ebola, silvestro-montanaro

Sul virus ebola si sta sentendo di tutto. Mi piace condividere il pensiero del giornalista Silvestro Montanaro, dalla sua pagina Facebook.

Qualche giorno fa, la mia amica Fiorella Mannoia, ha sottolineato in un suo post le “stranezze” che accompagnano l’epidemia di ebola che sta mietendo vittime come non mai in una estesa area dell’Africa. Non appena sono stati infettati dal terribile virus due cittadini americani che operavano in Liberia, dal “nulla” e’ apparso un siero “miracoloso”. Ed entrambi sono in via di guarigione. Evidenziata la prodigiosa soluzione del caso, Fiorella chiedeva giustamente, insieme a tanta parte del mondo medico internazionale, che quel siero venisse socializzato. In soldoni, datelo anche agli africani e mettete fine a questo orrore.

Un passo indietro. Perché stranezza? L’epidemia in corso va avanti da mesi ed ha fatto, ma i numeri in Africa sono sempre maledettamente relativi e per difetto, un migliaio di vittime. E sembra, a differenza delle precedenti, decisamente fuori controllo.
Prima domanda. Da quanto tempo esiste il siero “miracoloso”? E’ evidente che esiste da tempo. Ed allora perchè non è stato immediatamente messo a disposizione delle fragili comunità aggredite da tanto orrore? La risposta data finora è una bufala inaccettabile. Si tratterebbe di un farmaco ancora in verifica di cui non si conoscerebbero fino in fondo l’effetto e le controindicazioni. Ma via! Ed allora perché usarlo con due vostri cittadini? Sono arci sicuro che tutta la povera gente aggredita dal virus avrebbe accettato di usarlo e firmato ogni tipo di liberatoria di responsabilità. Avendo come unica alternativa la morte, voi stareste su a pensarci?
Questa storia di Ebola, poi, è sempre stato circondato da un alone di mistero. La prima epidemia fu nel 1976. Prima non vi è traccia di questo male. Alcuni parlarono immediatamente di un virus prodotto in laboratorio. Alcuni altri favoleggiarono di alcuni missili di fabbricazione cecoslovacca con testata biologica utilizzati poco prima, in quell’area, in una delle tante guerre che affliggono il continente nero. Difficile verificarlo. In Africa è facilissimo perdere, e occultare, le tracce. Certo e’ che Ebola è considerato una potenziare arma batteriologica. Con un solo difetto, almeno fino a ieri. La sua scarsa efficacia nella distruzione di massa.
I pazienti infatti, a causa del veloce inizio dei sintomi e del decorso breve della malattia, difficilmente si spostano dal luogo dell’infezione, facendo in modo che il focolaio si spenga là dov’è iniziato.
L’altra cosa certa, innegabile, è che l’Africa sia stata e rimanga il laboratorio a bassissimo costo di verifica sull’uomo della bontà, o meno, di tanti farmaci. Un laboratorio, spessissimo, senza scrupoli. E’ letteratura, cinema e quant’altro. Ma soprattutto esperienza personale di migliaia e migliaia di famiglie africane che in queste sperimentazioni ci hanno rimesso familiari o ne hanno visto altri irrimediabilmente feriti nel corpo e nello spirito. Africani, contano niente.
Queste sperimentazioni sembra continuino tanto è che nella rete, in tanti, si chiedono cosa stessero studiando e sperimentando alcune aziende ed alcuni ricercatori americani proprio nelle zone in cui Ebola oggi è esploso nella più virulenta ed inaspettata delle sue varianti. Ad esempio in certi laboratori a Kenema, la città dei diamanti, in Sierra Leone. Un incidente? Qualcosa è finita fuori controllo?
Ipotesi, illazioni, fantascienza? Lo spero sinceramente.
Nello stesso tempo ho però due chiare certezze.
La prima. Il siero che ha salvato i due americani deve essere immediatamente reso disponibile a tutte le comunità africane colpite dall’epidemia.
La seconda. Ebola ora funziona come potenziale arma di distruzione di massa.

 

Pubblicazione di Silvestro Montanaro.
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