Clark Gable, un padre

Se doveste raccontare vostro padre, cosa direste? Come lo descrivereste? Quali caratteristiche, aspetti, modi di fare avrebbero la preminenza? Qui sotto poche righe di Anna Fabbrini. Buona lettura e buona scrittura! 

Di lui si diceva che somigliasse a Clark Gable, un divo del cinema americano che io allora non conoscevo. Il commento però restava solo parzialmente indecifrato, perché il tono che lo accompagnava suggeriva semplicemente: Bellissimo! E lo era difatti.

E da quando vidi per la prima volta Via col vento, il bene che già gli volevo si colorò di fierezza e di orgogliosa ammirazione: era mio padre, un uomo affettuoso e giusto al quale la vita aveva insegnato a portare con dignità i pesi che gli erano toccati in sorte.
Quando ebbi l’età per capire mi parlò delle fatiche della sua storia, raccontò della guerra, dell’Albania e dei campi di concentramento, del vivere giorno per giorno senza sapere se domani ci sarai ancora, mi raccontò del non avere le scarpe nella neve e del frugare nei rifiuti, a cercare bucce di patate per sfamarsi, e di vivere due compagni nel campo, perché è meglio, se ti salvi con un amico.
Mi ha insegnato il rispetto per le persone, per le cose, e a non sprecare il cibo, per onorare la fatica che costa.
Abbiamo combattuto le nostre guerre al tempo giusto, ma non lo ricordo per quelle. Forse, senza saperlo, lo penso ogni giorno nel mio modo di pulire il piatto e non avanzare il pane.
La sua assenza aleggia come un vento sottile che mi sfiora, ancorandomi discretamente alla mia genealogia.

Anna Fabbrini: “Qui e là: visioni dai luoghi” ed.  Archinto

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