copertina Vite che si raccontano

 Dopo Vite che si raccontano, prosegue il percorso autobiografico a Vittorio Veneto

Deventar veci: cossa volo dir?

Aver voja de far e no l’è pi’ la forza,

aver corajo, ma le gambe le trema,

veder lontan e sbater al naso da vizin“.

Remigio

Venerdì comincerà per me la seconda parte di un’entusiasmante avventura: un laboratorio autobiografico che si terrà a Vittorio Veneto (TV) ed è finalizzato alla raccolta di storie di vita.
Nella prima parte del percorso, che ha avuto come risultato la pubblicazione del testo: “Vite che si raccontano”, i partecipanti hanno raccolto la storia di vita di anziani con un’età compresa fra gli ottanta e i novantasei anni.

Ora inizierà una nuova, esaltante avventura, che li vedrà impegnati in un approfondimento sul significato delle parole ascolto e cura (di sé, degli altri, del mondo). Proprio perché l’autobiografia è una metodologia essenzialmente esperienziale, avranno modo di sperimentare su di sé il significato di “ascolto” e “cura”. questo permetterà loro, in un secondo momento, di essere in grado di raccogliere le storie di altre persone consapevoli fino in fondo di quello che ciò significa.

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