Radar anti-migranti

La Sardegna è la regione italiana con i due terzi di tutte le installazioni militari. Mentre si sta procedendo in gran segreto all’insediamento di quattro nuovi radar militari, la popolazione ha deciso di opporsi. I radar dovrebbero essere collocati nella zona occidentale della Sardegna: a Sant’Antioco, Fluminimaggiore, Tresnuraghes e Sassari.

L’installazione fa parte di un progetto più vasto, finanziato dall’Unione Europea, che prevede altri 14 radar nel resto d’Italia. Il tutto è finalizzato al contrasto dell’immigrazione irregolare all’interno di Frontex, l’agenzia UE che controlla le frontiere esterne per impedire gli ingressi irregolari nel territorio dell’Unione.
L’appalto è stato affidato alla ditta Almaviva, che fa parte di Finmeccanica, mentre il complesso dell’opera è affidato alla Guardia di Finanza. Gli abitanti, però, si sono ribellati ed hanno occupato i cantieri bloccandoli, presidiandoli 24 ore su 24 ed impedendo la prosecuzione dei lavori.
La popolazione rifiuta categoricamente una nuova installazione militare che, anche lasciando da parte i risvolti morali, sicuramente non fa bene alla salute (e il recente sequestro dell’area di Quirra, a causa del ritrovamento di tracce di uranio impoverito, ne è un esempio).
 Quirra, Sardegna: no radar anti-immigrati
 L’altro problema è legato all’ambiente: a Bosa che si trova vicino a Tresnuraghes, per esempio, ci sono rarissimi esemplari di grifoni protetti dalla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli); sicuramente nuove installazioni militari deturperanno l’ambiente rovinando spiagge e luoghi che finora erano ancora incontaminati.
Anche il turismo avrebbe una ricaduta negativa, in quanto le aree militari sono off limits. Quindi verremmo tutti privati del piacere di godere di un ambiente meraviglioso quale quello che si trova nella maggior parte dei litorali sardi.
E mentre il Tar di Lecce ha bloccato l’autorizzazione ad installare un radar nel parco in località “Sciuranti” di Gagliano del Capo, ieri, domenica 29 maggio ha avuto luogo la biciclettata in solidarietà con il presidio NORADAR di Capo Sperone; a Fluminimaggiore, invece, si pensa a predisporre un orto per l’autoproduzione nel luogo in cui dovrebbe sorgere l’installazione militare.
 I comitati che si oppongono ai lavori, temono di non riuscire a continuare nella loro protesta, perché non sono molto numerosi e perché si trovano di fronte a poteri molto forti, con mezzi potenti a cui temono di non riuscire a far fronte. Per questo chiedono sostegno e solidarietà a chiunque condivida la loro protesta. Per info: http://noradarcaposperone.blogspot.com/
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