irregolari, Regolarizzazione

Il decreto legislativo 109/2012 è entrato in vigore il 9 agosto.

Si tratta del decreto che, recependo la direttiva UE 2009/52/CE che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, propone anche una sanatoria (eufemisticamente chiamata ravvedimento operoso da tutti i membri del governo) per tutti i lavoratori stranieri assunti in nero e di cui ho già parlato qui e qui. Questa scelta si è resa necessaria per evitare che, con l’entrata in vigore della legge, moltissimi italiani fossero perseguiti in base alla nuova normativa. Ecco quindi quello che il ministro Riccardi si è ostinato a definire ravvedimento operoso.

Da un punto di vista pratico si precisa che il ravvedimento operoso sarà attuato con le stesse modalità della sanatoria (pardon, regolarizzazione) che, nel 2009, ha riguardato colf e badanti. Sarà cioè necessario scaricare un programma da internet e compilare la domanda in via telematica. Entro il 29 agosto il governo emanerà un ulteriore decreto esplicativo. Ulteriori chiarimenti sono giunti da una circolare del ministero dell’interno.

Qui però mi interessava fare alcune considerazioni sulla modalità tutta italiana di gestire il fenomeno immigrazione. Tutti i governi che negli anni si sono succeduti, hanno trattato l’immigrazione come un fenomeno emergenziale e di ordine pubblico, emanando normative volte soprattutto al controllo delle persone. Ogni nuova legge è stata accompagnata da una sanatoria (chiamata di volta in volta con nomi diversi, per non insospettire l’opinione pubblica, precedentemente istruita sulla cattiveria e l’indole violenta e delinquenziale insite negli immigrati) e buona parte dei migranti attualmente presenti sul nostro territorio, sono stati irregolari prima di ottenere il permesso di soggiorno. Questo per il semplice motivo che non esiste una possibilità legale di entrare in Italia a cercare un lavoro. Il decreto sui flussi d’ingresso, infatti, è soltanto una macchina per produrre clandestinità e questo è stato dichiarato anche dalla Corte dei Conti nel 2008.
Sarebbe molto più semplice permettere a chi ha trovato casa e lavoro di andare in questura con il datore di lavoro a firmare un contratto regolare e ottenere un permesso di soggiorno. In questo modo si eviterebbero tutte le truffe ai danni dei cittadini stranieri messe in atto da loschi personaggi senza scrupoli. È risaputo che ad ogni sanatoria (dal 1998 ce ne sono già state quattro!) compaiono compiacenti avvocati ed amici pronti a fornire falsi contratti di lavoro e di casa in cambio di migliaia di euro. In Spagna, da anni, si attua una “regolarizzazione personalizzata”, si sanano cioè le posizioni dei migranti presenti da anni, che lavorano, ma sono privi di permesso di soggiorno. Sarebbe la soluzione ideale: è molto facile per la comunità locale conoscere le singole situazioni e dichiarare agli enti preposti il grado di serietà di una persona.
Ma quello che è veramente grave nelle sanatorie – comunque le si voglia chiamare – è che sono un modo per spingere le persone ad agire contro la legge. Mi spiego: quando lavoravo negli sportelli immigrati della provincia di Vicenza, spiegavo ai migranti tutta la procedura del decreto flussi, l’importanza di andare al proprio paese e di aspettare che il datore di lavoro facesse la domanda all’uscita del decreto. Poi però, spuntava una sanatoria e la persona a cui io avevo consigliato di agire in base alla legge, si trovava nell’impossibilità di regolarizzarsi, in quanto era tornata in Patria in attesa di un decreto flussi di là da venire. Allora arrivavano gli amici, o i parenti, e si arrabbiavano con me: “È colpa tua! Se mio fratello/amico/cugino non ti avesse ascoltata, ora potrebbe avere un permesso di soggiorno!”. Ed avevano ragione! Ma ogni volta la fatidica frase: “Non ci saranno più sanatorie” era smentita dopo pochi anni. Così ora tutti sanno che ogni 3, 4 anni in Italia si può ottenere un permesso di soggiorno, che è normale stare qui in modo illegale per un certo numero di anni in attesa dell’ennesima sanatoria.
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