Oumar, senegalese di Vicenza

Il Senegal è un paese particolarmente rappresentato nel vicentino con circa 2000 senegalesi residenti. Fra questi spiccano i Fulbe che, solo in provincia di Vicenza, sono la metà di tutte le presenze in Italia. Oumar Ly Boubacar è in Italia dal 1992 e a Vicenza dal 1996. Abita a Sandrigo, Ancignano per la precisione. Oltre che nel direttivo della Fidas in quanto donatore di sangue, è soprattutto un membro molto attivo all’interno della comunità senegalese, per la quale ricopre incarichi vari.

Si tratta di una persona conosciuta e amata, sempre disponibile e sorridente al punto che, per distinguerlo da tutti gli altri Oumar, quelli che lo conoscono lo chiamano “Oumar, quello sorridente”. Oumar racconta che suo padre gli ha detto che deve studiare sempre, lungo tutto l’arco della vita, ma non semplicemente leggendo libri e stando dietro i banchi di scuola, ma guardando quello che fanno le persone, come parlano e si muovono, guardando il mondo e imparando da tutto questo. E Oumar da allora non ha mai smesso di studiare ed imparare e dice che potrebbe scrivere molte enciclopedie.
“Io vedo solo la parte buona delle persone, anche se uno è cattivo io non lo vedo, per me tutti sono buoni. Noi diciamo se una persona zoppica, e tu ti concentri solo su quello, la vedrai sempre zoppicare anche quando non zoppica. Se tu invece vedi la persona in quanto persona, non vedi i suoi difetti ma la persona e basta”.
Oumar legge per noi la realtà dei senegalesi nel vicentino, del Senegal che ha appena votato il nuovo presidente della repubblica, evitando di poco una guerra civile e ci mostra a cosa possono portare quelli che per noi sono comportamenti virtuosi.

Le associazioni

Ba Ly, senegalesi

I senegalesi sono molto solidali e considerano di fondamentale importanza essere uniti e aiutarsi reciprocamente. Per fare questo hanno costituito varie associazioni con finalità diverse, da quelle religiose a quelle di aggregazione a quelle di aiuto al proprio villaggio. Per poter sostenere chi è nel bisogno tutti i senegalesi che lavorano sono iscritti alle associazioni dove versano una quota mensile. Questi soldi vengono utilizzati, sia per dare un contributo a chi ha imprevisti problemi economici a cui non riesce a far fronte (magari perché ha perso il lavoro), sia per pagare il viaggio a chi necessita di particolari cure mediche (in questo caso si sostengono le spese anche dell’eventuale accompagnatore), sia nel caso di morte di qualcuno e della necessità di trasportare la salma in Senegal. Per portare avanti tutto questo è stata fondata l’associazione Fulbe, che raggruppa persone della stessa lingua, non soltanto senegalesi, ma anche cittadini della Mauritania, della Guinea, del Mali… in quest’associazione Oumar è responsabile del settore sociale, è cioè colui che segue le persone in difficoltà, si occupa inoltre di portare nuovi iscritti perché “solo così poi possiamo aiutarli in caso di bisogno”. L’associazione Pendao, invece, raccoglie tutti gli abitanti dello stesso villaggio, Pendao, appunto; in questa associazione Oumar è il tesoriere. Un altro dei suoi compiti è quello di avvicinare i giovani e responsabilizzarli. I senegalesi ritengono che, per imparare, i giovani debbano essere responsabilizzati: per questo i presidenti sono tutti giovani, ragazzi che magari si annoiavano, non sapevano cosa fare. In questo caso Oumar chiede loro di seguirlo per alcuni mesi, mostrando quello che fa, dopodiché dà loro in mano il potere e loro devono proseguire. In questo modo nell’associazione c’è sempre il ricambio, nascono nuove idee e i giovani si sentono valorizzati e quindi sono spronati a impegnarsi dando il meglio di sé.

La crisi

Il lavoro non va tanto bene ma la colpa è della crisi mondiale; io vedo la differenza che c’è nella fabbrica dove lavoro fra prima della crisi e adesso. Però ci aiutiamo fra noi: quelli che perdono il lavoro vengono assunti dai connazionali come domestici; in questo modo chi non ha il tempo di seguire la casa perché lavora ha un aiuto e chi è rimasto senza lavoro, guadagna qualcosa e così può rinnovare il permesso di soggiorno. Ci sono persone che hanno perso il lavoro, spesso stanno pagando il mutuo della casa e hanno la famiglia qui: alcuni sono costretti a mandare moglie e figli in Senegal, in modo da avere meno spese e riuscire ad andare avanti; c’è chi va in altri paesi UE a cercare lavoro perché in Italia non ce la fa più. In altri paesi c’è un maggiore sostegno per le famiglie numerose e questo permette di vivere un po’ meglio rispetto all’Italia. Il grosso problema che abbiamo adesso è legato all’aumento della tassa sul rinnovo del permesso di soggiorno, soprattutto per chi ha famiglie numerose. Il permesso adesso non lo si deve aspettare molto, in questura sono diventati veloci e lo consegnano in pochi mesi, il vero problema è il pagamento della tassa: agli 80 euro di prima se ne aggiungono altri 80-100: basta essere in tre e si arriva in un attimo a 540 euro.
Nessuno di noi qui in Italia riesce a mettere soldi da parte, si riesce soltanto a mangiare e pagare le spese della casa.

Cartina Senegal, Ba Ly
La situazione del Senegal e le elezioni

“Dal 19 marzo 2000 Abdoulaye Wade era il presidente, aveva 87 anni, quando è stato eletto pensava a cose che non servivano al Senegal e alla sua popolazione. Lui ha viaggiato e tutto quello che vedeva a Roma, Parigi e nelle altre grandi città, lo rifaceva in Senegal: aeroporti, strade, musei… ma se tu fai quelle belle cose e non dai da mangiare alla popolazione, come fanno le persone ad andare al museo? Chi era vicino al presidente è diventato ricchissimo, ha fatto studiare i figli all’estero, ha moltissime case e oggetti di lusso, mentre gli altri non hanno nulla. Dove vivo io per esempio, non c’è l’acqua potabile, abbiamo il pozzo; ha sempre deciso lui dove fare gli interventi. Ha speso miliardi per musei, aeroporto, poi ha aumentato il pane, la benzina, il gas”.
Oumar racconta che in Senegal si vive di agricoltura, pastorizia e pesca. Il problema è che, con la possibilità di importare prodotti dall’estero, i contadini si ritrovano nell’impossibilità di vendere i loro, di prodotti, che fanno in tempo a marcire; “ci vorrebbe un blocco nelle importazioni nei periodi in cui abbiamo a disposizione i nostri prodotti”. La stessa cosa succede ai pescatori che si ritrovano la concorrenza dei cinesi o altri che hanno grandi navi e possibilità di pescare moltissimo; così ora il Senegal, che era il paese africano più pescoso, si sta impoverendo.

Poi ci sono gli acquisti di grandi appezzamenti di terreno demaniale. “Un imprenditore veronese ha comprato 20.000 ettari di terreno, ha un’azienda che faceva biocarburante. Ora i contadini non possono più andare a pascolare, a prendere l’acqua e così via e ci sono state delle manifestazioni e molte persone sono morte perché volevano difendere la loro terra e si sono scontrate con la polizia. Il progetto è stato momentaneamente sospeso e la speranza è che con il nuovo presidente le cose cambino.

Siamo molto felici della vittoria di Macky Sall, avevamo davvero paura che scoppiasse una guerra civile, che Wade non accettasse di aver perso, invece, per fortuna è andato tutto bene. C’erano stati dei morti, manifestazioni e rivolte. L’attuale presidente e gli altri che si sono alleati con lui per vincere Wade, hanno girato tutto il paese per conoscerne i problemi e sono andati anche all’estero, a visitare le comunità senegalesi e parlare con loro. Sall è venuto anche in Italia e anch’io gli ho parlato un paio d’anni fa. Quello che ci rende orgogliosi è che per la prima volta abbiamo avuto il risultato delle elezioni alle 21,30 e non abbiamo dovuto aspettare giorni e giorni, come capita di solito. Ora siamo tutti fiduciosi e pensiamo che le cose cambieranno in meglio per il nostro Paese”.
Da VicenzaPiù n. 232
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