Sacchetti biodegradabili e riduzione dei rifiuti

Sacchetti biodegradabili

A proposito della questione sacchetti più o meno biodegradabili a pagamento nei reparti frutta e verdura dei supermercati… Vorrei provare a fare un discorso un po’ più ampio dei cent da pagare, perché la questione è complessa e si trascina da anni. E lo dimostra il fatto che ne scrivevo già 6 anni fa, nel lontano 2012, parlando di mater-bi e ambiente.

I reali problemi legati ai sacchetti biodegradabili

Elencherò per punti quelli che sono, secondo me, i problemi più grossi legati all’utilizzo dei sacchetti biodegradabili, o presunti tali.

  • I suddetti sacchetti sono fatti con il mais, che è un alimento di primaria importanza in moltissimi paesi del mondo. Domanda: è lecito confezionare sacchetti con il cibo, che in molte parti del mondo manca?
  • La necessità di mais ha provocato l’aumento del prezzo dello stesso (immaginiamo cosa significhi per chi ha il mais come alimento principale); c’è stato, inoltre, un consistente incremento nello sfruttamento di terreni agricoli al solo scopo di produrre mais, con gravi ripercussioni in molti Paesi africani (per esempio l’acquisto di terreni demaniali dove coltivare mais).
  • I sacchetti biodegradabili, per essere prodotti, richiedono elevate quantità di acqua ed energia, e tutto questo provoca inquinamento e ulteriori scarti da eliminare.
  • I sacchetti sono composti per il 40% di materiale biodegradabile e per il 60% di plastica: come si fa a definirli biodegradabili ed ecologici? E infatti in un articolo pubblicato oggi dal Fatto Quotidiano, si spiega che questi sacchetti finiranno quasi tutti in discarica. Perché, vi chiederete? Semplice, ci mettono troppo tempo a degradarsi (più di 90 giorni) e, in più, si infilano fra le lame delle macchine frantumatrici, ostacolandone il lavoro.
  • È un controsenso assurdo l’impossibilità di portarsi da casa sacchetti usati o borse in rete riutilizzabili, visto che lo scopo di questa legge è tutelare l’ambiente. Però è stata sufficiente la protesta dei consumatori perchè il governo modificasse parzialmente il testo.

Di cosa avremmo davvero bisogno, oltre ai sacchetti biodegradabili

Io ho in mente l’esempio del comune virtuoso di Capannori, che ha nel riciclo il suo fiore all’occhiello.

Il problema vero che dobbiamo risolvere, se vogliamo che la raccolta differenziata funzioni ed abbia senso, è la riduzione di tutti i rifiuti che produciamo con un cambiamento nel nostro stile di vita. Qui a Sandrigo (VI), nonostante la raccolta spinta porta a porta, paghiamo di più e non c’è nessuna diminuzione nella produzione di rifiuti. Anzi, dalle statistiche della ditta Soraris, il rifiuto secco è aumentato passato da 407 kg. pro capite del 2006 ai 409 del 2015. Non è chiaro, inoltre, come i responsabili dello smaltimento trattino i rifiuti (pare che, a volte, mettano la plastica e l’umido con il secco).

In conclusione

Utilizziamo l’occasione offerta dall’affaire sacchetti biodegradabili per affrontare in modo completo l’argomento rifiuti, pensiamo a fare un’educazione ecologica finalizzata alla loro drastica riduzione, prendendo esempio da chi già fa queste cose, Capannori in primis. A chi dovesse obiettare che né governo, né parlamento ci ascolteranno, faccio solo notare che, se le persone protestano in massa (come è successo in questi giorni), il governo le ascolta. E aggiungo: protestiamo allo stesso modo perché si smetta di fabbricare e vendere armi, fare guerre assurde ai migranti, arricchire le banche e impoverire i lavoratori e così via. E buona protesta a tutti!

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