libro Viorel Boldis, due patrie, sognatore

Dopo l’intervista ad Enzo Terzi della scorsa settimana, ci ho preso gusto ed ho deciso di fare una rubrica settimanale dedicata proprio alle interviste di persone che, secondo me, hanno cose interessanti da condividere. Pertanto questa settimana vi presento l’intervista fatta allo scrittore romeno Viorel Boldis.

Ho conosciuto Viorel Boldis ad Anghiari, nel 2006, all’interno di un gruppo di studio sulla letteratura della migrazione. Da allora ho continuato a seguire  il suo lavoro e la sua evoluzione di artista e confesso che, anche stavolta, la sua risposta ha di molto superato le mie aspettative. Credo davvero che dobbiamo fare tesoro della presenza fra noi di di chi è arrivato da fuori: è, se lo vogliamo, l’occasione per aprire gli occhi e la mente scoprendo che il mondo è più grande di quanto pensassimo. Per quanto mi riguarda, quando leggo queste testimonianze, sento con estrema intensità la mia piccolezza di persona inserita in un mondo tanto vasto e complesso, pieno di ricchezza, cultura, sogni, emozioni…

Buona lettura e buona riflessione!

Nato a Oradea, nel nord ovest della Transilvania, Viorel vive e lavora in Italia dal 1995. È autore di racconti e poesie ed ha vinto numerosi premi letterari. Fra le sue opere: Da solo nella fossa comune, poesie, Bologna, Gedit Edizioni, 2006; Rap…sodie migranti, poesie, Centro Studi Tindari Patti (Me), 2009; Il fazzoletto bianco, racconto per ragazzi, illustrazioni di Antonella Toffolo, Milano, Topipittori, 2010; 150 grammi di poesia d’amore, Milano, Rediviva Edizioni, 2013.

Qualcosa su di te, sinteticamente:

nicolae-grigorescu-ciobanas

Un pregio e un difetto – sono buono… sono permaloso…

Quello a cui non potresti mai rinunciare – sognare, non potrei vivere senza sognare..

I valori fondativi della tua vita – l’amore.. l’amore basta… se c’è l’amore tutto il resto viene da se

Il tuo libro preferito – la Bibbia… ricordo però, che non sono un credente e la Bibbia la leggo a modo mio :)

L’ultimo film che hai visto – non so il titolo… lo visto ieri notte mezzo addormentato…

Il colore di calzini che preferisci – grigio… ma soprattutto corti, mai lunghi…

cosa canti sotto a doccia? – tante cose… forse di più “la donna è mobile” !!!

Se fossi un quadro quale saresti? – “Ciobanas” (Pastorello) un quadro di un pittore romeno, …

E una canzone? – Ballata per violino e orchestra di Ciprian Porumbescu

 

Da quanto tempo scrivi? Come hai scoperto questo mondo e come hai cominciato?

Ho cominciato a scrivere poesie appena ho imparato a scrivere… Tengo ancora qualche quaderno con i miei primi “versi”! La mia infanzia è stata una poesia, o almeno io l’ho vissuta così. Mi ricordo che portavo sempre un libro con me, da qualsiasi parte andavo, tanto che mio padre mi prendeva in giro: non era molto normale per lui che un contadino avesse tutta questa passione per la lettura. Leggevo tanto da ragazzo… Mi ero innamorato della poesia e, a dieci anni, conoscevo a memoria decine e decine di poesie dei nostri poeti (romeni) classici: Eminescu, Bacovia, Blaga, Minulescu, Cosbuc, etc. Mi ero offerto volontario per tenere pulita e in ordine la piccola biblioteca della scuola, soltanto per stare tra i libri. Tuttora ho presente quel profumo meraviglioso dei libri ingialliti dal passare degli anni.

Che significato ha per te la scrittura? Preferisci la penna o la tastiera?

La mia poesia nasce dalla vita, dalle occasioni quotidiane, è la mia culla e il mio tormento, mi spinge sempre a migrare fuori di me mentre mi esilia nel mio stesso corpo. La poesia, impeto ed estro vitale, mi ha portato nel mondo, figlio solo di me stesso, orfano di sicurezze. Essa è la mia casa, è il luogo dove abito, dove ho mosso i primi passi e spiccato i primi voli. La poesia è dentro di me, incide sempre sulle mie scelte di vita, come però anche le scelte di vita incidono sulla poesia.Viorel Boldis sognatore, intervista Demetrio

Preferisco la penna, ma se mi trovo davanti a un computer (e capita sempre più spesso negli ultimi anni) scrivo volentieri anche sulla tastiera.

In che lingua scrivi?

Dipende. Se scrivo in italiano è perché in quel momento penso in italiano, e quando scrivo in romeno è perché penso in romeno. Non è che penso in romeno e scrivo in italiano, non funziona così, o almeno non per me. È vero, ogni tanto “traduco” quello che scrivo dall’italiano al romeno e viceversa, che non so nemmeno se questa operazione può essere chiamata “traduzione”… a me piace dire che non faccio altro che plagiare me stesso!

Cosa pensi della letteratura della migrazione? E della terminologia adottata per definire voi come scrittori migranti?

Tutti siamo migranti, soprattutto gli scrittori. Se non con il corpo, con la mente. In Italia, la letteratura degli scrittori che provengono da un’altra lingua e cultura, i quali a un certo momento cominciano a scrivere in italiano, è riconosciuta come “letteratura migrante”. Di conseguenza, anche quegli scrittori hanno “guadagnato” un appellativo, diventando “scrittori migranti”! Forse perché in Italia questo tipo di letteratura è relativamente recente (rispetto alla Francia, Gran Bretagna o Spagna), la cosiddetta “letteratura migrante” è considerata un fenomeno singolare, una letteratura marginale. Con piccole eccezioni per adesso rimane quasi invisibile, non soltanto alla gran parte dei lettori ma anche alla critica letteraria italiana.

Com’è il mondo di voi scrittori migranti? Che cosa vi distingue dai migranti che non scrivono?

Non è che il nostro mondo sia diverso dal vostro, o se lo è, è nei dettagli. Diciamo che mentre il vostro mondo è tondo, il nostro è uguale ma con degli spigoli! Alla seconda metà della domanda, la risposta sta proprio lì, nella domanda.

Come pensi che gli scrittori che vengono da fuori possano contribuire alla crescita umana e culturale del nostro Paese?

La letteratura della migrazione, oltre alla sua valenza letteraria, è uno strumento, forse il più efficace, per spiegare e mettere in luce altre culture, altri modi di vivere la vita. Con la sua coloritura e con quel profumo facilmente riconoscibili, riesce ad allontanare la paura dell’altro e della sua cultura. Il ricorso alla cultura per affermare la propria identità è inevitabile, perché le comunità straniere diventano “visibili” attraverso la “matrice” culturale che le caratterizza, che mette in luce le loro abitudini e tradizioni, i loro valori. Gli scrittori migranti rappresentano veri e propri frammenti di un mondo diverso, pezzi di storia e cultura tante volte sconosciuta, che accolta nel modo giusto non fa’ altro che arricchire la storia e la cultura del paese che li ospita.

Com’è la vita in Italia? Cosa è cambiato da quando sei arrivato?

Sono in Italia da 20 anni. Tante cose sono cambiate in questi 20 anni, ma proverò a sintetizzare così: quando sono arrivato, nei primi mesi non avevo i documenti in regola e, quando la polizia o i carabinieri mi fermavano per dei controlli, mi davano del “lei” e mi parlavano come a una persona normale, pur intimandomi di andar via dall’Italia, dandomi un “foglio di via”… oggi il discorso è cambiato, la polizia e i carabinieri non si sentono più in dovere di aver rispetto del “clandestino” e più delle volte lo riempiono di botte per il semplice fatto di “non essere italiano”.

Cosa pensi della gestione dell’immigrazione in Italia?

Lo stato la gestisce in base alle necessità elettorali. Ci sono invece le altre istituzioni non governative che si occupano dell’emigrazione e dei migranti in modo egregio e degno di tutta la stima.

Cosa pensi della situazione politica e sociale italiana?

Un puttanaio che sta per esplodere. Ma la situazione è uguale in tutto il mondo.

Cosa puoi dirci del tuo Paese d’origine?

La Romania è come un barbone che vive da barbone, pur sapendo che ha le tasche piene di soldi. C’è troppa gente che oggi infila le mani nelle tasche del mio paese. Serve una scossa al mio paese. Anzi, serve una scossa al mondo intero se è per quello.

Che significato possiamo dare ai fondamentalismi che tanto spaventano l’Occidente? Tu cosa pensi del terrorismo? E della rinascita di estremismi, xenofobie e razzismi che si pensavano superati?

Il terrorismo e i fondamentalisti che oggi spaventano l’Occidente sono in realtà opera dello stesso Occidente. Ho paura che tutta questa follia venga alimentata in conoscenza di causa, a discapito di tutti, e chi lo fa non sta né a occidente, né a oriente, sta al di sopra. Se dobbiamo cercare un colpevole a tutto questo, non bisogna cercarlo nelle ideologie o nelle culture, nostre o altrui, ma nell’abominevole desiderio di ricchezza e potere che alberga in quelli che da dietro le quinte manovrano i destini di tutti noi.

C’è qualcos’altro che vorresti raccontarci? – Sì, la barzelletta più amusante che ho letto ultimamente:

Dopo aver caricato tutti i bagagli del Papa nella limousine, l’autista nota che Sua Santità sta ancora aspettando sul marciapiede.
“Mi scusi, Vostra Eminenza,” dice l’autista, “Vorrebbe per favore sedersi in modo che possiamo andare?”
“Beh, per dirti la verità” risponde il Papa, “Non mi fanno mai guidare in Vaticano e oggi ne ho davvero voglia.”
“Mi dispiace, ma non posso permetterglielo, perderei il lavoro se succedesse qualcosa!” protesta l’autista, desiderando di non essere andato al lavoro quella mattina.
“Ci sarebbero degli extra non indifferenti per te”, dice il Papa.
Riluttante, l’autista sale dietro mentre il Papa si mette al volante. L’autista si pente della sua decisione appena usciti dall’aeroporto, vedendo il Pontefice spingere l’acceleratore portando la limousine a 170 Km/h.
“La prego, rallenti, Vostra Santità!!!” Si dispera l’autista. Ma il Papa continua a tavoletta fino a quando si sentono delle sirene.
“Oh mio Dio, mi ritireranno la patente!”, piagnucola l’autista. Il Papa accosta e tira giù il finestrino.
Il poliziotto si avvicina, da un’occhiata, torna alla moto e prende la radio.
“Devo parlare col capo…” Il capo risponde alla radio e il poliziotto gli dice di aver fermato una limousine che andava a 170.

“Beh, sbattilo dentro!” Dice il capo. “Non credo che vogliamo davvero farlo, è un tipo molto importante…” Dice il poliziotto.
“Una ragione di più!” Esclama il capo.
“No, intendo DAVVERO importante…” Risponde il poliziotto.
Il capo allora chiede: “Beh, chi hai lì, il Sindaco?”
“Più in alto!”
“Il Governatore?”
“Di più!”
“Va bene…” Dice il capo “Allora chi è?”
“Credo sia Dio!”
“Che cosa ti fa credere che sia Dio???”
“Ha il Papa per autista!!!”

Qui sotto un’intervista video rilasciata da Viorel qualche anno fa.

Viorel BOLDIS from Leon Blues on Vimeo.

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