Sinti italiani di Sandrigo

Pubblico questo vecchio articolo risalente al 2008 dopo aver visto che i vigili, stando a quanto afferma Tviweb, continuano la loro opera di attenzione ossessiva nei confronti degli abitanti il campo nomadi di Sandrigo.

Vicenza – Cacciate da Sandrigo due famiglie di Sinti italiani
Residenti da 5 anni con 5 figli sotto i 5 anni

La sera di giovedì 29 novembre 2008 i vigili del consorzio di Polizia Locale Nord Est Vicentino, hanno cacciato due famiglie di Sinti italiani residenti dalla nascita nel territorio comunale. I due nuclei familiari sono composti da due madri giovanissime (17 e 19 anni), dai loro compagni e dai loro 5 figli tutti di età inferiore ai 5 anni.
Ma come mai questi sgomberi? Per capirne le motivazioni è necessario raccontare la storia dall’inizio.

Sandrigo e i Sinti italiani nel 2008: il campo nomadi di Sandrigo

A Sandrigo (Vicenza) vivono da più di vent’anni 36 Sinti italiani residenti, i due terzi dei quali sono minori. Sono tutti discendenti di una coppia (lei sinta, lui rom). Vivono in una striscia di terra sterrata nella zona industriale del paese. Non hanno un’autorizzazione ufficiale per vivere lì regolarmente (il sindaco in persona ha dichiarato che è meglio non regolarizzare la posizione per evitare ritorsioni nei confronti dell’amministrazione).
La capostipite vive in una casa prefabbricata in legno avuta circa 20 anni fa, grazie all’intervento degli alpini che hanno lavorato alla ricostruzione del Friuli in seguito al terremoto del 1976. Solo in questo prefabbricato c’è il bagno (solo acqua fredda), gli altri vivono in roulottes. Non ci sono neppure gli scarichi fognari. Un unico rubinetto esterno deve bastare a tutti per rifornirsi di acqua (solo fredda). Quando piove la zona diventa un acquitrino e la strada sul retro un’unica pozza d’acqua; confinano da un lato con una centrale termoelettrica e con la ex discarica (dichiarata sito inquinante dalla regione Veneto in quanto priva di isolamenti), dall’altro con una cava di ghiaia ancora attiva e di fronte con l’ecocentro.
33 persone sono iscritte in anagrafe; in base al regolamento comunale, non vengono più effettuate iscrizioni nel caso di nuovi nati o di matrimoni. Nello stato di famiglia della capostipite, sono inseriti anche tre figli coniugati e/o conviventi ed i loro figli, ma non i loro coniugi/compagni.
I bambini vanno a scuola abbastanza regolarmente e ogni settimana una insegnante, un’assistente domiciliare e un bidello fanno loro la doccia.
Gli adulti del gruppo non riescono a trovare un lavoro stabile; rivendono il ferro e, in autunno, vanno a vendemmiare in un terreno poco lontano da casa. Le donne chiedono l’elemosina. Questo nonostante Sandrigo, paese di 8000 abitanti, sia molto ricco e abbia moltissime attività produttive e 10 banche.

Il regolamento comunale, l’ordinanza e i controlli di polizia

Nel 2006 si sono tenuti due consigli comunali, uno dei quali aperto alla cittadinanza, per discutere la situazione dei Sinti (ovviamente senza di loro); a novembre 2006 l’amministrazione comunale ha adottato il “Regolamento per la sosta della popolazione di origine Rom o Sinti Rom residente o in transito nel territorio del Comune di Sandrigo” che: “prende atto delle persone attualmente iscritte all’anagrafe della popolazione residente del Comune stesso, appartenenti a nuclei familiari nomadi, originariamente stanziali nel territorio. Le nuove residenze saranno limitate alla ricettività sostenibile dell’area attualmente occupata in Via Galvani dalle famiglie nomadi iscritte anagraficamente in questo Comune”.
A febbraio 2007 l’amministrazione ha emanato una ordinanza di sgombero di tutti i Sinti non residenti in via Galvani.
A seguito di richiesta scritta, l’amministrazione comunale ha comunicato che a Sandrigo risultano iscritti in anagrafe 56 Sinti di cittadinanza italiana (il regolamento e la successiva ordinanza però parlano soltanto di 33 persone).
La polizia locale è gestita in convenzione con il “Consorzio di polizia locale nord est vicentino” che ha avuto dall’amministrazione comunale l’incarico di svolgere in modo sistematico attività preventive di controllo e verifica, effettuando controlli quotidiani”con passaggio nei luoghi sensibili come via Galvani, via Pacinotti, Torrente Astico, via Soella, Loc. Croce Lupia, via Tezze, Cimitero Ancignano e Sandrigo. In tutto la polizia locale è arrivata a identificare circa 136 nomadi”. […] – tratto dal bimestrale a cura dell’amministrazione comunale n. 8 del dicembre 2007 – (spesa annuale del comune, solo per questi controlli quotidiani € 125.000,00). Stando ai racconti dei Sinti i controlli sono frequentemente accompagnati da minacce (vi facciamo fare le valigie… – veniamo qui con la ruspa e buttiamo giù tutto…) e vessazioni (multe per ogni sciocchezza: c’è un cane randagio che per caso è finito nel campo? È l’occasione per una multa perché hanno cani randagi e non vaccinati; bruciano rifiuti (carta) e legna (per scaldarsi) del torrente Astico? Multa per infrazione delle leggi sui rifiuti e furto di beni demaniali (la legna), e così via. Tutto questo li fa sentire perennemente precari e incerti sul loro futuro.

I nuovi nati

l'acqua dei sinti di Sandrigo

La figlia di 17 anni della capostipite, inserita nello stato di famiglia della madre, in marzo ha avuto un bambino dal compagno che, pur essendo nato a Sandrigo, è residente a Trieste in Via della Casa Comunale. Quando i genitori si sono recati a chiedere l’iscrizione anagrafica del neonato, si sono sentiti rispondere che non era possibile. Il sindaco ha avocato a sé le deleghe all’iscrizione anagrafica dei nomadi e decide personalmente per tutte le domande.
In seguito alle pressioni esercitate dalla famiglia, i dipendenti comunali hanno risposto che avrebbero predisposto il modulo da firmare: “Tornate nel pomeriggio”. Il modulo è stato quindi scritto a computer dai dipendenti comunali, chiedendo l’iscrizione anagrafica del bimbo a Trieste, con il padre. I due giovani, che non hanno grandi competenze linguistiche, lo hanno firmato senza leggerlo e quindi senza sapere che, per il figlio, stavano chiedendo la residenza a Trieste anziché a Sandrigo. Questo, oltre che essere un abuso nei confronti di persone indifese, va contro il regolamento anagrafico che, quando i genitori hanno iscrizioni anagrafiche diverse, prevede che i nuovi nati siano iscritti nel comune di residenza della madre.
In seguito sono stati aiutati a fare una domanda scritta di cambio di residenza per il padre del bambino. Ma la risposta non arrivava, il bimbo aveva già 4 mesi e non era ancora stato visitato da un medico, perché la tessera sanitaria si ottiene solo se si ha la residenza.
Successivamente un’altra ragazza di 19 anni e che ha già 3 figli, ha avuto un bambino. Stessa storia.
I nostri hanno pensato bene di chiedere al sindaco se, cambiando via e iscrivendosi in Via dei Senza Fissa Dimora, si sarebbe potuto provvedere all’iscrizione dei minori. Il sindaco ha detto di sì e le due famiglie sono ora iscritte in questa via. Questo ha di fatto vanificato la precedente domanda scritta di cambio di residenza.
Bene, qual è il problema? Non essendo più residenti in Via Galvani, le due famiglie non sono più “protette” dal regolamento e, di conseguenza, vanno espulse.
Ed è esattamente quello che ha fatto l’amministrazione l’altra sera. Un’amministrazione profondamente cattolica che mette le foto della chiesa sul bollettino comunale “Vita Sandricense”, che cita don Milani come esempio da seguire e spende migliaia di euro per insegnare la legalità ai propri cittadini.
Ma al di là degli aspetti legali e giuridici, quello che preoccupa è che ci siano 36 cittadini italiani in balia dell’arbitrio di un’amministrazione che ritiene corretto, in una sera di forte pioggia mista a nevischio, cacciare due famiglie con 5 bambini di età inferiore ai 5 anni, perché “non possono gravare sul nostro paese; i nuovi nuclei familiari devono andare da qualche altra parte”; famiglie lasciate completamente sole anche dalla comunità sandricense.
E così ci sono due coppie che vagano per la provincia e che saranno costrette con i loro bimbi a cambiare paese praticamente ogni giorno, perché per loro non c’è posto.
Fra meno di un mese sarà Natale; lo scorso anno avevo scritto una poesia sul tema: questi sono gli sviluppi.
Che si creda o meno in Dio dobbiamo constatare che, in anticipo rispetto al 25 dicembre, quel Bambino è stato cacciato anche dalla grotta dei pastori.
Ma niente paura: in piazza stanno sistemando le luminarie e in chiesa molti bravi volontari lavorano alacremente alla costruzione del Presepe. E non importa se sarà un Presepe svuotato, senza la presenza di Gesù, Maria e Giuseppe: con tutte quelle belle luci non se ne accorgerà nessuno.
E loro continueranno “a vagare senza meta in questo deserto che è diventato il mondo” (R. Follereau).

P.S. Aggiornamenti:

Ogni mattina alle 7 i vigili si recano al campo, dove le due famiglie hanno fatto provvisoriamente ritorno e dove vorrebbero restare. Temono infatti il freddo dell’inverno e l’idea di dover girare da un paese all’altro per tutto l’inverno. Ma le dichiarazioni dei vigili sono sempre le stesse: ve ne dovete andare, qui non ci potete stare. Non hanno, ovviamente, mandati di perquisizione, né documenti scritti che dichiarino le motivazioni dello sgombero, ma un campo (soprattutto se non ci sono confini, né cancelli) non è una casa e forse le norme internazionali di tutela della privacy, lì dentro, non valgono – come pure la Costituzione e la Carta dei Diritti dell’Uomo di cui ricorre il sessantesimo anniversario proprio in questi giorni.

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