La stanza dell’ospite è un evento inserito nell’ambito del Festival dell’Autobiografia 2016 in programma ad Anghiari (AR) all’inizio di settembre. Ve lo propongo in quanto tratta un tema che mi sta molto a cuore: quello della migrazione, dell’accoglienza e dell’ospitalità Buona lettura e, se ne avete l’occasione, approfittate ed andate al festival anghiarese, ne vale la pena!

Storie di migrazione e stanza dell’ospite

Il pomeriggio di venerdì 2 Settembre, sarà dedicato in gran parte alle storie di migrazione e accoglienza. Sarà raccontata una prima fase sperimentale di raccolta di storie a Lampedusa. Si terrà poi l’incontro con Erminia Dell’Oro, scrittrice che ha vissuto la sua infanzia in Eritrea e che, nell’ultimo testo Il mare davanti, racconta l’esperienza di vita di Tsegehans Weldeslassie, che dall’Eritrea è arrivato in Italia. A seguire, Lucia Portis presenterà Il cibo in valigia.


In chiusura del pomeriggio alle 18.30, verrà inaugurata la mostra La stanza dell’Ospite, a Palazzo Pretorio.
La mostra, a cura di Elena Merendelli, prevede le installazioni di sette artisti,  Fanette Cardinali, Meri Ciuchi, Ilaria Margutti, Daria Palotti, Loretto Ricci, Laura Serafini, Roberta Ubaldi, i quali accompagnati dalla scrittura, attraverso ceramica, plastica, filo, carta, vetro, ferro, riflettono sul tema dell’accoglienza e dell’ospitalità, intesa nel suo duplice significato:

  1. Un luogo pronto per accogliere.
  2. Un luogo per accogliere lo sconosciuto, l’inatteso, l’ignoto.

 

La stanza dell’ospite, presente in molte case di molte culture europee e del mondo, è riparo, luogo pronto, custodito e da custodire, una stanza interna alla casa, al paese, all’accampamento.
Nella scrittura autobiografica e nell’ascolto della storia dell’altro accade di entrare in stanze interne non sempre aperte, ma pronte ad accogliere quanto vi arriva.
Chi si racconta e chi accoglie la storia dell’altro diviene ospite, nella duplice accezione della parola: ospite è chi arriva ed entra, ma anche chi apre all’altro, allo straniero, le porte della sua casa.
All’origine della parola ospite, c’è un concetto di reciprocità, di scambio, di comunione, perché nell’essere con l’altro, in una relazione circolare, ritroviamo parti di noi, del nostro essere, dell’essere dell’altro e dell’essere insieme. Un essere insieme che genera domande su di sé e sull’altro, che lascia immergere nella complessità della vita umana, ovunque essa sia, da qualsiasi posto essa arrivi.
Ospitare è movimento, è andare verso, è cammino, è viaggio, è un percorso nel quale, alla fine, non importa chi è ospite, perché lo si è, insieme, si coesiste all’interno della stessa parola.
Così come la scrittura, i linguaggi artistici spesso offrono la possibilità di “dire” anche l’indicibile, di porre le persone di fronte al rispecchiamento, di condurle alla sfera emozionale, così che possano arrivare alla comprensione, non sulla scia emotiva, ma ponendosi domande. L’arte, come la scrittura, produce movimento, smarrimento, incanto e bellezza, che sono necessari per essere “ospite”.

Anghiari, inoltre, è da sempre luogo ospitale. Era, infatti, la sede di uno degli ospizi per pellegrini più famosi di Toscana: esiste una mappa degli ospizi in epoca ducale e gran ducale dove in Valtiberina c’è solo l’ospizio di San Martino, “spedale per poveri e pellegrini”. Il suo territorio rientra nei cammini francescani che ogni anno accolgono pellegrini. Senza dimenticare le molte porte delle case degli anghiaresi, che si aprirono ad accogliere, settant’anni fa, quanti fuggivano dal Campo di Internamento di Renicci.

Attraverso differenti materiali (carta, ceramica, vetro, filo, plastica),  nelle stanze una volta adibite ad “accogliere” prigionieri e condannati, stanze destinate a custodire cibi preziosi, sette artisti racconteranno la stanza dell’ospite.

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