Porrajmos

Pensando al Porrajmos (la strage dimenticata dei cosiddetti zingari), un video e una poesia:

Qui sotto la descrizione dell’accaduto, tratto dalla pagina Facebook dell’Istituto di cultura sinta Sucar Drom:

La notte tra il 2 e il 3 agosto 1944 le SS sterminarono gli ultimi sopravvissuti dello Ziguenerlager ad Auschwitz – Birkenau. Migliaia di sinti e rom sono spinti nelle camere a gas e poi bruciati nei forni crematori.

Il comandante del campo di steriminio, Rudolf Höss, scrive: “Nell’Agosto del 1944, rimanevano ad Auschwitz circa 4.000 zingari da mandare nelle camere a gas. Fino all’ultimo momento essi non sapevano che cosa li attendesse. Cominciarono ad orientarsi soltanto quando furono condotti al V° crematorio. Non era facile introdurli nelle camere a gas.”Porrajmos, l'olocausto di Rom e Sinti
Verso mezzanotte lo spogliatoio era pieno di persone. L’inquietudine cresceva di minuto in minuto. Si sarebbe potuto credere di essere in un gigantesco alveare. Da ogni parte si sentivano grida disperate, gemiti, lamenti pieni di accuse: “Siamo tedeschi del Reich! Non abbiamo fatto niente!” […].
Moll ed i suoi aiutanti tolsero la sicura alle pistole ed ai fucili e spinsero a tutta forza e senza pietà le persone che intanto si erano spogliate, fuori dallo spogliatoio e dentro le tre camere a gas, dove dovevano essere uccise.
Mentre percorrevano l’ultimo corridoio molti piangevano per la disperazione, altri si facevano il segno della croce ed imploravano Dio.
[…] Anche dalle camere a gas si potevano ancora sentire per un poco grida disperate e richiami, finché il gas letale non fece effetto e spense anche l’ultima voce.
F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, p.107, Monaco, 1979.

Perché di loro non si ricorda nessuno:

Dalle baracche del Zigeuner Camp vedevamo gli ebrei

Colonne incamminate diventare colonne verticali
Di fumo dritto al cielo, erano lievi
Andavano a gonfiare gli occhi e il naso
Del loro Dio affacciato.

Noi non fummo leggeri.
La cenere dei corpi degli zingari
Non riusciva ad alzarsi al cielo di Alta Slesia.
In piena estate diventammo nebbia corallina.
Ci tratteneva in basso la musica suonata e stracantata
Intorno ai fuochi degli accampamenti,
siepe di fisarmoniche e di danze,
la musica inventata ogni sera del mondo
non ci lasciava andare.

Noi che suonammo senza uno spartito, fummo chiusi
Dietro le righe a pentagramma del filo spinato.
Noi zingari d’Europa, di cenere pesante
Senza destinazione di oltre vita
Da nessun Dio chiamati a sua testimonianza
Estranei per istinto al sacrificio
Bruciammo senza l’odore della santità
Senza residui organici di una pietà seguente,
bruciammo tutti interi, chitarre con le corde di budello.

Erri de Luca

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