Il metodo autobiografico, Scrivere a mano, raccontarsi

Per chi si chiede cosa sia l’autobiografia, ecco una prima, parziale risposta che ho predisposto.

 La risorsa più preziosa nell’educare un soggetto adulto, è la sua esperienza. La formazione autobiografica, che investe il percorso di vita nel suo divenire (passato, presente e futuro), è un modo immediatamente e apparentemente facile per coltivare questa capacità di apprendere dalla esperienza e da noi stessi”.

La formazione autobiografica” – Laura Formenti

Alcuni studi sulla mente umana, sostengono che la sfera cognitiva è strettamente legata a quella emotiva. Perciò, più un’esperienza è vissuta intensamente a livello emotivo, più lascerà tracce profonde nella nostra mente, non solo a livello di puro ricordo, ma anche di apprendimento. Generalmente però, non ce ne rendiamo conto, non ci soffermiamo a riflettere, in altre parole, non sappiamo di sapere.
È qui che interviene il lavoro autobiografico: nel momento in cui prendiamo la parola per raccontarci, diamo inizio ad un processo che non è una mera ricostruzione cronachistica di fatti, ma un riconoscerci; è un riconoscere la nostra unicità di persona e la dignità della storia di cui siamo portatori (e non importa se si tratta di una storia che nessun altro leggerà); è un prenderci cura di noi stessi, dedicandoci tempo e spazio, decidendo di “tirar fuori” dalla soffitta della mente episodi, eventi, date, luoghi, emozioni che abbiamo vissuto. Si tratta di un’operazione dai risvolti profondamente auto-terapeutici (da terapeulen, coltivare) e auto-curativi, un vero e proprio processo formativo inteso nel senso di “dare forma”.
Grazie a questo lavoro di (auto)formazione, ci ritroviamo a cercare il senso di ciò che abbiamo vissuto, attribuendo dei significati agli eventi e costruendo delle teorie che ce li possano spiegare in modo soddisfacente. E, un po’ alla volta, mettendo insieme i vari pezzi di quel mosaico che è la nostra vita, componiamo una struttura che ci permetterà di interconnettere le varie parti in un tutto.
L’autobiografia, ci permette inoltre di vedere che la nostra (piccola) storia è inserita nella grande Storia collettiva, rintracciando legami e connessioni. Ci permette di lasciare una traccia di noi. Ci permette di prenderci cura di quello che siamo e, trasferendoci sulla pagina, di staccarci da noi stessi, diventando “personaggio”, qualcuno che non è esattamente me, qualcuno che posso guardare dall’esterno. Ancora, ci permette di prendere coscienza dei tanti “me stesso” che ognuno di noi è, è stato, o potrebbe essere.
Nel lavoro autobiografico, quello che è davvero importante non è tanto il risultato finale, quanto il processo che ha portato a questo risultato. Capire cioè, come ha lavorato la mia mente mentre ricomponevo i vari tasselli da cui è composta la mia storia. Attraverso la scrittura, attiviamo meccanismi cognitivi diversi rispetto al racconto orale, e questo ci permette di conoscerci in modi che non avremmo immaginato.
Scrivere di noi, inoltre, facendoci conoscere in profondità la nostra storia di vita, ci permette di consolidare l’identità personale, aumentando l’autostima, ci fa entrare in contatto con la storia degli altri, rendendoci curiosi nei confronti della loro vita. Scopriremo che le storie di vita sono tutte diverse, che ognuno ha valori diversi, ma anche esperienze comuni. E questo, non potrà che favorire la comprensione reciproca.
La nostra società vive una schizofrenia di fondo, assistiamo a una massificazione indistinta dei singoli e, in opposizione, vediamo il proliferare del più sfrenato ed egoistico individualismo. Gli individui sono fragili e soli; non hanno tempo, modo e strumenti per riflettere su di sé. Come afferma Duccio Demetrio, manca assolutamente quello che lui definisce “l’egotismo solidale”, cioè il giusto amore per sé stessi, che permette di essere aperti e solidali verso gli altri.
È importante quindi, costruirci delle nicchie di solitudine che ci permettano di entrare in noi stessi, per poi aprirci agli altri in modo più autentico e sincero. E in questo, l’educazione autobiografica ci può aiutare.
Tutti abbiamo una biografia, e anche una matita.
(Maria Schneider)

 

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