Sulla scrittura, pagina bianca

 Oltre che strumento utile a comunicare messaggi, che cos’è la scrittura?

La scrittura sollecita le persone a prendere la parola per raccontarsi, dedicandosi tempo e spazio, cercando il senso delle esperienze vissute, attribuendo dei significati agli eventi e costruendo delle teorie che li possano spiegare in modo soddisfacente. Lo scrivere di sé porta a lavorare in modo introspettivo – analisi del perché abbiamo operato certe scelte, retrospettivo – recupero dei ricordi, filosofico – ricerca di se stessi, e pedagogico – ricerca di senso, permettendo di acquisire consapevolezza di sé e delle proprie conoscenze; porta a confrontarsi con le storie e le scritture che altri (autobiografi e non) hanno già scritto.

 

La scrittura di sé che emerge da un laboratorio autobiografico, dove le persone sono libere di ripercorrere le tappe della loro vita, non è finalizzata alla pubblicazione di un libro, ma alla comprensione di sé. Prendendo la parola per scrivere, si mette in risalto la propria unicità; per far questo bisogna fermarsi, riflettere, dedicarsi tempo… andare controcorrente rispetto a una società utilitaristica, che massifica le persone, improntata all’usa e getta, alla fretta e alla mancanza di tempo; dove la scrittura è vista in modo riduttivo, come un prodotto che a scuola è anche valutato. E questo nonostante a scuola si scriva sempre meno – e infatti le matricole dell’università non sanno più scrivere e devono frequentare dei corsi di alfabetizzazione. La scrittura quindi come prodotto, e non come un processo, l’inizio di quel pensiero narrativo che porta alla costruzione di teorie.

 

Scrivere è uno dei verbi che non amano l’imperativo, come amare, leggere… In questo la scrittura e la lettura corrono su binari paralleli. Forse lo scarso amore per la lettura è legato allo scarso amore per la scrittura, vista unicamente nella sua funzione strumentale.

 

Franco Frabboni descrive la scrittura come una “Strada per costruire campi educativi, percorsi di idee”; mentre Duccio Demetrio la vede come un formidabile strumento – anche sovversivo – per far emergere la propria soggettività, per dare voce ai propri bisogni e rivendicare i propri diritti; un atto filosofico e pedagogico che ci permette di porci domande e imparare da noi stessi.

 

E voi che leggete come vedete la scrittura? Cosa pensate in merito?
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