Burocrazia, Semplificazioni in vista, Procedimenti amministrativi

Da fonti del ministero dell’Interno sembra a breve ci saranno semplificazioni e modifiche normative anche per gli immigrati nelle modalità di rinnovo del permesso di soggiorno (sarebbe ora, perché il programma in uso a Poste è semplicemente disastroso!).

L’altro aspetto interessante è la durata del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro, che dovrebbe passare dagli attuali sei mesi a un anno (come originariamente previsto dalla legge Turco-Napolitano); la persona che si troverà in un contesto familiare in grado di provvedere al suo mantenimento, si vedrà “congelare” la scadenza del permesso di soggiorno finché la famiglia sarà in grado di mantenerla o finché non avrà trovato un nuovo lavoro.
L’ideale sarebbe ripristinare la durata originaria del permesso di soggiorno a 4 anni per il tempo indeterminato e 2 anni per gli altri: in questo modo si potrebbero evitare tanti problemi legati alla crisi, ma anche alle procedure lunghissime di rinnovo che vedono la consegna di permessi validi pochi mesi dopo che lo straniero ha atteso anni.
Purtroppo la ministra Cancellieri non ha dimostrato molto coraggio nell’affrontare serie modifiche normative che non fossero dimostrazioni “muscolari” da parte del governo (il solito contrasto all’immigrazione irregolare, come se il vero problema fosse quello); e questo l’abbiamo notato anche nel modo in cui è stato affrontato il tema della cittadinanza: la ministra non crede nello jus soli puro, ma pretende la dimostrazione di tutta una serie di requisiti.

Per quanto riguarda la decertificazione, gli immigrati purtroppo non vi potranno accedere pienamente a causa dell’articolo 2 comma 1 del DPR 394/99, che potete leggere qui sotto:

1. I cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia possono utilizzare le dichiarazioni sostitutive di cui all’articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, limitatamente agli stati, fatti e qualità personali certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici o privati italiani, fatte salve le disposizioni del testo unico o del presente regolamento che prevedono l’esibizione o la produzione di specifici documenti.
 Eppure basterebbe togliere l’ultima parte, evidenziata in azzurro, per poter presentare in autocertificazione anche i certificati penali, evitando di intasare inutilmente gli uffici dei tribunali che sono già oberati di lavoro a sufficienza. Oltretutto questo certificato è inutile, perché la polizia, nel momento in cui digita il nome di uno straniero nel PC, vede subito se ha processi in corso o se è ricercato. E allora perché perdere tempo e risorse inutilmente?
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