Quando amore

Qui la recensione di “Quando amore non mi riconoscerai”, libro in cui Vincenzo Di Mattia, supportato dalla figlia Francesca, racconta come è cambiata la sua vita dopo che la moglie è stata colpita dal morbo di Alzheimer.

Qui il link ad altre recensioni del libro la cui lettura consiglio caldamente a tutti.

 Questo libro è prima di tutto una dichiarazione d’amore. Una dichiarazione da parte di un marito, Vincenzo Di Mattia, ex dirigente Rai, e della figlia, Francesca, nei confronti di Silvana, loro moglie e madre, ora malata di Alzheimer.

Quando Silvana, docente universitaria di storia medioevale, comincia a fare cose strane (il rossetto nel frigo, l’arancia tra la biancheria, lo spazzolino nelle posate, le calze sul piatto. Fraseggi senza logica, domande infantili, scambio del sole con la luna, Venere nell’Ave Maria, Gesù in Catullo…), Vincenzo tenta di capire, inizia a scrivere appunti, riflessioni, pensieri, fatti… Il testo si fa via via più corposo fino a diventare questo libro a cui successivamente partecipa la figlia Francesca, che coordina progetti culturali, editoriali e sociali fra Italia, Francia e Russia. Insieme decidono di rendere pubblica la loro esperienza e di condividerla con chi, come loro la vive, e con chi non ha idea di cosa questa malattia significhi; è anche un modo per restituire voce e dignità a Silvana, permettendole di esprimersi attraverso di loro (Scrive Francesca: Lavorare insieme a questo testo, anche con sguardi e approcci diversi, ci ha riavvicinati, pur con tanta sofferenza, e ha abbattuto alcune barriere. Siamo riusciti a comunicarci emozioni che prima ognuno teneva per sé. In seguito, elaborando la scrittura, questo memoir è apparso come un terzo occhio che ha cambiato noi stessi e il modo di percepire questa misteriosa esperienza. È il dono inaspettato di questo libro che si è trasformato in progetto familiare, in cui l’uno è stato lo specchio dell’altro rispetto all’immagine della moglie-madre malata).

grazia-17-aprile, Quando amore di Mattia
La malattia di Silvana ha trasformato la vita di Vincenzo in un continuo rovello: la sua mente non si ferma mai, non smette di chiedersi cosa avrebbe potuto fare di più, di diverso; cosa ha provocato la malattia; se, comportandosi diversamente magari Silvana non si sarebbe ammalata; se in qualche modo è colpa sua; se lei si rendeva conto di quello che le stava accadendo, in un continuo porsi domande, analizzare se stesso, chiedersi e chiedere… Vincenzo ci accompagna per mano lungo tutto il percorso verso quell’abisso che è l’Alzheimer (Appena mi vede: “Ah, c’è papà!” esclama. E io vorrei urlare: “Non sono tuo papà”. Non vedi? Sono tuo marito, l’uomo che ti ha amato, il padre di tua figlia). Mai stanco di provare e sperare, dopo lo smarrimento e l’incredulità provate inizialmente, Vincenzo continua pervicacemente a stare vicino alla sua Silvana cantando, facendole ascoltare musica, parlandole di storia, assecondando i suoi discorsi incomprensibili, ripassando tabelline, facendo disegni e scrivendo pensierini, incapace di rassegnarsi, prorogando all’inverosimile il ricovero in una clinica specializzata (Il rifiuto dell’assistenza, che ogni giorno è un’avventura, mi costringe a prevedere l’eventuale ricovero in un istituto: casa protetta o RSA – Residenze Sanitarie Assistenziali. Vai alla RSA, già con la consapevolezza che al ritorno ti dirai: “Mai, mai! Lei, lì, mai!”) a cui alla fine dovrà però arrendersi a causa dell’aggravamento della moglie. E questo provoca nuove riflessioni, sensi di colpa, ripensamento sulla propria vita, solitudine (Domenica maledetta domenica! La domenica è il giorno più lacerante per la tua assenza. E pur se corro da te, non mi quieto. La solitudine è un coltello che affonda, spietato).
È sempre presente, sempre con lei, le fa compagnia, la imbocca, la fa parlare, danzare, camminare… Si aggrappa alla Fede, ai ricordi del lavoro e della loro vita insieme (La conobbi in un piccolo caffè che non c’è più… C’è un albero a Villa Borghese che è stato testimone del nostro amore… Lei con in braccio il suo vestito da sera in un tassì…). Trova così un nuovo modo di amare la sua Silvana, un modo che deve ubbidire ai capricci di una malattia come l’Alzheimer e a cui lui non è disposto ad arrendersi, ma che vuole contrastare per quanto possibile, ricominciando ogni giorno daccapo, chiedendosi ma i medici avranno ragione, ma se dice questo significa che ricorda, ma se…
E ancora la burocrazia, le badanti (Non è piccola storia quella delle donne che chiamiamo badanti. È nella grande storia che sta la loro piccola storia. Se il regime comunista non fosse crollato non migrerebbero per le città europee a cambiare i pannoloni dei vecchi. Le figlie dell’Est rosso sono venute al capezzale del vecchio, liberale Occidente, ad assistere alla sua agonia), i farmaci, gli operatori, i malati. Una galleria di situazioni, personaggi e luoghi legati alla malattia con cui si entra in contatto soltanto nel momento in cui ci si ritrova a viverla sulla propria pelle assieme ai propri congiunti (È in queste ville manieristiche che scopri un popolo sotterraneo, nascosto, fatto di rottami, di spettri macabri… è il risvolto, il vero volto dell’allungamento della vita […] Ottantenni, novantenni. Non autosufficienti. […] Sono quelli che donano la percentuale maggiore di PIL. E così si realizza il paradosso; movimento per la vita e lobby farmaceutica gioiscono insieme. I loro scopi combaciano. Se è fallito il mito faustiano, trionfano i big della pillola. I broker comprano la demenza. I ricavi sono altissimi).
Quando amore, dimattiaUn libro a tratti duro nell’estremo realismo della narrazione e di una sincerità disarmante, dove brilla della luce più pura un amore che è assoluto e totale.
Un libro di cui c’era bisogno, che da subito si è fatto notare, la cui prima edizione è già esaurita. Un libro in cui potranno riconoscersi i tanti che vivono la stessa, lacerante, esperienza e che permetterà agli altri di capire almeno un po’ le sofferenze di chi si trova a gestire questa malattia spesso in solitudine, perché le reti di supporto ai familiari non sempre funzionano come dovrebbero (La cooperativa non ha vinto la gara del comune… la Regione è in rosso… l’ASL non ha personale… E noi viviamo nella nostra solitudine. Il malato senza soccorso e chi l’assiste nello stress).

Scrive Francesca nella postfazione: Quando hai un congiunto malato di Alzheimer capisci, malgrado te, che tutti i libri che hai letto, le teorie filosofiche, i ragionamenti complessi non servono a niente. Conta solo la vita. La nuda, sporca, tangibile vita, e quello che senti, e quello che l’altro sente, e che si trasmette come animali nella foresta che si annusano e ancora si riconoscono.

Autore: Vincenzo Di Mattia
Titolo: Quando amore non mi riconoscerai
Editore:
Luogo: Milano
Anno di pubblicazione: 2014
Numero di pagine: 273
ISBN: 978-88-566-3617-8
Costo: € 16,50

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