tra i trafficanti libici e la Ong mi sembra, allo stato, fantascienza – ha detto ancora il procuratore aggiunto – La mia personale convinzione è che il motivo della condotta dell’equipaggio sia umanitario.

Pinocchio Ong, Mauro Biani

Aggiungo soltanto che questi ragazzi (tutti volontari fra i 20 e i 30 anni) hanno potuto sistemare la nave grazie al crowdfunding e che la loro nave è la più piccola fra quelle che prestano soccorso.

Per quanto riguarda il codice di condotta, l’atteggiamento inflessibile del ministro Minniti sta avendo i primi risultati: un’altra Ong, la Sea-Eye, ha accettato di firmare il codice di condotta, mentre Medici Senza Frontiere, che secondo voci di stampa sta per essere indagata come la Iuventa, ha dichiarato proprio stasera, dopo essere stata fermata ieri e aver trasbordato i naufraghi in una nave della guardia costiera italiana, che non è più la prima nave ad essere chiamata dalla guardia costiera, ma che resta comunque sempre a disposizione.

 

Defend Europe e C-Star

A proposito della nave nera C-Star di Defend Europe, il settimanale cattolico Famiglia Cristiana ha scritto un interessante articolo sui legami fra gli agenti sotto copertura che hanno denunciato la Iuventa e la C-Star. In pratica ci sono dei contatti fra la società di sicurezza privata utilizzata da Save the Children e Gian Marco Concas, ex ufficiale della Marina militare  e fra i portavoce di Generazione identitaria, nonché legato a Defend Europe. Costoro sarebbero fra gli accusatori della Iuventa. Oggi inoltre si sono posizionati sul percorso utilizzato dalle navi per il salvataggio dei migranti, chiedendo loro di andarsene e sostenendo che non devono salvare i migranti (vedi link al TG La7).

 

Missione in Libia

La missione in Libia per bloccare gli scafisti (di fatto, per bloccare i migranti) ha visto da un lato la guardia costiera libica “salvare ed arrestare”  (sic!) un migliaio di persone in due giorni, dall’altro un continuo alzarsi di voci discordanti da parte di qualche potente personaggio libico in disaccordo con Al Serraj e la sua richiesta di sostegno all’Italia. Il nostro governo dice che andranno avanti con l’operazione, che sono cose che non riguardano il nostro paese, ma messaggi fra diverse fazioni libiche, ma chissà se è vero: è difficile sapere chi stia comandando in Libia, viste le tante frammentazioni.

Concludendo possiamo riassumere i risultati in:

  • aumento dell’odio verso le Ong, considerate come interessate solo al “business dell’accoglienza”;
  • visione da parte delle persone di Ong buone (quelle che hanno firmato il codice di condotta) e cattive;
  • divisione fra Ong;
  • ripresa dei respingimenti illegittimi verso la Libia fatta da quella guardia costiera che è in combutta con gli scafisti e che l’Italia ha formato e pagato;
  • ripresa delle torture nei confronti dei migranti rimandati in Libia, visto che in quel paese non esistono né centri di accoglienza né organi di tutela dei diritti umani.

Da ultimo leggete cosa ha scritto Andrea Segre in proposito e buona riflessione!

Ah comunque #IoStoConLeOng; #IoStoCon Msf.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.