Rossana Campo scrittora

Da qualche giorno ho finito di leggere alcuni dei libri della scrittora Rossana Campo e mi è venuta voglia di raccontare un po’ quello che penso di lei e del suo scrivere. Però continuavo a rimandare il momento della scrittura  e insomma succede che, appena accedo alla mia pagina Facebook, continuano a comparirmi post suoi (sì, ho messo “Mi piace” sulla sua pagina) di Rossana Campo e così penso che questo sia una specie di messaggio subliminale, o astrale se preferite, per dirmi che sì, devo sbrigarmi a scrivere di lei e dei suoi libri.
Il primo libro che ho letto, ormai parecchi anni fa, è stato Più forte di me.

Ma quella donna sei tu? Mi sono chiesta una mattina, seduta sul bordo del letto dopo aver riletto tutto il romanzo appena terminato, dopo averci fatto a botte, esserci stata così male, così bene, così tutto, quasi ogni giorno, per due anni. Ma quella donna sei tu? Ho continuato a chiedermi mentre scrivevo giù la storia di questa donna ubriacona, esagerata, maldestra, pazza, piena di sofferenza, ma anche di voglia di vivere e amare, per niente pentita della sua vita sballata, fatta di amori che vanno e vengono, bottiglie di vino scolate e giornate che mica girano per il verso giusto…”.

Beh mi viene da dire che è stata una sorta di imprinting e infatti già dal giorno dopo, senza neppure rendermene conto, ho cominciato a scrivere il mio diario con il suo stesso stile, tanto mi aveva colpita.

Poi il tempo è passato lei ha scritto molti altri libri che io non mi decidevo a leggere. Ma la scorsa settimana, mi son messa un po’ in pari. In quattro giorni mi son letta: Mai sentita così bene, Mentre la mia bella dorme, Lezioni di arabo e Felice per quello che sei, Confessioni di una buddista emotiva.

Ho seguito il percorso di Rossana, il suo diventare grande come scrittrice e mi ha fatto sommamente piacere, a me che m’interesso di autobiografia, leggere qualcosa di lei nel suo Felice.

Che impressione mi è rimasta? Devo dire un senso di leggerezza, come prima impressione e poi qualcosa d’altro, più profondo che non ti lascia, ma che contemporaneamente non è pesante anche se i temi affrontati sono tosti.

scrittoraMa che c’entra Carolina Kostner? Il fatto è che questi libri mi hanno fatto pensare a lei. Non so se avete seguito l’intervista che ha rilasciato qualche mese fa a “Che tempo che fa”; beh, lei parlando del suo lavoro, ha detto che è sì molto difficile, ma la cosa in assoluto più difficile di tutte è non far vedere tutta la fatica ed il lavoro che ci sono dietro un esercizio. Anzi, più l’esercizio è difficile, più l’artista deve farlo sembrare semplice: questa è la vera bravura.

Ecco quello che mi hanno trasmesso i libri di Rossana: una semplicità, una lievità nella narrazione che ad uno sguardo superficiale può sembrare alla portata di tutti, come quando guardiamo un quadro astratto e diciamo: “Mio figlio di tre anni dipinge meglio; ora vado a casa e ne faccio uno identico: cosa ci vuole?”. Ecco lei ha saputo magistralmente nascondere tutto il lavoro sotterraneo di costruzione della storia che c’è dietro e quello che ci mostra è solo la scorrevolezza della storia, la narrazione chiara, la velocità della lettura del testo… Poi però ti rendi conto che c’è dell’altro e vedi un disegno dietro a tutto questo, ti accorgi che ti ha voluto dire molto di più di quanto non ti sembrasse in un primo momento. Solo che non te l’ha fatto pesare. Ti fa riflettere di temi seri parlando di persone che non sono esattamente ricche e famose, ma anzi poveracci, sfigati, incasinati, derelitti. E ti senti lì con loro, ti vedi nel baretto a bere o con la Valeria, la Ale, Fruit e Pauline…

Poi mi ha colpito anche leggere delle persone del quartiere: gli africani con i loro bubù colorati, il baretto afgano… è stata come un’immersione nella Belleville di Malaussène. E anche qui subito a pensare che brava a documentarsi, sa cosa sono i bubù, conosce tante cose degli stranieri (questo ragionamento lo fa la me stessa che ha lavorato 15 anni negli sportelli immigrazione del vicentino). Poi mi rendo conto che, anche qui, c’è dell’altro e ci penso un po’ ed è la naturalezza con cui ne parla e che ne parla senza dare giudizi negativi. Cioè, semplicemente li descrive come abitanti della zona, niente discorsi da “invasione-pericolo ebola-delinquenza immigrata”. E capisco quanto son messa male: così abituata a sentire sempre e solo discorsi razzisti in questa Italia/Veneto/vicentino che, quando qualcuno parla degli stranieri in modo normale (come dovrebbe succedere sempre), resto stupita. E questo la dice lunga su quanti guasti stia producendo questa narrazione della migrazione come qualcosa da cui difendersi perché pericolosa.

E infatti fra le altre cose dicono che con i suoi libri Rossana sta contribuendo a costruire una società interculturale inclusiva e antirazzista.

Finisco, (ho già scritto troppo) copiando quanto dice l’enciclopedia Treccani di lei: “Scrittrice italiana (nata a Genova nel 1963). Il nucleo attorno al quale si muovono le sue storie è costituito da un complesso e contraddittorio universo femminile, fatto di antieroine sbandate e passionali che nelle loro disavventure incrociano i loro destini con un mondo sofferto e vitale di perdenti ed esclusi. La sua scrittura si caratterizza per una personalissima sintesi di slang, lingua parlata, ironia e crudezza, dai toni di volta in volta dissacranti, scanzonati o veementi. Ha esordito con In principio erano le mutande (1992), al quale hanno fatto seguito Il pieno di super (1993); Mai sentita così bene (1995); L’attore americano (1997); Il matrimonio di Maria (1998); Mentre la mia bella dorme (1999); Sono pazza di te (2001); L’uomo che non ho sposato (2003); Duro come l’amore (2005);  Più forte di me  (2007); Lezioni di arabo (2010);  Il posto delle donne  (2013); Fare l’amore (2014).

Qui sotto la sua lettura di alcune pagine del libro Lezioni di arabo e un suo post su Facebook, dove spiega il senso del suo scrivere di donne.

Pubblicazione di Rossana Campo.

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