Lovat, OggiTreviso, scheda Il sole non dimentica nessun villaggio, recensione El-Ghibli

Storie di migranti e speranza nel libro della Caritas di Vittorio Veneto

Sara Salin, giornalista e copywriter di Treviso, ha scritto questa recensione del libro che ho contribuito a far nascere: “Il sole non dimentica nessun villaggio“.

Guardando le immagini delle centinaia di migranti che il 3 ottobre sono morti in mare nel disperato tentativo di raggiungere Lampedusa ce lo siamo chiesti, inevitabilmente. Perché? Ci siamo chiesti quale disperazione può spingere a rischiare la vita stipati come animali su un barcone per attraversare il Mediterraneo e cercare di raggiungere un vecchio continente che fatica a reggersi economicamente in piedi.

La risposta – reale, profonda, toccante – possiamo trovarla nel libro appena pubblicato da Kellermann Editore, “Il sole non dimentica nessun villaggio”. Dodici storie raccolte da don Roberto Camilotti, direttore della Caritas diocesana di Vittorio Veneto, assieme ai suoi collaboratori e ai mediatori culturali che nel 2011 hanno accolto nella Marca un centinaio di migranti sbarcati nelle coste siciliane nei giorni dell’emergenza della guerra in Libia. Sabrina dall’Algeria, Abdullaj dal Ciad, Johnson dalla Costa d’Avorio, Dzibi dalla Guinea Bissau, Samuel dal Ghana, Emmanuel, Lucky, Precious e Yakubu dalla Nigeria, il Piccolo Viaggiatore dal Senegal-Casamance, Safi dalla Somalia, Mohammed dal Sudan-Darfur: dodici racconti di vita che danno un volto e una voce a chi pensava di non avere più un futuro e che oggi, anche se con fatica, è stato accolto e ha ritrovato la speranza fra Conegliano e Susegana.

Hanno scelto di raccontare le loro storie che sono molto di più dell’avere in comune l’incognita di una traversata in mare aperto, dello sbarco fortunoso a Lampedusa, del trasferimento nei centri di accoglienza e della paura per un domani ancora tutto in forse. Arrivano da paesi subsahariani, hanno attraversato il deserto, incontrato i cadaveri di chi non ce l’ha fatta ad andare avanti e di chi è stato respinto, sono sopravvissuti bevendo la propria urina per raggiungere la Libia. Scappati da terre nelle quali per loro ci sarebbe stata la morte certa: per le guerre civili, per gli odi religiosi, per storie di vita che culturalmente fatichiamo a immaginare prima di leggere questi racconti.

Fuggire per sperare, sopravvivere al Sahara, arrivare in una terra promessa e ritrovarsi nel pieno della Primavera araba prima e nel bel mezzo di una guerra poi. Dalla quale si vuole solo scappare, provando a salvare ancora una volta la pelle. Sono storie che commuovono e che rapiscono la fantasia come se fossero favole, tanto sono diverse e lontane dal nostro quotidiano.

 Leggerle è davvero un grande regalo che possiamo fare a noi stessi: per darci risposte sui nostri perché e magari per guardare con occhi nuovi il ragazzo che nel parcheggio del supermercato vuole rimettere a posto il nostro carrello della spesa in cambio di un euro.

Il sole non dimentica nessun villaggio

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